Archivio novembre 2009

Socializzazione della Finanza e Crisi Economica Globale – Intervento di Info Free Flow (seconda parte)

Dopo la bolla della
New Economy…

Al di là delle
motivazioni più squisitamente economiche dello scoppio della bolla
delle Dot Com nel 2000, c’è da riflettere sulla distanza
antropologica tra previsioni degli investitori e design
dell’architettura di rete degli anni ’90. In quel periodo erano
necessarie notevoli competenze specialistiche per usufruire di un
computer e per navigare in una rete che, sebbene in transizione verso
l’uso civile, aveva le sue radici ancora nei progetti dei
cybersoviet, compensando i prerequisiti tecnici richiesti a
chi vi si avvicinasse con un’elevata scalabilità ed orizzontalità.
L’infrastruttura di rete e la capacità di storaggio e trasmissione
dei dati non erano ancora così elaborate da facilitare la
partecipazione del grande pubblico ad un’economia di beni e servizi
immateriali come quella prospettata dalla retorica positivista dei
redattori di Wired. In altre parole, la bolla della New
Economy è stata dovuta ad errori di sopravvalutazione da parte del
mercato della assorbibilità dei servizi delle dot com, della loro
monetizzabilità e del livello di competenza dei loro utenti. Slogan
del tempo prospettavano: "arricchisciti in fretta" o
“costruiamole, poi arriveranno”, ma ciò si è dimostrato a lungo
termine insostenibile, davanti alla mancanza di un design in grado di
permettere agli investitori/utenti di orientarsi tra ed usufruire di
dispositivi in grado di offrire loro servizi e contemporaneamente
mettere a lavoro la propria esperienza. Il colpo alla FIRE economy a
fine anni ’90 deriva anche da un deficit di economia ICE
(intellectual, cultural, educational) che non poteva essere colmato,
a meno di non abbassarne l’asticella ad un target dotato di
competenze più generiche e dandogli modo di metterle a valore.

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Socializzazione della Finanza e Crisi Economica Globale – Intervento di Info Free Flow (prima parte)

Completiamo il post sul seminario "Socializzazione della Finanza e Crisi dell’Economia Globale" con il nostro intervento come InfoFreeFlow, con cui torniamo a tematiche più consuete per il nostro blog: partendo dalle trasformazioni nel mondo del lavoro in rete e della finanza negli ultimi trent’anni proveremo a delinearne le relazioni pericolose quali New Economy, social network e cloud computing.

Trattandosi di un lavoro piuttosto ampio, ve ne proponiamo la dispensa in PDF ed alleghiamo (nel formato libero ODP) le diapositive proiettate in occasione del seminario, per chi fosse interessato ma non avesse tempo o voglia di leggersi tutto il documento. Integriamo la trascrizione con una bibliografia critica di ottimi testi di cui ci siamo serviti nel corso della nostra ricerca, alcuni dei quali saranno già vecchie conoscenze degli affezionati lettori di InfoFreeFlow;)

 

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Socializzazione della Finanza e Crisi Economica Globale – Intervento di Raffaele Sciortino

Dopo la pubblicazione del dialogo con Carlo Formenti (qui la prima
e la seconda
parte), continuiamo a proporvi le trascrizioni rivedute, corrette e
ampliate di Not
[Net] Working
, il ciclo di seminari autogestiti da noi curato assieme al Collettivo Universitario Autonomo
presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna
la scorsa primavera. Con "Socializzazione della Finanza e Crisi
Economica Globale" abbiamo voluto ampliare il discorso rispetto
ai nostri consueti ambiti di ricerca, problematizzando il paradigma della produzione di valore in rete – sia nella sua accezione infrastrutturale
che in quella organizzativa e relazionale – e legandolo al quadro dei mutamenti geopolitici e geoeconomici contemporanei.

Lo abbiamo fatto ricostruendo la genealogia
dell’attuale crisi capitalista: sia dal suo versante informatico e
finanziario (angolature insospettabilmente legate, almeno per noi al
momento in cui abbiamo avviato la nostra ricerca!) di cui vi
parleremo la prossima volta, che dal versante macroeconomico, che ha
visto protagonista Raffaele Sciortino (ricercatore all’Università
Statale di Milano e redattore di Infoaut), di cui potete gustare l’intervento qui sotto.

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Ripercorreremo la storia
delle condizioni, principalmente quelle “geopolitiche”, che dagli
anni ’70 in poi hanno di fatto permesso che l’economia mondiale si
regga sul debito – o meglio sulla creazione continua di circuiti di
credito-debito che ormai si intrecciano e coprono tutto il globo – e
che quindi mostrano come non solo non si possa tornare indietro, ma
anche come sia assurdo pensare oggi di distinguere tra economia
cosiddetta "reale" ed economia finanziaria in quanto
speculativa – un’escrescenza che si potrebbe, se non tagliare,
almeno in qualche modo regolamentare.

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