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	<title>InfoFreeFlow &#187; Libri</title>
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	<description>Flusso libero d&#039; informazione - Laboratorio Occupato Crash! - Bologna</description>
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		<title>Mela Marcia &#8211; La mutazione genetica di Apple</title>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 20:04:56 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Libri]]></category>
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		<description><![CDATA[Non amiamo particolarmente le iconografie che ruotano attorno alle figure dei grandi fratelli (virtuali e reali) che perpetuano letture di impotenza e fatalismo e sviliscono le prospettive delle resistenze, delle insorgenze e delle lotte collettive che si danno rispetto a svariati regimi di controllo. Però, dopo aver visto il famoso spot pubblicitario della Apple in [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 7px;margin-right: 7px" src="http://www.infoaut.org/images/stories/melamarcia.jpg" alt="" width="300" height="290" />Non amiamo particolarmente le iconografie che ruotano attorno alle figure dei grandi fratelli (virtuali e reali) che perpetuano letture di impotenza e fatalismo e sviliscono le prospettive delle resistenze, delle insorgenze e delle lotte collettive che si danno rispetto a svariati regimi di controllo.</p>
<p>Però, dopo aver visto il famoso spot pubblicitario della Apple in occasione del lancio del primo Macintosh (&#8216;il prossimo 24 gennaio Apple Computers introdurrà Macintosh. E vedrete perché il 1984 non sarà come &#8220;1984&#8243;&#8216;) detournato sia da Defectivebydesign.org (la settennale campagna della Free Software Foundation contro le tecnologie DRM) che da DVD Jon (il famoso ideatore dell&#8217;algoritmo che ha permesso di craccare le protezioni dei DVD e di Doubletwist, un programma in grado di liberare dal DRM varie tipologie di file) qualche domanda ce la siamo posta.</p>
<p>Nel 1984 l&#8217;attore dominante nel mercato degli elaboratori era &#8220;Big Blue&#8221;  IBM, l&#8217;azienda leader nel settore dei costosi e centralizzati mainframe alla base della produzione telematica di quel periodo. Un&#8217;egemonia riflessa dallo schermo, appunto di colore bluastro, del Big Brother, mandato in frantumi dalla ginnasta-Apple (altra connessione subliminale con le Olimpiadi di Los Angeles di quell&#8217;anno, boicottate dalla centralista Unione Sovietica) nello spot firmato da Ridley Scott.<br />
Quali sono stati allora i passaggi perché nei venticinque anni successivi l&#8217;azienda protagonista della rivoluzione del personal computing si facesse interprete di nuovi processi di verticalizzazione dell&#8217;industria digitale?</p>
<p>Su quali basi si sono evolute le strategie di marketing di Apple dai prodromi di quella qualità tecnologica e libertà di scelta simboleggiate dalla mela multicolore, in un mondo dell&#8217;ICT ancora in bianco e nero?</p>
<p>Nel confronto con questi interrogativi ci viene in aiuto l&#8217;opera del collettivo NGN che con &#8220;Mela Marcia&#8221;, pubblicata per i tipi di Agenzia X sotto licenza Creative Commons BY-NC-ND. La &#8220;mutazione genetica di Apple&#8221;, come viene definita nel sottotitolo del libro, viene esaminata sotto le molteplici lenti competenziali degli autori (giornalisti e mediattivisti) attraverso un percorso che interessa le sfere delle public relations, della cultura aziendale, del marketing emozionale e del modello di business delle piattaforme Apple, per finire con delle istantanee sui casi più controversi (dai limiti tecnici mostrati dall&#8217;Ipad rispetto alle sue promesse, alla recente ondata di suicidi tra i lavoratori delle fabbriche cinesi in cui i prodotti Apple vengono assemblati) di cui la casa di Cupertino si è ritrovata protagonista più o meno volontaria.<span id="more-470"></span></p>
<p>L&#8217;analisi di NGN è a tutto campo: si parte dalla narrazione dall&#8217;ossessione del controllo di Apple (diretto ed indiretto) sulla<br />
propria rappresentazione mediale e sulle stesse fughe di notizie rispetto ai propri prodotti, attraverso le testimonianze di blogger ed insider ed indiscrezioni sulle policies di sicurezza interna dell&#8217;azienda. Si passa quindi a tratteggiare la genesi di quest&#8217;ultima, con l&#8217;introduzione di logiche aziendaliste e di profitto nell&#8217;indipendente ed amatoriale comunità hacker degli anni &#8217;70 (il che alla fine dei giochi è ben reso dal caso di A.J., un ingegnere di Apple licenziato per aver mostrato senza permesso l&#8217;anteprima dell&#8217;Ipad G3 a Steve Wozniak, cofondatore dell&#8217;azienda). Dalla genesi della Mela all&#8217;affermazione del suo brand presso ampie fasce di consumatori globali il passo è breve, ed il libro prosegue illustrando le strategie retoriche, di fidelizzazione e distribuzione dei propri prodotti che permettono a Steve Jobs di mobilitare un&#8217;intera comunità di fan ad ogni talk, pronta a sostenere lunghe code per mettere le mani sull&#8217;ultimo gadget del proprio beniamino senza curarsi dei problemi tecnici inerenti e delle implicazioni in gioco rispetto alla circolazione dei beni digitali. Infatti il successivo approfondimento, che ha il merito di ampliare la discussione coinvolgendovi attori come Amazon, NewsCorp e Google, inquadra il ruolo della casa di Cupertino nel processo tuttora in corso di recinzione e diversificazione della circolazione dei contenuti editoriali e degli organi di informazione a diversi prezzi e su piattaforme differenti.</p>
<p>Una ricostruzione che non rimane limitata alle pagine del libro ma che prosegue attraverso altri canali multimediali. In primo luogo l&#8217;opera è corredata da codici QR, pratici per accedere via smartphone ad approfondimenti e risorse audio e video sugli argomenti trattati. Ulteriori commenti degli autori alle vicende di Apple sono reperibili sul blog nessungrandenemico.org; già a partire dal nome (spiegazione dell&#8217;acronimo NGN), il progetto si propone di non esaurirsi nella critica del brand di Steve Jobs bensì di far luce sul lato oscuro del business dell&#8217;ICT più in generale, rendendone esplicite le strategie invasive e megalomani.</p>
<p>In definitiva un testo che ha il pregio di suscitare riflessioni su molte sfaccettature dell&#8217;esperienza della produzione e del consumo hi-tech e sulle modalità con cui queste vengono veicolate, pur mantenendo un linguaggio accessibile e diretto. E di farci interrogare,  a partire dalle risposte che fornisce, su prezzi da pagare e strategie da opporre per restare dentro e contro le dorate recinzioni dei pifferai magici del nuovo infolatifondismo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mela Marcia &#8211; la mutazione genetica di Apple verrà presentato il  prossimo venerdì 6 maggio alle ore 21 presso l&#8217;infoshop Dans la Rue in Via Avesella 5/A a Bologna all&#8217;interno del ciclo &#8220;<a href="http://www.infoaut.org/blog/prima-pagina/item/1274">Reti in Trasformazione</a>&#8220;; parteciperanno Franco Vite (coautore del libro) ed InfoFreeFlow.</p>
<p>Per saperne di più:</p>
<p><a href="http://melamarcia.nessungrandenemico.org/" target="_blank">http://melamarcia.nessungrandenemico.org/</a></p>
<p><a href="http://danslarue.noblogs.org/post/2011/04/12/mela-marcia-la-mutazione-genetica-di-apple/" target="_blank">http://danslarue.noblogs.org/post/2011/04/12/mela-marcia-la-mutazione-genetica-di-apple/</a></p>
