A Bologna la Compagnia Fantasma è la cultura con
la C maiuscola.
Si troverebbe a proprio agio calcando il palcoscenico del teatro comunale o il selciato di una piazza occupata. Il risultato sarebbe in ogni...
Dopo la bolla della New Economy...
Al di là delle motivazioni più squisitamente economiche dello scoppio della bolla delle Dot Com nel 2000, c'è da riflettere sulla distanza antropologica tra previsioni degli investitori e design dell'architettura di rete degli anni '90. In quel periodo erano necessarie notevoli competenze specialistiche per...
Completiamo il post sul seminario "Socializzazione della Finanza e Crisi dell'Economia Globale" con il nostro intervento come InfoFreeFlow, con cui torniamo a tematiche più...
Come già abbiamo avuto modo di scrivere su queste pagine, se in Italia (e non solo) esistono ancora voci capaci di trattare il fenomeno della rete in maniera disincantata e non celebrativa ma al contempo propositiva e non appesantita dai ceppi della tecnofobia più reazionaria, una di esse è senz'altro quella di Carlo Formenti, docente di teoria e tecnica dei nuovi media all'Università di Lecce, collaboratore del Corriere della Sera, autore di testi...
Se c'è qualcosa che nella sperduta periferia telematica Italia - avvolta da una cappa di ignoranza e retorica su cosa sia e a cosa serva la rete - non cessa mai di stupirci è il potenziale apocalittico o messianico che chi si balocca con la politica online, dai picciotti di Giampierone D'Alia ai grillini del comico genovese, non si stanca mai di attribuire ad internet, fonte di ogni male terreno o di ogni possibile emancipazione collettiva.
iff | 06 Febbraio, 2010 14:23
Leggiamo e condividiamo volentieri.
Chiunque volesse sottolineare il proprio disappunto dopo aver letto l'articolo di Wired su netsukuku può twettare @riccardowired
Palazzolo Acreide, 5/2/2010 - COMUNICATO STAMPA
Con preghiera di massima diffusione
http://lab.dyne.org/ComunicatoWired
L'articolo sul numero di Febbraio 2010
dell'edizione italiana della rivista Wired, relativo al nostro fratello
Alpt aka Andrea Lo Pumo ed al Progetto Netsukuku, e' talmente colmo di
imprecisioni, errori, superficialita' e strafalcioni *INCREDIBILI* che
ci impongono una serie di commenti e correzioni.
Sull'articolo leggiamo: "AL LICEO CON ALCUNI AMICI CRACKER". NO: Al
Freaknet Medialab (come voi stessi scrivete successivamente,
contraddicendovi), con i suoi fratelli HACKERS (e cosa c'entra il
liceo?), e durante gli HACKMEETING nazionali! (http://www.hackmeeting.org)
In un panorama giornalistico nazionale nel quale la parola HACKER viene
da anni usata in senso deleterio e spregiativo, invece di cogliere
l'occasione per utilizzare questo termine finalmente nella sua nobile
accezione, questo viene invece incredibilmente accantonato,
preferendogli il deleterio e negativo termine "cracker"? Questa cosa ci
lascia letteralmente stupefatti e senza parole (o meglio, le parole le abbiamo, ma preferiamo non riportarle in questo comunicato)
Ma si insiste con l'uso fuori luogo del termine cracker, citando "La
community di cracker e sviluppatori", quando ancora una volta il
termine esatto e' HACKERS, non crackers. "Crackers e sviluppatori":
cioe' come mettere insieme la merda ed il cioccolato. Per riferimenti
sul significato del termine Hacker, si veda in proposito http://www.autistici.org/hackarena/etica/jargon.htm
"Freaknet e' un centro di aggregazione, probabilmente qualche
telegiornale lo etichetterebbe come 'centro sociale'"? E farebbe
benissimo, dato che noi siamo NATI ed abbiamo vissuto per anni
all'interno del Centro Sociale Occupato Autogestito AURO di Catania (http://freaknet.org/hacklab/history),
condividendone i percorsi, le difficolta', le lotte politiche e sociali (http://freaknet.org/defcon/), e condividendoli tutt'ora, profondamente, nella nostra anima e con il nostro lottare ed agire politico di cui Netsukuku e' un importante aspetto! (Continua)
iff | 25 Gennaio, 2010 13:40
A Bologna la Compagnia Fantasma è la cultura con
la C maiuscola.
