Archivio dicembre 2009

Aggiornare twitter e comunicare sul web con un vecchio cellulare GSM

Sfruttare la velocità dei tweet nel propagare l’informazione può essere un metodo utile per narrare momenti di lotta e dare vita a quel loop virale mobile che contribuisce a creare e diffondere rappresentazioni altre ed in rotta di collisione con quelle filtrate dai media ufficiali. Una partita questa, che si deve giocare sul filo di lana del tempo reale per non essere fagocitati dalla vorace ridondanza del rumore di fondo della rete e che si riesce a vincere veicolando notizie grazie alle relazioni sociali che in essa riusciamo a costruire.

Aggiornare il nostro Facebook o il nostro status su Twitter in tempo reale (durante una manifestazione ad esempio) può però sembrare difficile, poco pratico e sopratutto costoso utilizzando cellulari di ultima generazione o portatili con chiavette wireless. Spesso non si dispone delle competenze o degli strumenti adatti. Gli smartphone in particolar modo, pur essendo strumenti interessanti e prestandosi  alle più svariate funzioni, risultano essere oggi alla portata di pochi per via loro costi esorbitanti.
La domanda allora sorge spontanea come da diversi decenni a questa parte

Che fare? 😉
Che possiamo fare noi che siamo ancora dotati del nostro fedele cellulare del ’99 il quale per dimensione assomiglia ai netbook di ultimo grido e che oltre a telefonare, riesce a malapena a mandare brevi messaggini? Che inventarsi in Italia dove è possibile aggiornare via sms solo Facebook (madonnine permettendo) e solamente con uno dei quattro operatori principali?

Possiamo sfruttare un nuovo servizio nato nel mondo dei socialnetwork: post.it .

Si tratta di uno strumento di facile utilizzo ed estremamente accessibile che sfruttando la funzione Ultrapost ci permette di aggiornare il nostro status semplicemente inviando degli SMS. Ma andiamo con ordine e partiamo dal principio. Prosegui la lettura »

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Bisogna difendere la rete

Il copione che si sta recitando in questi giorni in merito alla rete è qualcosa di già visto negli ultimi mesi, la cui stesura è stata
meditata ed elaborata a lungo dopo diverse figuracce e fallimenti. Un copione gradito e recitato con uguale foga e passione da attori e comparse degli schieramenti di centro-destra e centro-sinistra.
La lente di ingrandimento mediatica che in un primo momento si era posata sulla possibilità di implementare non meglio precisati filtri nell’infrastruttura di rete italiana non focalizzava però il vero traguardo che si sta provando a tagliare in queste ore. È difficile dire se la nostrana morfologia di internet si presti effettivamente ad una perimetrazione, ad una blindatura à la Teheran. Probobilmente per motivi tecnici ed interessi economici stranieri in ballo (come il fatto che Fastweb sia di proprietà di SwissComm), un’opzione di questo tipo risulterebbe non immediatamente praticabile.
Ma soffermarsi esclusivamente su questo aspetto del problema vorrebbe dire imboccare una strada sbagliata.

Intanto perché l’informazione in rete può essere controllata a vari livelli geografici, e non solo tramite la censura ma ostacolandone la circolazione con misure amministrative o soffocando le notizie in assordante rumore di fondo, con l’intento di rendere difficoltosa quell’operazione di ricomposizione dei tasselli del mosaico che si chiama fare giornalismo.

Ci sembra allora ben più importante tratteggiare la china politico-culturale che sta assumendo questa vicenda.

In queste comiziali giornate vengono gettati in pasto agli elettori gustosi bocconi politici, capaci di soddisfare, con il loro retrogusto autoritario, anche gli appetiti più neri. La Russa gioca a fare il soldatino a salvaguardia della democrazia ponendone a presidio un recinto di limitazioni alla libertà di manifestare.  Nel frattempo si incendia il dibattito fra “liberalissime” compagini politiche su come difendere la libertà di espressione proponendo l’elaborazione e la promulgazione di nuove norme in grado di scalzare anche quelle che sono le già minime garanzie che tutelano la comunicazione in rete.
Con un colpo di scena dal sapore gesuitico, Maroni coglie due piccioni con una fava. Il ministro dopo aver fomentato un clima infuocato, additando a destra e a manca terroristi e fiancheggiatori e prefigurando scenari da guerra civile, trasforma la sua immagine in quella di pacificatore e garante. Riesumando dall’armadio il DDL D’Alia-Pecorella-Levi-Prodi che
equipara la stampa tradizionale al mondo on-line, mette la mordacchia a nodi scomodi d’informazione e voci non allineate, sotto la minaccia di pesanti sanzioni pecuniarie. Se ne rallegrerà certo Carlo De Benedetti, che dopo l’aspra diatriba con Google dei giorni passati forse avrà modo di riconquistare parte del mercato pubblicitario sul web a causa dello
sfoltirsi della concorrenza. Prosegui la lettura »

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Golia schiaccia Davide

Articolo realizzato in collaborazione con i/le compagn* dell’Opposizione Sociale di Ascoli Piceno

Capita certe volte anche per noi di Info Free Flow di abbandonare la
denuncia seriosa e indignata verso le mille
recinzioni di cui il potere ammanta la rete, e di lanciarci a testa
bassa in una bella flame war da trivio con l’impermeabile da maniaco rigorosamente aperto sul davanti ed il Caps Lock
accuratamente attivato.

Soprattutto quando il tempo sembra per incanto fermarsi, regalandoci un
tuffo nel passato non troppo remoto di quei casi di censura da manuale, in cui l’informazione non viene annullata nel rumore
di fondo nella rete ma additata dalla nostra pia

società di educande e bloccata alla sorgente dalle liste nere
(no, non stiamo parlando di quelle di Saya e di Fogna Nuova),
che per questa volta non tradurremo con l’inglese “blacklist” bensì,
recuperando le care tradizioni nazionali, con un più nostrano

Index Sitorum Prohibitorum.

Veniamo infatti a sapere da amici e complici sul posto (che tuffo nel
passato sarebbe senza  l’onnipresente/potente piovra hackerz in agguato?)
e dalla stampa locale dell’iniziativa del podestà di Ascoli Piceno Guido
Castelli detta “Famiglia Protetta“. In un periodo di drammatica
crisi produttiva e disoccupazione strisciante abbiamo subito pensato ad
un piano straordinario di sostegno ai nuclei familiari degli operai in
mobilità, magari da realizzarsi con l’imposizione di notevoli penali alle imprese
che delocalizzano senza mai aver investito in formazione ed innovazione
ed il recupero e l’autogestione da parte dei lavoratori delle fabbriche
dismesse…Ma che acarini sciocchini siamo stati, invece! Prosegui la lettura »

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