<p>Scarica il libro:</p>
<p><a href="http://forum.simplicissimus.it/downloads/?sa=view;down=240" target="_blank">http://forum.simplicissimus.it/downloads/?sa=view;down=240</a> (ePub)</p>
<p><a href="https://docs.google.com/viewer?url=http://www.agenziax.it/imgProdotti/43D.pdf" target="_blank">https://docs.google.com/viewer?url=http://www.agenziax.it/imgProdotti/43D.pdf</a> (PDF)
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<p><small><a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2011/05/05/mela-marcia-la-mutazione-genetica-di-apple/">Mela Marcia &#8211; La mutazione genetica di Apple</a> &copy;, <a rel="license" href=""></a>.</small></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Cybersoviet: utopie postdemocratiche e nuovi media</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 19:45:46 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Libri]]></category>
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		<category><![CDATA[Sorveglianza]]></category>
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		<description><![CDATA[Se c&#8217;&#232; qualcosa che nella sperduta periferia telematica Italia &#8211; avvolta da una cappa di ignoranza e retorica su cosa sia e a cosa serva la rete &#8211; non cessa mai di stupirci &#232; il potenziale apocalittico o messianico che chi si balocca con la politica online, dai picciotti di Giampierone D&#8217;Alia ai grillini del [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
Se c&#8217;&egrave; qualcosa che nella sperduta periferia telematica Italia &#8211; avvolta da una cappa di ignoranza e retorica su cosa sia e a cosa serva la rete &#8211; non cessa mai di stupirci &egrave; il potenziale apocalittico o messianico che chi si balocca con la politica online, dai picciotti di Giampierone D&#8217;Alia ai grillini del comico genovese, non si stanca mai di attribuire ad internet, fonte di ogni male terreno o di ogni possibile emancipazione collettiva.</p>
<p><img src="http://infofreeflow.noblogs.org/gallery/1944/cybersoviet.jpg" hspace="20" align="right" />Per noi Info Free Flowers, inguaribili paranoici e guastafeste, la rete non &egrave; uno strumento sovrannaturale ma umano, e come tale soggetto ai mutamenti nei rapporti di forza tra chi la costruisce, chi ne fa uso e chi vorrebbe regolarla; non &egrave; un semplice media (se consideriamo i processi di messa a lavoro dell&#8217;intelligenza collettiva online che abbiamo gi&agrave; esaminato in passato) e, anche volendo prenderla in esame come tale, non ci sembra rappresentare quel trionfo di comunicazione orizzontale e paritaria che il trionfalismo nuovista ci dipinge; per finire, nel momento in cui viene meno il controllo degli utenti sui propri strumenti di navigazione e comunicazione, la rete non &egrave; pi&ugrave; una griglia di contatti, ma una recinzione predisposta a far scorrere lo spirito di curiosit&agrave; e ricerca nei canali degli schematismi omologanti, talvolta dettati dalla censura.</p>
<p>E&#8217; grazie a libri come Cybersoviet di <a href="http://www.pazlab.net/formenti" target="_blank">Carlo Formenti</a> che possiamo dotarci di nuovi spunti di riflessione &#8211; non consolanti ma sicuramente comprensivi &#8211; rispetto a cosa sia diventata l&#8217;internet negli anni zero e quali soggetti si muovano nei suoi meandri: chi &egrave; impegnato come noi nella costruzione di percorsi politici liberati dal basso vi ritrover&agrave; un compendio comparato e trasversale dei diversi approcci teorici di ricerca di una composizione di classe in rete; altri che si avvicinano per la prima volta a queste tematiche, investiti dalla quantit&agrave; e qualit&agrave; delle conclusioni delle varie scuole di teoria della rete riportate dall&#8217;autore, potranno essere sorpresi dall&#8217;apparente ambiguit&agrave; di alcuni accostamenti &#8211; come ad esempio quello di posizioni anarchiche e liberali unite nella critica alle mani regolatorie della &quot;vecchia&quot; politica &#8211; che con la lettura del libro si scopriranno invece perfettamente funzionali allo sviluppo dell&#8217;internet cyberpop simboleggiata dal web 2.0.</p>
<p>Cybersoviet pone con forza la necessit&agrave; di ritracciare un confine tra sfera pubblica e sfera privata della comunicazione per sfuggire alla privatizzazione ed all&#8217;omologazione<br />
strisciante del dibattito, mette a nudo il sostrato effimero ed esibizionista su cui poggiano le narrazioni ottimiste della soggettivizzazione biografica dei blogger, illustra come l&#8217;internet e gli internauti attuali stiano pi&ugrave; o meno inconsapevolmente rivolgendosi verso architetture ostili a quel modello di rete libera ed autonoma che era il world wide web degli anni &#8217;90.</p>
<p>Ma qui non ci cimenteremo in una recensione del libro, che piuttosto vi consigliamo di procurarvi per apprezzarlo nella sua ricchezza e completezza. Preferiamo, offrendovi una serie di risorse come il breve bignami della quarta parte del libro qui di seguito, aprire un dibattito ed uno spazio di riflessione, che continuer&agrave; a manifestarsi ben presto in incontri e momenti di socialit&agrave;. Restate sintonizzati!<span id="more-69"></span>
</p>
<div align="center">
<span style="font-size: medium"><strong>MITO N&deg;1: LA RETE NON PUO&#8217; ESSERE CONTROLLATA</strong></span>
</div>
<p>
Nasce da due credenze:
</p>
<ol>
<li>Che i principi dell&#8217;ordinamento liberaldemocratico americano si traslino automaticamente nelle pratiche e nello &quot;spirito della rete&quot;</li>
<li>Che l&#8217;architettura di rete sia di per s&eacute; refrattaria alla censura</li>
</ol>
<p>
<br />
In realt&agrave;, con la guerra al terrorismo, i principi liberaldemocratici hanno lasciato il passo alla legislazione d&#8217;emergenza sulla sicurezza nazionale in USA, che si sta rivolgendo verso il modello cinese per quanto riguarda il controllo sulla rete. Rispetto invece alla seconda credenza, nei primi anni &#8217;90 gli utenti della rete ne conoscevano il codice, plasmandone l&#8217;architettura sulle proprie esigenze. Oggi solo una piccola parte degli utenti della rete conosce il codice, sempre pi&ugrave; in mano ad imprese e governi che collaborano nel modellare l&#8217;architettura di rete in una prospettiva sempre pi&ugrave; commerciale e securitaria.</p>
<p>Nonostante il declino attuale della forma-Stato, le imprese si rivolgono ad essa su una sorta di &quot;mercato della legislazione&quot;, cos&igrave; da tutelare i propri affari dopo aver soppesato costi e benefici riguardo all&#8217;operare o meno in un dato Stato. Esempio principe &egrave; quello di Yahoo e Google che, nonostante fossero soggetti alle leggi statunitensi e potessero farlo valere, si sono sottoposti alle leggi cinesi pur di tutelare i propri investimenti in quel paese.</p>
<p>Per Formenti &egrave; in corso una &quot;balcanizzazione&quot; di internet, a causa di tre eventi concorrenti:<br />
A) &quot;Rinazionalizzazione&quot; di internet, con l&#8217;aumento del numero di utenti non occidentali e la moltiplicazione di pagine e servizi in lingua a loro dedicati, in grado inoltre di venire in contro ad esigenze etniche e culturali specifiche.</p>
<p>B) Geoidentificazione statale securitaria, come avviene con il Great Firewall of China: un&#8217;infrastruttura che &#8211; oltre a rappresentare un formidabile mezzo di controllo sociale &#8211; essendo stata mutuata dalle piattaforme progettate ed utilizzate delle imprese occidentali per la profilazione commerciale, ne mantiene tale funzione per sostenere lo sviluppo dell&#8217;economia cinese.</p>