Si troverebbe a proprio agio calcando il palcoscenico del teatro comunale o il selciato di una piazza occupata. Il risultato sarebbe in ogni caso lo stesso: tagliando l'aria con le parole che pronunciano, i ragazzi scolpirebbero lo spazio intorno a loro costruendo un cantuccio narrativo che non vorresti lasciare neanche quando hanno finito e tutti immancabilmente battono le mani implorando il bis.
Ambientato sulle strade e nelle case di
Bologna, Defcon X è il loro primo libro, un piccolo gioiellino denso
di significati nelle fluire delle sue 100 pagine.
La narrazione
prende spunto da un fatto realmente accaduto in Francia nel 2004,
quando tal Pierre investì un cittadino dopo averlo scambiato per
Osama Bin Laden. Un incipit il cui valore è racchiuso proprio
nell'ambivalenza dei suoi caratteri onirici e tremendamente reali
allo stesso tempo.
Quando nel giorno di Natale la morte del padre travolge il protagonista (lo psichiatra criminale Francesco Passini) qualcosa, "una minuscola ruota dentata", smette di funzionare dentro di lui. Al contempo il ritrovamento di un vecchio orologio, appartenuto a Paolo Rapetti (uno dei suoi primi pazienti), fa esplodere una dopo l'altra paure e sentimenti antichi, covati a lungo in un anfratto nascosto sotto il tappeto inerte di una vita normale. Il tentativo di liberarsene e di restituirlo al legittimo proprietario condurrà Francesco in un viaggio lungo il quale, messa a nudo la fragilità di un'esistenza modesta passata ad accontentarsi, prenderà corpo l'immagine di una città e di una società dall'equilibrio spezzato.
Defcon X costruisce pezzo dopo pezzo
un'allegoria che narra il volto di una società il cui sorriso, a
prima vista solo un po' sdentato, cela sotto mentite spoglie un ghigno caustico racchiuso nell'afasia di uno sguardo cupo e
privo di luce propria.
In un ambiente popolato da soggetti ed
elementi che appaiono progressivamente più ostili, la ricerca di Francesco si
inerpica in un quadro confuso incorniciato da un sottofondo di suoni metallici e taglienti o da un silenzio capace
di togliere il respiro, sinonimo di ansia ed incomunicabilità.
(Continua)
iff | 29 Dicembre, 2009 12:10
Sfruttare la velocità dei tweet nel propagare l'informazione può essere un metodo utile per narrare momenti di lotta e dare vita a quel loop virale mobile che contribuisce a creare e diffondere rappresentazioni altre ed in rotta di collisione con quelle filtrate dai media ufficiali. Una partita questa, che si deve giocare sul filo di lana del tempo reale per non essere fagocitati dalla vorace ridondanza del rumore di fondo della rete e che si riesce a vincere veicolando notizie grazie alle relazioni sociali che in essa riusciamo a costruire.
Aggiornare il nostro Facebook o il nostro status su Twitter in tempo reale (durante una manifestazione ad esempio) può però sembrare difficile, poco pratico e sopratutto costoso utilizzando cellulari di ultima generazione o portatili con chiavette wireless. Spesso non si dispone delle competenze o degli strumenti adatti. Gli smartphone in particolar modo, pur essendo strumenti interessanti e prestandosi alle più svariate funzioni, risultano essere oggi alla portata di pochi per via loro costi esorbitanti.
La domanda allora sorge spontanea come da diversi decenni a questa parte
Che fare? ;-)
Che possiamo fare noi che siamo ancora dotati del nostro fedele cellulare del '99 il quale per dimensione assomiglia ai netbook di ultimo grido e che oltre a telefonare, riesce a malapena a mandare brevi messaggini? Che inventarsi in Italia dove è possibile aggiornare via sms solo Facebook (madonnine permettendo) e solamente con uno dei quattro operatori principali?
Possiamo sfruttare un nuovo servizio nato nel mondo dei socialnetwork: post.it .
