Archivio aprile 2009

Not [net] working – La rete non è un media – Introduzione

Quello che segue è parte di un più ampio lavoro a cui la crew di IFF sta lavorando.
Non è da considerarsi in nessun modo un documento esaustivo, formalizzato o concluso. L’idea è di porne, di volta in volta, in condivisone dei paragrafi su NoBlogs in modo tale che possano risultare utili e propedeutici per coloro che vogliano partecipare alle giornate di not[net]working che stanno per aprirsi. Condividere in questo habitat tale "nostra produzione" è dettato non in ultimo dalla speranza che essa possa essere oggetto di una fruttuosa critica, e perché no, di una revisione collettiva capace di farla progredire ed evolvere da quelli che sono i suoi punti deboli sul piano teorico.
Buona lettura



I miti della rete sono duri a morire.
Uno dei più celebrati è che Internet sia un mezzo di comunicazione capace di ridare vigore al disastrato agorà politico globale, espressione di questi tempi di paure e lacerazioni sociali.

Proclamata anche di recente, quest’asserzione, che attribuisce a internet un ruolo quasi taumaturgico nell’espansione dei processi sociali di democratizzazione e di partecipazione politica, non suona certo nuova agli studiosi ed agli addetti ai lavori dei media digitali. Prosegui la lettura »

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Not[net]working – La rete non è un media – Seminari di autoformazione

Gli eventi di quest’anno, segnato dalla crisi finanziaria e dalla retorica pro-sicurezza (che ha visto nell’ultima decade Bologna tristemente mutare da crogiolo di sperimentazioni artistiche e fermento culturale a città-laboratorio di politiche securitarie e repressive) rendono urgente annodare le fila di un discorso organico e continuativo sul legame tra le trasformazioni tecnologiche e quelle degli strumenti finanziari e del mercato del lavoro;fin dalle prime avvisaglie della bolla della new economy nel 2000 (periodo in cui, nient’affatto casualmente, si affacciano contemporaneamente sul panorama dell’economia della conoscenza innovazioni tecnologiche, giuridiche ed economiche come l’infrastruttura ADSL, le licenze creative commons ed il modello di sviluppo software open source) abbiamo assistito al progressivo declino di un modello neoliberale arrivato al suo capolinea definitivo lo scorso autunno.

I seminari di Not[Net]Working andranno a leggere la crisi, in questo contesto più che mai propedeutica ai processi di ristrutturazione del capitale, dalle diverse angolature suggeriteci dalla teorie post-fordiste e della critica della rete, e dall’attitudine hacker: socializzazione della finanza, messa al lavoro dell’intelligenza collettiva tramite gli strumenti del web 2.0, ribalta dei dispositivi di controllo veicolati dal linguaggio e dalla ristrutturazione dell’architettura di internet.

 
  • Calendario degli appuntamenti
 
Facoltà di lettere e filosofia, Via Zamboni 38, Aula 1, Bologna
 
  • 22 Aprile – h. 17:00 – Ippolita (Ippolita.net) – Messa al lavoro delle comunità tra software libero e social network
  • 14 Maggio – h. 17:00 – Raffaele Sciortino (InfoAut) – Socializzazione della finanza e crisi economica globale
  • 20 Maggio – h. 17:00 – Carlo Formenti (Università di Lecce) – Cyber-populismi, crisi dell’internet libertaria ed architetture di rete securitarie
  • 27 Maggio – h. 17:00 – InfoFreeFlow CrewSecurity Handshake. Trojan giuridici. FaceBook ed Emule: i pretesti della sorveglianza di massa
    + h. 20:00 – Piazza Verdi – Il teatro della Compagnia FantasmaAnteprima di "Defcon X"

Il calendario è soggetto a modifiche: nei prossimi giorni andremo a proporre altri graditi ospiti che con la loro presenza e la ricchezza di linguaggi altri ci aiuteranno a scandagliare ancora più in profondità le tematiche che affronteremo in not[net]working… So, stay tuned!

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Netwar – Dopo la baia

Pirate bay è stata dichiarata colpevole.
I responsabili della baia, sono stati condannati ad un anno di prigione e al pagamento di una sanzione di 2,7 milioni di euro per complicità nella violazione di diritti d’autore. Lo ha reso noto un tribunale di Stoccolma. I quattro sono Fredrik Neij, 30 anni, Gottfrid Svartholm, 24 anni, Peter Sunde, 30 anni, il fondatore di Pirate Bay, e Carl Lundström, 48 anni, accusato di aver investito dei fondi nelle attività del sito

Questa notizia ci pare abbia implicazioni profonde, ma cerchiamo di sviluppare con ordine i punti del nostro ragionamento, evidenziandone prima gli aspetti posti sulla punta dell’iceberg per scendere poi negli abissi del mare magnum della rete su cui esso si poggia.