<p>C) Controllo statale sulle sedi fisiche dei nuovi intermediari (Google,Ebay, ecc.)</p>
<p>A fronte delle potenziali minacce per la libert&agrave; di navigazione ed espressione in rete ventilate da questi fenomeni, si potrebbe controbattere che pratiche liberatorie come lo scambio di file a mezzo P2P non siano state stroncate, nonostante le feroci campagne legali delle major e la legislazione statale; ma Formenti sostiene che l&#8217;obiettivo di una legge non &egrave; razionalmente quello di eliminare un dato fenomeno, bens&igrave; di contenerlo entro limiti accettabili. Quindi, se il P2P non &egrave; stato stroncato completamente (come voleva la vecchia industria delle major), &egrave; stato ridimensionato abbastanza da permettere lo sviluppo del filesharing commerciale e legale.</p>
<p>Conclusione: la depoliticizzazione del &quot;diritto&quot; di internet spiana la strada alla sua privatizzazione: non sono pi&ugrave; gli utenti ad ottenere l&#8217;autonomia dai governi, ma le imprese. Ci&ograve; determina un contesto in cui i modelli contrattuali soppiantano le convenzioni internazionali, aprendo la strada ad un &quot;capitalismo senza propriet&agrave;&quot; e ad una democrazia di impostazione censitaria, cio&eacute; discriminante in base alla ricchezza dei cittadini.<br />
Contro tutto ci&ograve;, occorre rivendicare la legittimit&agrave; di produzione di diritto autonomo da parte degli utenti, a partire dalle pratiche di mediazione e composizione dei conflitti in rete.</p>
<div align="center">
<span style="font-size: medium"><strong>MITO N&deg;2: LA TRASPARENZA E&#8217; SEMPRE BUONA</strong></span>
</div>
<p>
La trasparenza tra potere e cittadini &egrave; fortemente asimmetrica; storicamente, la diffusione dei media ha messo in crisi la privacy ad ogni nuovo passaggio, fino ad arrivare alla trasparenza &quot;assoluta&quot; del web.<br />
Il mercato invita a barattare la privacy con la comodit&agrave;; lo stato invita a barattare la privacy con la sicurezza.</p>
<p>Proteggere il corpo elettronico &egrave; diverso e pi&ugrave; difficile rispetto al corpo reale; &egrave; possibile solo tramite strumenti tecnici e giuridici in grado di &quot;garantire il godimento di una serie di nuovi diritti come il diritto di conoscere chi, come e perch&eacute; possiede dati che ci riguardano &#8211; e di controllare l&#8217;uso che ne viene fatto; il diritto alla rettifica o cancellazione di dati falsi, illegittimamente raccolti, detenuti oltre i termini previsti; il diritto di effettuare le proprie scelte di vita al riparo dal controllo pubblico e senza dover subire alcun tipo di stigmatizzazione sociale; il &quot;diritto all&#8217;oblio&quot; nei confronti di atti, idee o opinioni che hanno caratterizzato la nostra personalit&agrave; in passato e che oggi non condividiamo pi&ugrave; [...]; il diritto di costruire liberamente la nostra sfera privata; il diritto a &quot;non essere semplificato, trasformato in oggetto, valutato fuori dal contesto&quot;.&quot;<br />
La difesa di questi diritti da parte dei progressisti &egrave; difficile per due motivi:
</p>
<ol>
<li>Retaggio borghese dell&#8217;istituzione della privacy, che in ci&ograve; viene vista da alcuni come estensione della propriet&agrave; privata e da altri come succube/soccombente alle ragioni del mercato.</li>
<li>Compenetrazione tra sorvegliati e sorveglianti (a causa dell&#8217;esibizionismo dei primi, come testimonia il fenomeno dei reality, e dell&#8217;esasperazione del ruolo dei secondi), senza peraltro che venga meno il bisogno, in talune situazioni, di &quot;vedere e non essere visti&quot;.</li>
</ol>
<p>
In questo, i media dal basso esercitano pressione sul potere affinch&eacute; questo si &quot;apra&quot;, fornendo proprie rappresentazioni sul web (vedi discorsi politici su YouTube, blog, ecc.); tuttavia queste finestre vengono fruite solo da minoranze attive e connesse, in diversi casi per pura curiosit&agrave; sulla vita privata dei politici (che assecondano questa curiosit&agrave; nei video in cui intermezzano proposte politiche a stralci di vissuto quotidiano).</p>
<p>L&#8217;ideologia della trasparenza &egrave; sostenuta dalla &quot;vetrinizzazione&quot;, la necessit&agrave; di rendere visibile 24 ore su 24 il proprio corpo/lavoro per ottenere riconoscimento sociale da parte degli altri, per &quot;non essere soli&quot;.</p>
<p>In questo, la blogosfera (da intendersi non come comunit&agrave; omogenea, bens&igrave; come piattaforma condivisa da diversi gruppi culturali, politici, sociali&#8230;) si presenta come esibizionista ed autoreferenziale (non professionalizzante, in quanto c&#8217;&egrave; un&#8217;opera di verifica delle fonti molto minore di quanto non si creda): c&#8217;&egrave; poca informazione originale autoprodotta, molta informazione rielaborata, moltissima informazione personale, a cui le corporation fanno riferimento per vendere i propri prodotti e scongiurarne recensioni negative. Alcuni autori esaltano l&#8217;approccio personale/autobiografico/dilettantistico dei nuovi blogger, ritenendolo in grado di superare sia l&#8217;impostazione comunicativa dei vecchi media che quella del blogger &quot;impegnato&quot;, che ignora l&#8217;attuale commistione tra spazio pubblico e privato e cerca di confutare le posizioni dei vecchi media con il loro linguaggio.</p>
<p>In realt&agrave;, l&#8217;autocostruzione di identit&agrave; che i nuovi blogger fanno di s&eacute; non pu&ograve; essere avulsa dalla dipendenza dai fattori sociali a cui &egrave; soggetta non appena inizia a definirsi nel concreto: la &quot;soggettivizzazione biografica&quot; riduce il potenziale conflittuale delle forme di socialit&agrave; in rete nel momento in cui legittima la vetrinizzazione/cultura esibizionista e cancella il confine tra pubblico e privato.<br />
La posizione anarco-liberale, che vede la sfera pubblica come approdo automatico del discorso individuale (in accordo con le possibilit&agrave; del mezzo tecnologico e le pratiche comunicative ad esso annesse) non fa i conti con gli automatismi ed i filtri che i nuovi intermediari (es. Google, ma anche il tecnocontrollo statale) applicano sulle possibilit&agrave; di conseguire rilevanza pubblica delle opinioni personali.</p>
<div align="center">
<strong><span style="font-size: medium">MITO N&deg;3: LO SCIAME E&#8217; SEMPRE INTELLIGENTE</span></strong>
</div>
<p>
Altri miti associati al &quot;dio rete&quot; degli anarco-liberali (allo stesso modo delle &quot;virt&ugrave;&quot; del &quot;dio-mercato&quot; per i liberali):</p>
<p><u>1) INTERNET LIMITERA&#8217; L&#8217;INEGUAGLIANZA NELL&#8217;ACCESSO ALLE INFORMAZIONI</u></p>
<p>In realt&agrave; esiste il problema del digital divide, aggravato dalle pi&ugrave; complesse infrastrutture e competenze richieste per fruire del media internet rispetto ad altri come TV e cellulari. Persino negli USA solo un 40% della popolazione (in maggioranza bianco, maschio, istruito) pu&ograve;, in teoria, disporre delle infrastrutture necessarie per partecipare alla &quot;YouTube politics&quot;.</p>
<p><u>2) INTERNET AIUTA A SVILUPPARE DI PER SE&#8217; SENSO CRITICO E PARTECIPAZIONE</u></p>
<p>In realt&agrave;, in Italia i 2/3 della popolazione sono poco o per nulla preparati all&#8217;utilizzo di internet; il restante 1/3 si divide equamente tra &quot;technofan&quot; (verso cui si evolvono i 2/3 sopracitati), cio&eacute; consumatori poco critici di gadget tecnologici, ed &quot;eclettici&quot;, dotati di cultura e criticit&agrave;: si prospetta un &quot;cultural divide&quot; in cui questi ultimi resterebbero una minoranza.</p>