Si tratta di uno strumento di facile utilizzo ed estremamente accessibile che sfruttando la funzione Ultrapost ci permette di aggiornare il nostro status semplicemente inviando degli SMS. Ma andiamo con ordine e partiamo dal principio. (Continua)
iff | 17 Dicembre, 2009 12:12
Il copione che si sta recitando in questi giorni in merito alla rete è
qualcosa di già visto negli ultimi mesi, la cui stesura è stata
meditata ed elaborata a lungo dopo diverse figuracce e fallimenti. Un
copione gradito e recitato con uguale foga e passione da attori e
comparse degli schieramenti di centro-destra e centro-sinistra.iff | 04 Dicembre, 2009 12:46
Capita certe volte anche per noi di Info Free Flow di abbandonare la
denuncia seriosa e indignata verso le mille
recinzioni di cui il potere ammanta la rete, e di lanciarci a testa
bassa in una bella flame war da trivio con l'impermeabile da maniaco rigorosamente aperto sul davanti ed il Caps Lock
accuratamente attivato.
iff | 11 Novembre, 2009 15:26
Dopo la bolla della New Economy...
Al di là delle motivazioni più squisitamente economiche dello scoppio della bolla delle Dot Com nel 2000, c'è da riflettere sulla distanza antropologica tra previsioni degli investitori e design dell'architettura di rete degli anni '90. In quel periodo erano necessarie notevoli competenze specialistiche per usufruire di un computer e per navigare in una rete che, sebbene in transizione verso l'uso civile, aveva le sue radici ancora nei progetti dei cybersoviet, compensando i prerequisiti tecnici richiesti a chi vi si avvicinasse con un'elevata scalabilità ed orizzontalità. L'infrastruttura di rete e la capacità di storaggio e trasmissione dei dati non erano ancora così elaborate da facilitare la partecipazione del grande pubblico ad un'economia di beni e servizi immateriali come quella prospettata dalla retorica positivista dei redattori di Wired. In altre parole, la bolla della New Economy è stata dovuta ad errori di sopravvalutazione da parte del mercato della assorbibilità dei servizi delle dot com, della loro monetizzabilità e del livello di competenza dei loro utenti. Slogan del tempo prospettavano: "arricchisciti in fretta" o “costruiamole, poi arriveranno”, ma ciò si è dimostrato a lungo termine insostenibile, davanti alla mancanza di un design in grado di permettere agli investitori/utenti di orientarsi tra ed usufruire di dispositivi in grado di offrire loro servizi e contemporaneamente mettere a lavoro la propria esperienza. Il colpo alla FIRE economy a fine anni '90 deriva anche da un deficit di economia ICE (intellectual, cultural, educational) che non poteva essere colmato, a meno di non abbassarne l'asticella ad un target dotato di competenze più generiche e dandogli modo di metterle a valore.
iff | 11 Novembre, 2009 15:18
Completiamo il post sul seminario "Socializzazione della Finanza e Crisi dell'Economia Globale" con il nostro intervento come InfoFreeFlow, con cui torniamo a tematiche più consuete per il nostro blog: partendo dalle trasformazioni nel mondo del lavoro in rete e della finanza negli ultimi trent'anni proveremo a delinearne le relazioni pericolose quali New Economy, social network e cloud computing.
Trattandosi di un lavoro piuttosto ampio, ve ne proponiamo la dispensa in PDF ed alleghiamo (nel formato libero ODP) le diapositive proiettate in occasione del seminario, per chi fosse interessato ma non avesse tempo o voglia di leggersi tutto il documento. Integriamo la trascrizione con una bibliografia critica di ottimi testi di cui ci siamo serviti nel corso della nostra ricerca, alcuni dei quali saranno già vecchie conoscenze degli affezionati lettori di InfoFreeFlow;)
iff | 05 Novembre, 2009 19:17
Dopo la pubblicazione del dialogo con Carlo Formenti (qui la prima e la seconda parte), continuiamo a proporvi le trascrizioni rivedute, corrette e ampliate di Not [Net] Working, il ciclo di seminari autogestiti da noi curato assieme al Collettivo Universitario Autonomo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna la scorsa primavera. Con "Socializzazione della Finanza e Crisi Economica Globale" abbiamo voluto ampliare il discorso rispetto ai nostri consueti ambiti di ricerca, problematizzando il paradigma della produzione di valore in rete - sia nella sua accezione infrastrutturale che in quella organizzativa e relazionale - e legandolo al quadro dei mutamenti geopolitici e geoeconomici contemporanei.
