Anonymous ci ripensa. Vitrociset tira dritto


Ieri pomeriggio intorno alle 15 un colpo di scena ha sparigliato le carte in tavola sulla vicenda dell’attacco informatico al CNAIPIC che ha tenuto banco questa settimana. Sul blog ufficiale di Anonymous Italia è apparso un comunicato che ha negato qualsiasi responsabilità o coinvolgimento nella sottrazione degli 8 GB di documenti riservati dai server della polizia postale. La presa di distanze è fortissima. Le mani che hanno vergato le poche righe rilasciate in rete utilizzano un termine inequivocabile: «dissociazione».

Difficile capire cosa possa essere successo nelle ultime 48 ore all’interno del frastagliato arcipelago degli anonimi. Certo è che quest’ultimo comunicato arriva come un fulmine a ciel sereno. Ed è oggettivamente indice di una pessima gestione politica e comunicativa dell’operazione #antisec italiana. Impossibile non notare la discrepanza tra il livello di comunicazione pubblica tenuto nei due giorni successivi all’attacco e le pesanti parole del post pubblicato in bacheca ieri pomeriggio. I messaggi sul blog, gli aggiornamenti del profilo Facebook, i tweet dell’account LulzSecItaly ed il video presentato sul canale Youtube fra lunedì e martedì, avevano fatto pensare, se non ad un coinvolgimento diretto, quanto meno ad un supporto alla crew (nome NKTW load) che afferma di aver bucato bucato i sistemi di difesa della polizia postale.

Ma, fatto ancora più singolare, mentre dal blog Anonops-Ita vengono cancellati i post inerenti l’attacco, le release dei documenti sottratti al server dello CNAIPIC stanno continuando. E vengono pubblicizzate sia dal medesimo profilo Facebook attraverso cui era stato diramato il comunicato di dissociazione, sia da un blog creato ad hoc questa notte a nome della “Legion of Anonymous Doom”.

Tutti elementi che fanno pensare ad uno scontro, o forse una scissione, che si sta consumando all’interno del network dei senza volto italiani dopo gli avvenimenti di lunedì.

Nel frattempo proseguono gli accertamenti della Postale che continua a mantenere un basso profilo su quanto accaduto nei giorni precedenti. Le poche comunicazioni sono affidate ad un virgolettato riportato da Repubblica denso di contraddizioni e non detti: pur essendo al vaglio degli inquirenti unì ipotesi investigativa che sta concentrando la sua attenzione su una società controllata da Finmeccanica, la violazione dei server all’attuale non viene ancora ne smentita ne confermata. Inoltre viene messa in dubbio l’autenticità di alcuni dei documenti resi pubblici ma non la loro totalità.

Ci sono però altri fatti ed attori che stanno emergendo a fare da corollario a questa vicenda. Sempre ieri pomeriggio Vitrociset (una delle principali società italiane nel comparto della sicurezza e della difesa, controllata al 90% degli eredi di Camillo Crociani, presidente di Finmeccanica negli anni ’70 e coinvolto nello scandalo Lockheed) ha rilasciato alle agenzie stampa un comunicato «in riferimento ai recenti fatti di cronaca». In esso viene precisato che Vitrociset «non intende vendere alcun ramo di azienda, né tantomeno la Rete Interpolizie (n.d.r: il grassetto è nostro) entrata nel perimetro aziendale nel 2009 ». Si tratterebbe, prosegue il comunicato, di un asset strategico dell’azienda su cui sono stati fatti ingenti investimenti.

Pur nella necessità di gettare piena luce sul significato di tale dichiarazione, essa fa emergere come di fatto la Rete Interpolizie italiana, ovvero il network di coordinamento e comunicazione tra Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, sia di fatto oggi in mano a dei privati.

Lo stesso CNAIPIC d’altra parte nasce sotto la stella degli investimenti Vitrociset.

Anche se la sua struttura romana viene inaugurata nel 2009, la storia del Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche è più lunga. Ideato sull’onda del decreto Pisanu nel 2005, opera per diversi anni nel totale vuoto normativo, privo di risorse e finanziamenti. Solo le donazioni di Telecom e Microsoft, che forniscono l’apparecchiatura operativa necessaria, gli permettono di andare avanti.

Una situazione che si trascina fino al 23 giugno 2009 quando, sotto gli occhi di Maroni, Alfano e Letta, viene tagliato il nastro delle nuove sedi romane situate in Tuscolana e Trastevere. Un salto di qualità reso possibile solo dai capitali di Vitrociset. L’azienda infatti, fra il maggio ed il giugno del 2009, acquisisce EDA (società nata nel 2001 da uno spin-off di Ericsson ed avente come core business l’offerta di servizi Ict per le imprese e la Pubblica Amministrazione) dando nuovo slancio al progetto della Rete Interpolizie.

Resta il fatto che il vuoto legislativo in cui operava il CNAIPIC sembra protrarsi a tutt’oggi. L’iter normativo previsto dal decreto Pisanu che, in diverse fasi, avrebbe dovuto portare all’individuazione delle strutture critiche poste sotto la sorveglianza della task force della polizia postale, non è mai andato in porto. L’ultimo fumoso decreto ministeriale (che rinviava all’identificazione di tali strutture ad un secondo momento) risale al 9 gennaio del 2008 e porta la firma dell’allora ministro degli interni Giuliano Amato. Poi più nulla.

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