<p><u>3) INTERNET E&#8217; UNA COMUNITA&#8217; ORIZZONTALE DOVE TUTTI POSSONO FAR PESARE UGUALMENTE LE PROPRIE OPINIONI</u></p>
<p>Internet non &egrave; una rete casuale, in cui vi &egrave; comunicazione paritaria da nodo a nodo; in internet alcuni attori concentrano le connessioni di altri, come opinion leader virtuali. Molti di questi sono avvantaggiati dall&#8217;essere da maggior tempo in rete rispetto agli altri, e dalla reputazione accumulata offline, condizione che rende impossibile la parit&agrave; delle condizioni iniziali.</p>
<p>Le imprese sopravvissute alla bolla delle dot com condividono quattro caratteristiche comuni:
</p>
<ul>
<li>si concentrano sull&#8217;offerta di servizi piuttosto che su quella di pacchetti software</li>
<li>usano il web come architettura di partecipazione e non solo di comunicazione e distribuzione di prodotti, informazioni e conoscenze</li>
<li>elaborano efficienti strategie di sfruttamento dell&#8217;intelligenza collettiva dei propri utenti</li>
<li>adottano modelli di business che sfruttano la creativit&agrave; fondata sul remixing di oggetti culturali preesistenti</li>
</ul>
<p>
<br />
Con la digitalizzazione di saperi ed espressioni artistiche pu&ograve; diventare realt&agrave; lo sfruttamento della &quot;coda lunga&quot;, rispetto cui i siti web 2.0 fungono da filtro delle &quot;reali&quot; preferenze degli utenti; la messa a lavoro non retribuita dell&#8217;intelligenza collettiva di questi si manifesta in categorizzazioni (folksonomies), preferenze aggregate, recensioni e consigli per gli acquisti. Ci&ograve; sul piano economico. Su quello qualitativo, cuore dell&#8217;ideologia della &quot;saggezza delle folle&quot;, esistono quattro altri miti:<br />
<u><br />
1) SUPERIORITA&#8217; DEL MODELLO DI PRODUZIONE OPEN SOURCE</u></p>
<p>In realt&agrave; i progetti open di punta sono riservati a pochi programmatori, e gestiti su modelli organizzativi sempre pi&ugrave; aziendali e sempre meno comunitari.</p>
<p><u>2) QUALITA&#8217; DI PROGETTI COLLABORATIVI COME WIKIPEDIA</u></p>
<p>Wikipedia ha attraversato diversi periodi di crisi, per uscire dai quali &egrave; dovuta ricorrere all&#8217;adozione di filtri e gerarchie per il controllo di qualit&agrave;: allo stesso modo delle regolamentazioni storiche operate nei confronti del libero mercato, torna la &quot;mano visibile&quot; della politica rispetto alla &quot;mano invisibile&quot; della rete.</p>
<p><u>3) CAPACITA&#8217; DI AUTOREGOLAZIONE DEI BLOG</u></p>
<p>In realt&agrave;, le flame war hanno spinto alcuni blogger a richiedere ai propri utenti di attenersi a linee guida di comportamento formali; oltretutto, il giudizio dettato dalla &quot;saggezza delle folle&quot; non sempre procede da fatti oggettivi, ma piuttosto richiama nostalgie di controllo comunitario sui comportamenti individuali.</p>
<p><u>4) VALIDITA&#8217; DEGLI AUTOMATISMI DI RETE</u></p>
<p>Meccanismi come il PageRank di Google conducono ad una classificazione dei siti non paritaria ma filtrata in base al numero di link ad essi, cosa che non ne rispecchia la qualit&agrave;, bens&igrave; la popolarit&agrave;: e le scelte compiute fondandosi sulla popolarit&agrave; non portano alla democrazia, ma alla dittatura della maggioranza. Oltretutto Google sostiene l&#8217;open per ricavare profitto dalla profilazione della coda lunga.
</p>
<p>
In sintesi:<br />
<strong></strong>
</p>
<p>
<strong>Lotta alla vecchia propriet&agrave; intellettuale -&gt; Diritto al &quot;remixing&quot; -&gt; Capacit&agrave; di personalizzazione -&gt; Web 2.0 -&gt; Sfruttamento della coda lunga.</strong>
</p>
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<p><small><a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2009/04/07/cybersoviet-utopie-postdemocratiche-e-nuovi-media/">Cybersoviet: utopie postdemocratiche e nuovi media</a> &copy;, <a rel="license" href=""></a>.</small></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Intervista ad Info Free Flow &#8211; Parte 2</title>
		<link>http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/04/22/intervista-ad-info-free-flow-parte-2/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Apr 2008 16:45:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iff</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<category><![CDATA[P2P]]></category>
		<category><![CDATA[Proprietà intellettuale]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230; continua da parte 1 &#8230; Propriet&#224; intellettuale e copyright, una necessaria medicina da ingurgitare, o un diga al libero flusso creativo? &#200; tautologico sostenere che la propriet&#224; intellettuale svolga effettivamente il ruolo di benzina dei &#8220;motori intellettuali&#8221; sociali e che senza di essa le opere dell&#8217;ingegno smetterebbero di proliferare e diffondersi. Si tratta di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
&#8230; continua da <a href="https://noblogs.org/" target="_blank">parte 1</a> &#8230;
</p>
<p><title></title></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<strong>Propriet&agrave; intellettuale e copyright,<br />
una necessaria medicina da</strong><strong> ingurgitare, o un diga al libero flusso creativo</strong>?
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
&Egrave; tautologico sostenere che la propriet&agrave; intellettuale svolga effettivamente il ruolo di benzina dei &ldquo;motori intellettuali&rdquo; sociali e che senza di essa le opere dell&#8217;ingegno smetterebbero di proliferare e diffondersi.<br />
Si tratta di un&#8217;affermazione, che &egrave; diventata comunemente accettata grazie a 30 anni di propaganda martellante a senso unico.
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
Anche dando solo uno sguardo superficiale ai meccanismi del capitalismo applicato all&#8217;informazione ci rendiamo subito conto del perch&eacute;.<br />
Il ciclo tipico della produzione capitalista
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<strong><em>concezione &#8211;&gt; produzione &#8211;&gt; distribuzione &#8211;&gt; consumo</em></strong>
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
viene sostituito da<br />
<em></em>
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<strong><em>concezione &#8211;&gt; riproduzione delle informazioni &#8211;&gt; produzione &#8211;&gt; distruzione &#8211;&gt; consumo</em></strong>
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
Questo cosa significa?<span id="more-32"></span> Significa che la riproduzione prende il posto della produzione la quale ha fondamentalmente un ruolo marginale ( documentazione e packaging ).<br />
Nell&#8217;industria del software come in quella degli OGM, la produzione consiste nella copia perfetta di un oggetto informatico e biologico e nella produzione fisica di un &ldquo;supporto&rdquo; per la sua diffusione.<br />
Gli introiti delle grandi multinazionali dell&#8217;informazione sono quindi basati sul totale controllo della distribuzione dei supporti e dell&#8217;uso delle informazioni in essi contenute che sono appunto gli oggetti della legislazione della propriet&agrave; intellettuale ( e se per esempio guardiamo i costi della musica o dei libri essi sono dovuti in gran parte alle spese di distribuzione, non finiscono certo nelle tasche di artisti o scrittori ).
