Archivio giugno 2013

Prism Break: crypto ammo for the masses

Qualche altra considerazione su PRISM. Ed una tonnellata di software da imparare ad utilizzare per difendere la privacy delle proprie comunicazioni.

prism_break_coverQuand’è che la sorveglianza perde di efficacia? La risposta, più semplice di quanto uno potrebbe immaginare, non va affidata a sofisticate disquisizioni tecniche. O almeno non solo. Un briciolo di buon senso suggerisce infatti che una falla si apre in un sistema di controllo quando coloro che ne sono oggetto vengono a sapere della sua esistenza.

Le rivelazioni di Edward Snowden hanno messo in luce di fronte al grande pubblico qual’è l’ampiezza dello sguardo lanciato dall’occhio elettronico statunitense. Frutto di un perverso connubio tra agenzie di intelligence, contractors privati ed internet companies, PRISM nelle ultime settimane è stato spesso associato all’immagine letteraria del “grande fratello”. Un paragone questo, che però opera una semplificazione fuorviante perché non tiene conto dello scarto fondamentale che intercorre tra il racconto di Orwell e la realtà in cui siamo immersi. PRISM infatti è un vero e proprio network che gode della partecipazione di aziende come Facebook, Google, Apple, Yahoo e Microsoft. Secondo un’inchiesta del Washigton Post, il 98% della sua efficacia risiede precisamente nella capacità di attingere alle fonti informative fornite da questi attori. E quindi implicitamente di attingere alle fonti informative che siamo noi stessi a disseminare in rete. Detta altrimenti, non è l’NSA a fare irruzione nelle nostre case sfondando la porta. Siamo noi ad aprirgliela per farla accomodare in salotto mentre sbrighiamo le nostre faccende. Prosegui la lettura »

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Yes we (s)can! (and not from today..)

Datagate: PRISM è uno scandalo? Forse. O forse no. Perché nell’economia digitale la violazione della privacy è la norma e non l’eccezione.

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Uno dei mali più diffusi e connaturati all’esplosione dei social media nei flussi di comunicazione globale è il “recentismo“. Con questo termine si indica un processo di formazione della conoscenza privo di una prospettiva storica di lungo termine o fortemente influenzato da una recente ondata di attenzione provocata dai media. Il contagio è virale e curiosamente ne sono affetti in egual misura tanto quelli che tessono le lodi della rete come tecnologia intrinsecamente democratica quanto coloro che non perdono occasione per gridare al totalitarismo della “dataveglianza”. Caso da manuale di questa sindrome è il dibattito recentemente innescatosi a ridosso dello scandalo PRISM, già soprannominato “datagate”. Vediamo perché.

Innanzi tutto dell’esistenza di Echelon (invasivo network di sorveglianza globale, progenitore di quello odierno) si sa da almeno 15 anni. I suoi albori risalgono al secondo dopoguerra quando gli Stati Uniti ne progettarono lo sviluppo, coadiuvati da Canada, Gran Bretagna, Australia e Nuova Zelanda. Prosegui la lettura »

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Yes, we (s)can! (and not from today..)

Datagate: is PRISM a scandal? Maybe. Or maybe not. Because in the global economy realm violating privacy is the norm, not the exception.

One of the most widespread illnesses, intrinsic to the explosion of the global communication fluxes, is “recentism”. With this term, we define a process for the formation of knowledge lacking a long – term historical perspective or strongly influenced by a recent attention wave provoked by the media. The infection is viral and curiously it affects equally those who praise the web as an inherently democratic technology and those who don’t miss a chance to yell at the totalitarianism of “dataveillance”. A case of this syndrome that could be included in a manual is the current debate about the PRISM scandal, already renamed “datagate”. Let’s see why.

First of all the existence of the Echelon system (an invasive and global surveillance network, ancestor of the current one) has been known for at least 15 years. Its onset hails from the post – Second World War when the United States planned its development, assisted by Canada, United Kingdom, Australia and New Zealand. Prosegui la lettura »

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«Sono legione, non cyberterroristi»

17 maggio. All’alba la Procura di Roma ed il CNAIPIC fanno scattare l’operazione “Tangodown” contro alcuni presunti membri di Anonymous Italia: 4 ragazzi finiscono agli arresti domiciliari, altri 6 vengono perquisiti mentre decine di computer ed una grande quantità di materiale informatico sono posti sotto sequestro dalle forze dell’ordine. Per tutti gli indagati le accuse sono le stesse: associazione a delinquere finalizzata al danneggiamento di sistemi informatici, interruzione illecita di comunicazioni informatiche e telematiche, accesso abusivo a sistemi informatici. Nelle settimane successive la reazione di Anonymous non si fa attendere: uno stillicidio di attacchi colpisce prima il sito del tribunale di Roma, poi quelli dei sindacati di polizia SIULP e SAP. Infine viene messo a segno il colpo più ghiotto: a finire nel mirino degli hacktivisti è il ministero degli Interni, i cui server vengono violati ed i materiali trafugati pubblicati in rete. Basterebbe forse questo per smentire la versione ufficiale degli inquirenti che, a poche ore dagli arresti, già parlava di “decapitazione del vertice di Anonymous”. Eppure molti altri dubbi circondano l’operato degli investigatori: dal ricorso alla disciplina antiterroristica nei confronti degli attivisti fino alla contestazione del reato associativo che, se confermata in sede processuale, potrebbe costare agli imputati una pena dei tre ai sette anni di carcere. Infoaut ha deciso di vederci più chiaro ed ha intervistato l’avvocato Fulvio Sarzana, giurista ed esperto di diritto dell’informazione, che da più di dieci anni si occupa di tecnologie digitali e di internet. Prosegui la lettura »

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They are Legion, not cyber-terrorists

17th May. At dawn the Roman DA Office and the CNAIPIC[1]kick off operation “Tangodown” against some alleged members of Anonymous Italy: four people end up under house arrest, while six others are searched by police and dozens of computers and IT devices are sequestered by security forces. All those people are charged with the same accusations: criminal conspiracy aimed to damaging IT services, illicit IT communication interruption, abusive access to IT services. In the following weeks Anonymous’ reaction is not long in coming: a steady stream of attacks first hits the Roman tribunal website, and then the ones belonging to security forces’ unions SIULP and SAP. Finally, they go for the big prize: they put the Ministry of Interior in their sights, whose servers get violated while stolen materials are published on the web. This would be enough to deny the prosecutors’ official version that, a few hours after the arrests, was already talking about “having decapitated Anonymous’ leadership”. And yet many other doubts are surrounding police detectives’ conduct: from resorting to anti – terrorism laws towards the activists to charging them with associative crimes that, if confirmed during the trial, could cost the defendants jail terms ranging from three to seven years. Infoaut decided to read between the lines and interviewed lawyer Fulvio Sarzana, jurist and specialist in information law, that has been focusing on digital technologies and internet for ten years. Prosegui la lettura »

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