Lo abbiamo fatto ricostruendo la genealogia dell'attuale crisi capitalista: sia dal suo versante informatico e finanziario (angolature insospettabilmente legate, almeno per noi al momento in cui abbiamo avviato la nostra ricerca!) di cui vi parleremo la prossima volta, che dal versante macroeconomico, che ha visto protagonista Raffaele Sciortino (ricercatore all'Università Statale di Milano e redattore di Infoaut), di cui potete gustare l'intervento qui sotto.
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Ripercorreremo la storia delle condizioni, principalmente quelle “geopolitiche”, che dagli anni '70 in poi hanno di fatto permesso che l'economia mondiale si regga sul debito - o meglio sulla creazione continua di circuiti di credito-debito che ormai si intrecciano e coprono tutto il globo - e che quindi mostrano come non solo non si possa tornare indietro, ma anche come sia assurdo pensare oggi di distinguere tra economia cosiddetta "reale" ed economia finanziaria in quanto speculativa – un’escrescenza che si potrebbe, se non tagliare, almeno in qualche modo regolamentare.
iff | 26 Ottobre, 2009 15:09
La notizia era nell'aria
già da qualche giorno, ma solo giovedì è esplosa tra roventi polemiche,
arrivando a toccare anche le inaccessibili vette del TG1 delle 20. Dopo
le frustrazioni del dirigente modenese del PD,
desolato dall'incapacità di una nomenklatura democratica politicamente
alla frutta, alla ribalta della cronaca è salito il "fu" gruppo di
facebook "Uccidiamo Berlusconi", poi trasformato in un più tranquillizzante "Ora che abbiamo la tua attenzione rispondi alle nostre domande".
Siamo
stati indecisi a lungo se prendere parola su questa vicenda che, nel
nostrano clamore che l'ha accompagnata, apparentemente è solo un
cartina al tornasole dell'incapacità trasversale alla classe politica
istituzionale di rapportarsi e leggere le tecnologie digitali, mentre
in realtà cela fra le pieghe alcune sottili dinamiche inscritte nel
frame mediale italiano.
Diversi elementi hanno comunque attirato
la nostra attenzione portandoci a delle riflessioni che ci sembra
importante condividere per dare un metro anche della direzione che potrebbe prendere la vita in rete nella penisola.
Ci sono due premesse che guidano tutto il nostro ragionamento.
La
prima è la focalizzazione della tragica situazione sociale ed
economica del paese che porta evidenti sul volto le ferite aperte della
crisi. Lungi
dall'essere ad un punto di svolta, un fatturato industriale in caduta
libera e
la drammatica realtà della cassa integrazione per un sempre maggior
numero di lavoratori, vanno aggiungendosi ad un crescente discredito
che classe politica italiana non sembra ormai in grado di
allontanare da sé.
La seconda è che la rete non è un media
(o comunque un canale neutro) ma un ambiente, contingente e dalle
caratteristiche mutevoli ed in evoluzione dinamica, organizzata su
rapporti di forza che derivano dalla costruzione del mezzo e
determinano il tipo di relazione, di prodotti, di creazioni che si
possono vivere e fare in questo o in quel network.
(Continua)
iff | 20 Ottobre, 2009 12:16
L'informazione è una risorsa preziosa se veicolata attraverso più canali possibili ed al momento giusto.
Tanto più questo discorso è valido per un network come NoBlogs, i cui template di Lifetype grondano di gocce di intelligenza critica e tecniche di subvertising che possono essere diramate con luciferino piacere antagonista. Allo stesso modo NoBlogs è sempre più un ambiente attraverso il quale filtrano notizie la cui rapidità di diffusione è talvolta necessaria.
È per questo motivo che con questo breve tutorial vogliamo spiegare come utilizzare il plugin sociable che permette a chi visita il vostro blog di condividere su diversi social network gli articoli a cui è interessato, utilizzando delle semplici applet generate automaticamente.
Enjoy sharing! (Continua)