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
In questo senso la necessit&agrave; del capitale di mantenere un controllo totale sui flussi informativi e di monopolizzarne intere fette di mercato ha modificato la concezione del sapere in un&#8217;ottica marcatamente privatistica ( anche laddove questa concezione era impensabile fino a pochi decenni fa ), causando tutta una serie di costi sociali non da poco.
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
Pensiamo al mondo della ricerca scientifica: da sempre uno dei principi che l&#8217;hanno contraddistinto &egrave; stata la circolazione delle scoperte e delle conoscenze affinch&eacute; potessero essere verificate dalla comunit&agrave;. Questo meccanismo oggi &egrave; stato distrutto dall&#8217;editoria scientifica che con l&#8217;imposizione del copyright sulle riviste di settore, il tessuto connettivo della comunit&agrave; scientifica, e di conseguenti altissimi costi, impedisce di fatto l&#8217;accesso a queste pubblicazioni a moltissime universit&agrave; ed ai singoli ricercatori, impossibilitate a sobbarcarsi queste spese.<br />
Sempre in questo campo anche la corsa al brevetto ha avuto dei risvolti negativi a livello globale: la ricerca &egrave; stata frenata (oggi la possibilit&agrave; di utilizzare una sequenza genetica &egrave; legata a doppio filo alla possibilit&agrave; di poter pagare cifre elevatissime in royalty all&#8217;azienda che l&#8217;ha brevettata ), l&#8217;universit&agrave; &egrave; stata ripensata sotto forma di impresa ed il suo prodotto, la sua moneta, &egrave; diventata la conoscenza che produce.<br />
Gli effetti pi&ugrave; devastanti di queste dinamiche poi si vedono nei paesi del terzo mondo su questioni come la salute pubblica: l&#8217;internazionalizzazione del regime di propriet&agrave; intellettuale, derivanti da accordi commerciali come i TRIPS o i GATT, non permettono la riproduzione di farmaci generici a basso costo, ma obbligano gli stati ( anche quelli pi&ugrave; poveri ) ad acquistarne dalle multinazionali che li producono.
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
Guardiamo invece al mondo dell&#8217;editoria: il mercato italiano ( che si pu&ograve; tranquillamente definire un oligopolio data la posizione affermata ed inattaccabile di poche &ldquo;eminenze grigie&rdquo; ) produce ogni anno la pubblicazione di CINQUANTACNQUEMILATESTI. Di questi la maggior parte vende meno di due copie. A prima vista non ci sembra una grande stimolazione del flusso creativo ma semmai il contrario: una vera e propria gabbia ( rigidamente architettata sulle esigenze del mercato ) per la circolazione delle idee, un&#8217; impossibilit&agrave; di autosostentamento  ed un relegamento della figura di operatore culturale ad un ambito sempre pi&ugrave; elitaristico.<br />
Di contro per fortuna ci sono esperienze positive anche in questo campo come l&#8217;ensemble narrativo <a href="http://www.kaizenlab.it/">KaiZen</a>: il loro ultimo libro &ldquo;La strategia dell&#8217;ariete&rdquo; pur essendo stato pubblicato sotto copyleft ha avuto una diffusione vastissima ( 7000 copie vendute ).<br />
Inoltre <a href="http://www.kaizenlab.it/">KaiZen</a> &egrave; una realt&agrave; che &egrave; stata capace di demolire, o quanto meno ha mostrato la mistificazione, di uno dei pilastri ideologici della propriet&agrave; intellettuale: l&#8217;idea dello scrittore solitario e geniale che deve possedere ci&ograve; che ha prodotto e rivendicarne la totale paternit&agrave;. Uno dei progetti che i <a href="http://www.kaizenlab.it/">KaiZen</a> portano avanti &egrave; <a href="http://www.romanzototale.it/">Romanzo Totale</a>, un sito in cui i membri del collettivo pubblicano le loro produzioni e le lasciano alla merc&eacute; ed della continua modifica e rielaborazione degli utenti che vogliono metterci le mani sopra.<br />
Andrea di gruppo Laser, ha definito questa pratica come &ldquo;<a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/03/13/la-strategia-del-cavallo">la strategia del cavallo</a> per battere il copyright&rdquo;: un racconto, una storia, un romanzo prodotti in copyleft proseguono nella loro rielaborazione in rete per poter essere poi pubblicati in copyleft, per poi essere rielaborati ed ancora ripubblicati. Con il copyright questo gioco non si pu&ograve; fare.<br />
Secondo noi inoltre &egrave; interessante questa visione del sapere perch&eacute; rifugge dalla visione di un opera dell&#8217;ingegno come di un semplice artefatto/oggetto cartaceo/merce ( nel caso del libro ) e la ricolloca in quello che &egrave; il suo contesto originario fatto di condivisione e di comunanza delle idee.
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">
Se poi <em>volessimo</em> prendere il problema anche dal punto di vista del mercato ci rendiamo facilmente conto che la chiusura sulle posizioni del fondamentalismo della propriet&agrave; intellettuale &egrave; controproducente anche per il mercato stesso: le reti p2p e la loro diffusione capillare a livello sociale, potrebbero avere degli effetti positivi sulle vendite, abbassando moltissimo i costi di promozione. Qualcuno questo l&#8217;ha capito, qualcun altro no. Ed il fatto che i sistemi di condivisione siano fortemente osteggiati ( in primis proprio dalle major dell&#8217;entertainement ) &egrave; un chiaro segno della volont&agrave; oscurantista di voler continuare a privilegiare modelli di business vecchi e pi&ugrave; redditizi per chi ha costruito e controlla i monopoli dell&#8217;informazione.<br />
Questa situazione &egrave; resa sempre pi&ugrave; contraddittoria anche dal fatto che le stesse major hanno finalmente ammesso che i dati sulla &ldquo;pirateria&rdquo; ( che limiterebbe le vendite e danneggerebbe gli artisti ), dati che sono stati una delle giustificazioni principali per cui la rete &egrave; stata posta sotto attacco in questi ultimi anni, <a href="http://get-up-kids.noblogs.org/post/2008/01/26/mpaa-ammette-i-nostri-numeri-sul-p2p-sono-falsi">sono stati ampiamente gonfiati</a>.
</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
&nbsp;
</p>
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<p><small><a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/04/22/intervista-ad-info-free-flow-parte-2/">Intervista ad Info Free Flow &#8211; Parte 2</a> &copy;, <a rel="license" href=""></a>.</small></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Info Free Flow 3.0 &#8211; Report 2 &#8211; Proprietà intellettuale tra mercato globale e forme di resistenza</title>
		<link>http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/03/24/info-free-flow-3-0-report-2-propriet-intellettuale-tra-mercato-globale-e-forme-di-resistenza/</link>
		<comments>http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/03/24/info-free-flow-3-0-report-2-propriet-intellettuale-tra-mercato-globale-e-forme-di-resistenza/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2008 21:20:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copyleft]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Oggetti sonori]]></category>
		<category><![CDATA[P2P]]></category>
		<category><![CDATA[Proprietà intellettuale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://infofreeflow.noblogs.autistici.org/post/2008/03/24/info-free-flow-3-0-report-2-propriet-intellettuale-tra-mercato-globale-e-forme-di-resistenza/</guid>
		<description><![CDATA[La prima giornata della terza edizione di Info Free Flow si &#232; svolta presso l&#8217;aula C autogestita dell&#8217;universit&#224; di scienze politiche, ed &#232; stata curata, oltre che dalla crew di Info Free Flow, anche dal CUA e dal collettivo SPA. Tre ore di intenso dibattito e di forte partecipazione degli studenti intervenuti hanno permesso di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La prima giornata della <a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/01/30/info-free-flow-3.0" target="_blank">terza edizione di Info Free Flow</a> si &egrave; svolta presso l&#8217;<a href="http://aula-c.noblogs.org/">aula C autogestita</a> dell&#8217;universit&agrave; di scienze politiche, ed &egrave; stata curata, oltre che dalla crew di Info Free Flow, anche dal <a href="http://cua.noblogs.org/">CUA</a> e dal collettivo SPA.</p>
<p>
Tre ore di intenso dibattito e di forte partecipazione degli studenti intervenuti hanno permesso di gettare luce e di avere le idee un p&ograve; pi&ugrave; chiare su uno dei concetti chiave del sistema neo &#8211; liberista: la propriet&agrave; intellettuale.
