Archivio maggio 2013

Tangodown: lucrare (o legiferare) sull’emergenza?

L’araba fenice di Anonymous risorge dalle ceneri: dichiarata morta il venerdì, torna sul campo di battaglia il lunedì. E manda al tappeto il sito del tribunale di Roma. Intanto cominciano ad emergere dubbi sulla versione ufficiale fornita dalla Polizia Postale sull’operazione “Tangodown”. All’orizzonte un giro di vite contro la libertà sul web?

anon-arrestSulla conclamata decapitazione del vertice italiano di Anonymous – un leitmotiv ripetuto fino alla nausea da tutte le polizie del mondo ogni volta che un’operazione repressiva viene messa in atto contro il network di hacktivisti – non vale neppure la pena di pronunciarsi. A parlare sono i fatti. Ed i fatti dicono che il sito del tribunale di Roma ieri pomeriggio è stato messo K.O. da un attacco Ddos. Inequivocabile la firma sul biglietto del pacco sorpresa: “Anonymous Italia. Siamo ancora vivi bastardi”.

Intanto poco alla volta emergono i primi particolari sull’operazione condotta nella mattinata di venerdì dalla Polizia Postale e dalla Procura di Roma che ha portato all’arresto di 4 persone ed alla denuncia di altre 10. E cominciano a fare capolino anche numerosi dubbi sulla versione ufficiale fornita dalle forze dell’ordine a stampa e televisioni.

Il teorema avanzato dalla procura di Roma si basa su un semplice assunto. Gli indagati, accusati tutti di “associazione a delinquere di stampo virtuale” avrebbero utilizzato il logo di Anonymous per attaccare istituzioni ed aziende private con l’intento di offrirsi in un secondo momento alle stesse come consulenti per poterne trarre profitto. Di quali somme si stiamo parlando? Qui cominciano le prime imprecisioni. Molto grosse a dire la verità. Tra le cifre riportate dal Corriere («consulenze per 50-60 mila euro») e quelle riportate dal Nuovo Quotidiano di Puglia («300 euro») c’è un’oscillazione a dir poco vertiginosa. Prosegui la lettura »

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Il mostro venuto dalla pancia di Internetz

E noi che ci preoccupavamo della scelta di Giampiero D’Alia come ministro della Pubblica Amministrazione! L’ex UDC, eletto a febbraio in quota Scelta Civica, è noto infatti unicamente per essere stato autore nel 2009 di un decreto legge, ribattezzato a furor di rete “ammazza-web”, degno della migliore tradizione giuridica nordcoreana.

Noi, che nei giorni scorsi ci allarmavamo del fatto che nel governo Letta non vi fosse alcun ministero delle telecomunicazioni! Un segnale politico chiaro, facile da interpretare e non solo rispetto alla questione del conflitto d’interessi: per quel che riguarda televisione, internet, mobile e frequenze radio per le New Generation Network il mercato e la relativa regolamentazione restano così come sono. Cristallizzate in un termidoro confinato ai primi anni del 2000.

Che sciocchi, ingenui, creduloni siamo stati! Il pericolo era molto più vicino ed aveva le fattezze serafiche del “rinnovamento”.

Poco più di un mese fa molti avevano salutato con entusiasmo la nomina di Laura Boldrini a terza carica dello Stato. Ma chi aveva ciancicato di “un forte segnale di cambiamento” dovrà rimangiarsi tutto, lingua compresa. L’imbarazzante intervista rilasciata ieri dalla Presidentessa della Camera a Concita De Gregorio per il quotidiano la Repubblica non lascia spazio ad equivoci: in quanto a diritti digitali e conoscenza del web, l’onorevole Boldrini è in tutto e per tutto espressione e continuità della classe politica degli ultimi 15 anni. Semplicemente non ne sa nulla. Prosegui la lettura »

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