A prima vista la sentenza emessa da una corte di Stoccolma suona come una campana a morto per il P2P, quanto meno per il forte valore simbolico che assume: se è vero che non vi saranno conseguenze imeediate è altrettanto vero che viene colpito uno degli epicentri più nevralgici della “pirateria”, da cui negli ultimi anni si è propagata una vera e propria emorragia di informazioni liberate dalla morsa della proprietà intellettuale.  Infatti grazie all’ausilio della “baia” veniva facilitato lo scambio di file tramite Bittorrent, uno dei protocolli più popolari in rete, tale da rappresentare una fetta considerevole delle connessioni che ogni giorno transitano sui network globali

I veterani delle battaglie in rete però ricorderanno bene che non si tratta certo del primo caso in cui la condivisione di saperi veicolata dai media digitali, subisce colpi apparentemente mortali, per ritornare in auge e più forte che mai dopo un paio di click. Era già successo con Napster e ci viene spontaneo credere che succederà anche in questo caso.
Lo stesso Sunde, da sempre il volto mediatico di TPB, ha fatto filtrare in anticipo la notizia della condanna su twitter, invitando alla calma: “Non succederà niente a TPB, a noi personalmente o al sistema di file sharing. Questo è solo un teatro per i media". Prosegui la lettura »

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Cybersoviet: utopie postdemocratiche e nuovi media

Se c’è qualcosa che nella sperduta periferia telematica Italia – avvolta da una cappa di ignoranza e retorica su cosa sia e a cosa serva la rete – non cessa mai di stupirci è il potenziale apocalittico o messianico che chi si balocca con la politica online, dai picciotti di Giampierone D’Alia ai grillini del comico genovese, non si stanca mai di attribuire ad internet, fonte di ogni male terreno o di ogni possibile emancipazione collettiva.

Per noi Info Free Flowers, inguaribili paranoici e guastafeste, la rete non è uno strumento sovrannaturale ma umano, e come tale soggetto ai mutamenti nei rapporti di forza tra chi la costruisce, chi ne fa uso e chi vorrebbe regolarla; non è un semplice media (se consideriamo i processi di messa a lavoro dell’intelligenza collettiva online che abbiamo già esaminato in passato) e, anche volendo prenderla in esame come tale, non ci sembra rappresentare quel trionfo di comunicazione orizzontale e paritaria che il trionfalismo nuovista ci dipinge; per finire, nel momento in cui viene meno il controllo degli utenti sui propri strumenti di navigazione e comunicazione, la rete non è più una griglia di contatti, ma una recinzione predisposta a far scorrere lo spirito di curiosità e ricerca nei canali degli schematismi omologanti, talvolta dettati dalla censura.

E’ grazie a libri come Cybersoviet di Carlo Formenti che possiamo dotarci di nuovi spunti di riflessione – non consolanti ma sicuramente comprensivi – rispetto a cosa sia diventata l’internet negli anni zero e quali soggetti si muovano nei suoi meandri: chi è impegnato come noi nella costruzione di percorsi politici liberati dal basso vi ritroverà un compendio comparato e trasversale dei diversi approcci teorici di ricerca di una composizione di classe in rete; altri che si avvicinano per la prima volta a queste tematiche, investiti dalla quantità e qualità delle conclusioni delle varie scuole di teoria della rete riportate dall’autore, potranno essere sorpresi dall’apparente ambiguità di alcuni accostamenti – come ad esempio quello di posizioni anarchiche e liberali unite nella critica alle mani regolatorie della "vecchia" politica – che con la lettura del libro si scopriranno invece perfettamente funzionali allo sviluppo dell’internet cyberpop simboleggiata dal web 2.0.

Cybersoviet pone con forza la necessità di ritracciare un confine tra sfera pubblica e sfera privata della comunicazione per sfuggire alla privatizzazione ed all’omologazione
strisciante del dibattito, mette a nudo il sostrato effimero ed esibizionista su cui poggiano le narrazioni ottimiste della soggettivizzazione biografica dei blogger, illustra come l’internet e gli internauti attuali stiano più o meno inconsapevolmente rivolgendosi verso architetture ostili a quel modello di rete libera ed autonoma che era il world wide web degli anni ’90.

Ma qui non ci cimenteremo in una recensione del libro, che piuttosto vi consigliamo di procurarvi per apprezzarlo nella sua ricchezza e completezza. Preferiamo, offrendovi una serie di risorse come il breve bignami della quarta parte del libro qui di seguito, aprire un dibattito ed uno spazio di riflessione, che continuerà a manifestarsi ben presto in incontri e momenti di socialità. Restate sintonizzati! Prosegui la lettura »

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