</p>
<p>
Esperienze apparentemente diverse e contrastanti ( come possono sembrare quelle dell&#8217;ensemble narrativo <a href="http://www.kaizenlab.it/">Kai Zen</a> e del progetto <a href="http://www.libreremo.org/">libreremo</a> ) si sono confrontate, coinvolgendo i presenti, sulle molte possibilit&agrave; di libero accesso ai saperi, sul copyleft come arma per forzare le serrature che il capitalismo usa per controllare l&#8217;accesso ai flussi informativi, sulla situazione del mercato editoriale italiano e dei suoi soffocanti monopoli.
</p>
<p>
<img src="http://infofreeflow.noblogs.org/gallery/1944/iff3_foto_aula_c.jpg" />
</p>
<p>
Andrea di Gruppo Laser,&nbsp; ha appassionato l&#8217;aula con il portato dell&#8217;esperienza del suo collettivo, autore di un&#8217; opera, &quot;<a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/02/10/il-sapere-liberato" target="_blank">Il sapere liberato</a>&quot;, importantissima nel panorama<br />
italiano della critica ai brevetti in campo scientifico.
</p>
<p>
Nel complesso &egrave; stata una giornata assolutamente positiva che speriamo possa aver posto le basi anche per delle collaborazioni future.
</p>
<p>
Vi proponiamo di seguito tutta una serie di materiali.
</p>
<p>
<a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/03/13/la-strategia-del-cavallo">La strategia del cavallo</a>, &egrave; un articolo che Andrea di gruppo Laser ha pubblicato con tutta una serie di sue impressioni sull&#8217;iniziativa.&nbsp;
</p>
<p>
Ecco qui invece gli audio registrati durante la giornata che speriamo possano sia permettere ai lettori del blog di farsi un&#8217;idea sulla questione sia di produrre nuovi stimoli e nuove idee per le prossime edizioni di Info Free Flow.
</p>
<p>
<span id="more-23"></span><strong>KaiZen</strong>
</p>
<p>
- L&#8217;esperienza dell&#8217;ensemble narrativo Kai Zen:
</p>
<p>
#Parte 1 </p>
<p><object data="http://noblogs.org/flash/mp3player/mp3player.swf" type="application/x-shockwave-flash" width="320" height="20"><param name="quality" value="best" /><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="movie" value="http://noblogs.org/flash/mp3player/mp3player.swf" /><param name="FlashVars" value="file=http://noblogs.org/flash/mp3&amp;height=20&amp;width=320" /></object></p>
<p>
A <a href="http://infofreeflow.noblogs.org/resource/audio/view/crash_scorrete_lacrime_disse_lo_sceriffo.mp3" target="_blank">questo link</a> invece, potete trovare l&#8217;intervento di un&#8217;attivista del Laboratorio Crash, curatrice del libro &quot;Scorrete lacrime disse lo sceriffo&quot;, cui ha partecipato anche Valerio Evangelisti.
</p>
<p>
Di seguito pubblichiamo invece l&#8217;abstract di tutta la giornata.
</p>
<p>
<u><br />
Non smetteremo mai di sottolineare che i commenti sono aperti e che critiche ed opinioni dei nostri lettori sono sempre ben accette</u>.
</p>
<p>
Buona lettura.
</p>
<p>
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;
</p>
<p>
Nelle passate edizioni di Info Free Flow, a vario titolo ed in<br />
differenti campi, abbiamo sempre provato ad indagare il binomio sapere &ndash;<br />
potere: un binomio che assume il significato del dominio e  i tratti del<br />
governo biopolitico dell&#8217;individuo, relativamente ai processi di<br />
sorveglianza economica e controllo sociale dentro e fuori la rete.
</p>
<p>
Oggi, grazie all&#8217;intervento di una serie di realt&agrave; che hanno deciso di<br />
partecipare a questa edizione di I.F.F. , ci concentreremo in particolar<br />
modo su una delle pi&ugrave; evidenti forme di espressione capitalista di<br />
questo binomio, una delle architravi portanti e degli emblemi del<br />
sistema economico neoliberista: la propriet&agrave; intellettuale.
</p>
<p>
Questo concetto non &egrave; certamente nuovo ed &egrave; tangente alle dinamiche ed<br />
ai processi economici da almeno tre secoli: le prime forme di copyright<br />
( la pi&ugrave; tristemente nota declinazione giuridica della propriet&agrave;<br />
intellettuale applicata alle forme di espressione e alla produzione<br />
artistica ) risalgono all&#8217;industria editoriale del 600 in Inghilterra e<br />
fin d&#8217;allora furono oggetto di forti conflitti dovuti al tentativo<br />
dell&#8217;industria editoriale di
</p>
<p>
#1.Celare quella che era la funzione principale per cui il copyright era<br />
stato architettato ovvero favorire la distribuzione
</p>
<p>
#2.Sostenere il mito per cui esso era necessario per far fronte al<br />
sostentamento di scrittori ed artisti.
</p>
<p>
Negli ultimi trent&#8217;anni l&#8217;economia capitalista occidentale ha subito una<br />
forte trasformazione , diventando come la conosciamo oggi: il ruolo di traino del sistema economico che prima veniva svolto<br />
dall&#8217;industria ha assunto un peso nettamente minore ( o quanto meno &egrave;<br />
stato fortemente ridimensionato ), a favore di un economia dei beni<br />
immateriali che produce servizi e si basa sulla privatizzazione e sulla<br />
mercificazione di conoscenze ed informazioni.<br />
In un contesto segnato dalla nascita delle tecniche informazionali,<br />
della loro diffusione massificata, del digitale, delle reti, dalla<br />
riproducibilit&agrave; infinita delle informazioni e della messa a valore<br />
delle conoscenze dell&#8217;individuo, la propriet&agrave; intellettuale ha assunto<br />
quindi un valore ben pi&ugrave; determinante.
</p>
<p>
Questa trasformazione ha determinato tutta una serie di cambiamenti<br />
epocali di cui oggi vediamo le conseguenze: prima fra tutte, il<br />
ribaltamento della concezione del sapere e delle sue pratiche di<br />
ri/produzione, condivisione e diffusione.
</p>
<p>
<em>Da bene comune, collettivo ( perch&eacute; prodotto proprio da pratiche sociali ) ed in quanto tale utilizzabile da chicchessia senza il<br />
bisogno di ottenere alcun permesso, a bene privato frammentato in mille<br />
minuscoli ed inutilizzabili pezzettini.<br />
</em>
</p>
<p>
<em>Da risorsa illimitata, prodotta da una stratificazione di conoscenze<br />
dettata dagli impulsi e dalla continua elaborazione e moltiplicazione<br />
collettiva ( in ultima dalla condivisione ),  a risorsa limitata,<br />
concentrata e controllata da poche mani.<br />
</em>
</p>
<p>
<em>Da bene troppo prezioso ( socialmente parlando ) per poter avere un<br />
prezzo, a merce ricercatissima sui mercati e sulle piazze finanziarie<br />
dell&#8217;intero globo.</em>
</p>
<p>
L&#8217;imposizione di scarsit&agrave; artificiale, dettata da copyright, brevetti, da<br />
marchi, in ultima da forme di propriet&agrave; sul sapere, &egrave; stata costruita<br />
negli ultimi decenni dall&#8217;azione prolungata e rigorosa di un enorme<br />
apparato, composto da forze di mercato, organizzazioni sovranazionali,<br />
lobby e singoli stati adoperatisi per un internalizzazione del regime di<br />
propriet&agrave; intellettuale.<br />
Un apparato che ha giustificato questa sua azione con  una propaganda a<br />
senso unico il cui obbiettivo &egrave; il mantenimento di uno stato mentale,<br />
un&rsquo;attitudine verso il lavoro creativo, la quale dice che qualcuno deve<br />
possedere i prodotti della mente, controllare chi pu&ograve; copiarli e<br />
controllarne le possibilit&agrave; ed i modi del suo sviluppo.
</p>
<p>
Conseguenza diretta di questa propaganda &egrave; stata anche l&#8217;accettazione<br />
comune dell&#8217;idea secondo cui la propriet&agrave; intellettuale &egrave; il modo in cui<br />
la maggior parte dei creatori di prodotti dell&#8217;ingegno si guadagnano da<br />
vivere e che senza di essa i motori della produzione intellettuale si<br />
fermerebbero: gli artisti, gli scrittori, i ricercatori, i musicisti, i<br />
programmatori di software non solo non avrebbero i mezzi ma neppure le<br />
motivazioni per produrre nuove opere (!!).<br />
La creazione di questo regime di propriet&agrave; intellettuale e<br />
l&#8217;appropriazione forsennata dell&#8217;informazione, della cultura e dei<br />
prodotti dell&#8217;ingegno da parte di attori economici ha provocato una<br />
lunga lista di tensioni e  conflitti,  producendo specularmente costi<br />
sociali altissimi sia per creativit&agrave;, sia per l&#8217;accesso al sapere sia<br />
per la sua possibilit&agrave; di diffusione e manipolazione.<br />
Costi che paghiamo quotidianamente sulla nostra pelle in nome del motto<br />
schumpteriano per cui &ldquo;Se non c&#8217;&egrave; rendita non c&#8217;&egrave; innovazione&rdquo;.
</p>
<p>
L&#8217;estensione infinita del diritto di autore ha portato alla non &ndash;<br />
esistenza di un dominio pubblico per i media audio &ndash; video ed ad un<br />
sostanziale analfabetismo e passivit&agrave; nell&#8217;uso di questi media.
</p>
<p>
Per ci&ograve; che riguarda l&#8217;universit&agrave; invece il problema della<br />
mercificazione del sapere si articola su due differenti piani: da una<br />
parte poche case editoriali, scientifiche ed umanistiche, posseggono<br />
vasti strati delle pubblicazioni universitarie ( spesso pessime ) e<br />
creano di fatto dei blocchi monopolistici tali da imporre costi<br />
proibitivi per gli studenti  nel gi&agrave; drammatico quadro di precariet&agrave;<br />
esistenziale che affligge i soggetti sociali pi&ugrave; deboli .<br />
D&#8217;altra parte il volto e la natura della ricerca soni stato stravolti da<br />
trent&#8217;anni di progressiva affermazione dell&#8217;ideologia brevettuale, e<br />
sradicati da quel contesto fatto di condivisione, scambio ed anche<br />
competizione: principi che fino a pochi anni fa erano le travi portanti<br />
ed il tessuto connettivo della comunit&agrave; scientifica.
</p>
<p>
La globalizzazione dei brevetti ha arrecato seri ostacoli allo sviluppo<br />
dei paesi del sud del mondo stretti nella morsa brevettuale degli Stati<br />
Uniti, del Wipo e del Wto.
</p>
<p>
Allo stesso modo in ambito informatico 15 anni di monopolio della<br />
Microsoft hanno causato grossi danni: uno su tutti ( e diciamo uno<br />
perch&eacute; i danni specialmente in questo ambito sono stati molteplici e<br />
ripetuti nel tempo ) &egrave; stato il tentativo di relegare l&#8217;uso del computer<br />
e delle tecnologie digitali in un&#8217;ottica puramente commerciale e<br />
strumentale al lavoro, rendendo dipendenti gli utenti ed addestrandoli<br />
a conoscere il minimo indispensabile del funzionamento di un sistema<br />
operativo, giusto quello che serve per &ldquo;consumare informazioni&rdquo; o  per<br />
trasformare il tempo libero e la comunicazione in lavoro  24 ore su 24:<br />
la fluidit&agrave; delle reti diventa flessibilit&agrave; totale.
</p>
<p>
Accanto ai metodi di sfruttamento tipici della propriet&agrave; intellettuale<br />
tout court ( &ldquo;tutti i diritti riservati&rdquo; ) si manifestano oggi anche<br />
strategie commerciali basate sull&#8217;apertura dei saperi e dei codici<br />
laddove essa sia vantaggiosa per il profitto delle aziende: in campo<br />
informatico ( ma non solo ) il cosiddetto Open Source ( ovvero il<br />
software basato su un codice sorgente aperto ) rappresenta di fatto il<br />
nuovo volto della logica e della strategia capitalista: pi&ugrave; umano, ma<br />
non per questo meno feroce.
</p>
<p>
Open source e software libero non devono essere confusi, per quanto la<br />
somiglianza dei due termini possa trarre in inganno.<br />
Se il movimento del software libero infatti ha sempre posto come suo<br />
obbiettivo la creazione di alfabeti informatici, capaci di articolare in<br />
modo infinito nuove strumenti e  nuovi linguaggi, l&#8217;open source, con una<br />
logica TOTALMENTE interna al mercato, si preoccupa piuttosto di quali<br />
siano le modalit&agrave; migliori di definire un prodotto secondo criteri open,<br />
cooptando le capacit&agrave; cooperative di produzione del sapere nelle<br />
comunit&agrave; di sviluppatori di software.
</p>
<p>
Un dato finale su cui porre l&#8217;accento della riflessione &egrave; la fragilit&agrave;<br />
di questi monopoli.<br />
L&#8217;intrinseca capacit&agrave; di riprodurre all&#8217;infinito l&#8217;informazione tramite<br />
i mezzi informativi digitali e l&#8217;aumento esponenziale delle potenzialit&agrave;<br />
comunicative ed espressive di coloro che li usano, rende obsoleto il<br />
business su cui essi si basano.<br />
E proprio a causa di ci&ograve; i canali di produzione e distribuzione del<br />
sapere ( in primis la Rete ) vengono sottoposti a continue misure di<br />
polizia e di sorveglianza pervasiva spesso accompagnate da campagne di<br />
terrorismo e disinformazione mediatiche.
</p>
<p>
Questi conflitti e contraddizioni vengono messi a nudo quotidianamente<br />
da numerosi movimenti che in differenti ambiti si battono contro la<br />
privatizzazione del sapere. Dal movimento per il software libero, ai<br />
media cooperativi, a quello per le pubblicazioni aperte scientifiche<br />
fino alle nuove forma di net &#8211; art che proprio della cooperazione e del<br />
libero scambio di saperi, fanno il loro cavallo di battaglia.
</p>
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<p><small><a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/03/24/info-free-flow-3-0-report-2-propriet-intellettuale-tra-mercato-globale-e-forme-di-resistenza/">Info Free Flow 3.0 &#8211; Report 2 &#8211; Proprietà intellettuale tra mercato globale e forme di resistenza</a> &copy;, <a rel="license" href=""></a>.</small></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La strategia del cavallo</title>
		<link>http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/03/13/la-strategia-del-cavallo/</link>
		<comments>http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/03/13/la-strategia-del-cavallo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 11:52:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copyleft]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[P2P]]></category>
		<category><![CDATA[Proprietà intellettuale]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo con piacere quest&#8217;articolo apparso sul blog di Andrea, appartenente al gruppo Laser e fra gli autori del libro &#34;Il sapere liberato&#34;, con alcune sue impressioni e considerazioni in merito all&#8217;incontro &#34;Propriet&#224; intellettuale tra mercato globale e forme di resistenza&#34;, svoltosi il 20 febbraio presso l&#8217;aula c della facolt&#224; di scienze politiche durante l&#8217;ultima edizione [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
Pubblichiamo con piacere quest&#8217;articolo apparso sul <a href="http://www.galileonet.it/blog/" target="_blank">blog</a> di Andrea, appartenente al gruppo Laser e fra gli autori del libro <a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/02/10/il-sapere-liberato" target="_blank">&quot;Il sapere liberato&quot;</a>, con alcune sue impressioni e considerazioni in merito all&#8217;incontro &quot;Propriet&agrave; intellettuale tra mercato globale e forme di resistenza&quot;, svoltosi il 20 febbraio presso l&#8217;aula c della facolt&agrave; di scienze politiche durante l&#8217;<a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/01/30/info-free-flow-3.0" target="_blank">ultima edizione di Info Free Flow</a>
</p>
<p>
L&#8217;articolo &egrave; apparso originariamente a <a href="http://www.galileonet.it/blog/article/417/strate" target="_blank">questo link</a>.&nbsp;
</p>
<p>
<span id="more-21"></span><span style="font-size: medium">La strategia del&nbsp;cavallo</span>
</p>
<p>
Qualche giorno fa ero a Bologna, all&#8217;incontro <a href="http://infofreeflow.noblogs.org/">Info Free Flow 3.0</a><br />
in un&#8217;aula occupata della facolt&agrave; di Scienze Politiche. L&#8217;atmosfera<br />
delle aule studentesche di Bologna, a distanza di anni, mi ricorda<br />
ancora il <a href="http://www.2fly.it/paz/">Paz</a>. Un manifesto<br />
nell&#8217;aula proponeva: &quot;Per S. Valentino ti regalo un sanpietrino&quot;. Noi<br />
si parlava di propriet&agrave; intellettuale con Kai Zen (quelli della <a href="http://www.lastrategiadellariete.org/">Strategia dell&#8217;Ariete</a> e del <a href="http://www.romanzototale.it/Rosa.html">Romanzo Totale</a>) e con i napoletani di <a href="http://www.libreremo.org/">libreremo.org</a>.
</p>
<p>
Tutti d&#8217;accordo contro il copyright, ma qualche punto non banale &egrave; emerso.
</p>
<p>
-<br />
i Kai Zen hanno convinto Mondadori a mettere i loro libri sotto<br />
Creative Commons perch&eacute; &quot;un libro scaricato &egrave; un libro venduto&quot; secondo<br />
le statistiche editoriali. Quelli di libreremo fanno la cosa opposta:<br />
dal loro portale si possono scaricare i testi universitari per evitare<br />
di comprarli. All&#8217;universit&agrave; Orientale di Napoli, d&#8217;altronde, ci sono<br />
ancora quei docenti che firmano le copie degli studenti per assicurarsi<br />
che ciascuno abbia comprato una copia nuova del suo magnifico testo<br />
d&#8217;esame. Chi sbaglia, Kai Zen o Libreremo? Nessuno: il fatto &egrave; che il<br />
mercato editoriale classico (quello delle librerie) &egrave; una cosa, quello<br />
didattico (scuola e universit&agrave;) &egrave; un&#8217;altra. Sono entrambi mercati<br />
drogati, in quanto ogni anno vengono pubblicati 55mila libri che in<br />
maggioranza vendono meno di due copie (cio&egrave; zero o una) e chiaramente<br />
un mercato cos&igrave; dovrebbe sparire, se avessero ragione gli economisti<br />
neoclassici. Per&ograve;, i due mercati fanno uso di sostanze diverse. In<br />
libreria ci sono troppi libri, e venderne uno &egrave; un&#8217;impresa tale per cui<br />
gli editori sono disposti persino a regalartene una versione digitale<br />
(come con le canne in compagnia) pur di arrivare all&#8217;utente. Il mercato<br />
della didattica invece &egrave; un monopolio in cui l&#8217;offerta (il libro del<br />
barone) ha pieno potere sulla domanda (gli studenti): come il pusher di<br />
roba e il tossico con la scimmia.
</p>
<p>
- i libri di Kai Zen proseguono<br />
in rete. Si vendono anche dopo l&#8217;uscita in libreria perch&eacute; continuano<br />
ad essere scritti da altri che per scrivere hanno bisogno di leggere,<br />
prima. Perci&ograve;, se il libro &egrave; copyleft, l&#8217;il gioco funziona perch&eacute; tutti<br />
possono leggerlo, spedirselo via e-mail eccetera (e poi spesso lo<br />
comprano, se non altro per regalarlo). Se c&#8217;&egrave; il copyright, il gioco si<br />
ferma. Quindi, il segreto per battere il copyright &egrave; far libri che non<br />
siano solo pagine di carta, ma storie da far proseguire con mani altrui<br />
anche dopo averle inserite nel catalogo di una casa editrice. Con le<br />
major, invece dell&#8217;ariete, &egrave; meglio usare il cavallo di Troia (oggi<br />
siamo in vena di metafore). A quel punto, o la casa editrice ci sta o<br />
ciccia, il libro non si vende.
</p>
<p>
- la ricerca &egrave; un &quot;Romanzo Totale&quot; da sempre. Eppure, qualcuno se lo sta dimenticando.
</p>
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<p><small><a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/03/13/la-strategia-del-cavallo/">La strategia del cavallo</a> &copy;, <a rel="license" href=""></a>.</small></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Info Free Flow 3.0 &#8211; Report 1 &#8211; Libera circolazione di saperi
e libri di testo</title>
		<link>http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/03/03/info-free-flow-3-0-report-1-libera-circolazione-di-saperi-e-libri-di-testo/</link>
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		<pubDate>Mon, 03 Mar 2008 14:55:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[P2P]]></category>
		<category><![CDATA[Proprietà intellettuale]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo &#232; il primo post di una serie di report a proposito della terza edizione di Info Free Flow. Quello che stiamo per postare &#232; un articolo gia apparso su BAZ e sul blog del C.U.A. ( Collettivo Universitario Autonomo &#8211; Bologna ) in merito ad un azione di libero scambio e diffusione di testi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
Questo &egrave; il primo post di una serie di report a proposito della <a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/01/30/info-free-flow-3.0" target="_blank">terza edizione di Info Free Flow</a>.
</p>
<p>
Quello che stiamo per postare &egrave; un articolo gia apparso su <a href="http://isole.ecn.org/baz/precario/cua_spa_libri.html">BAZ</a> e sul blog del <a href="http://cua.noblogs.org/post/2008/02/19/libera-circolazione-di-saperi">C.U.A.</a> ( Collettivo Universitario Autonomo &#8211; Bologna ) in merito ad un azione di libero scambio e diffusione di testi universitari, messa in atto dai compagni e dalle compagne del <a href="http://cua.noblogs.org" target="_blank">CUA</a> e del collettivo SPA il 19 febbraio presso le aule dell universit&agrave; di Bologna in viale Berti Pichat.
</p>
<p align="justify">
<span id="more-20"></span> Oggi in via Berti Pichat, davanti alle aule<br />
di scienze politiche, si sono ritrovati i collettivi universitari<br />
C.U.A. e S.P.A. per distribuire gratuitamente i libri richiesti<br />
dai corsi del semestre appena iniziato.&quot; E&#8217; un&#8217;iniziativa<br />
che nasce per andare ancora una volta a sottolineare come il<br />
sistema dei brevetti, dei diritti d&#8217;autore, della propriet&agrave;<br />
intellettuale in genere, cerchi di instaurare dei monopoli della<br />
conoscenza, impedendo di fatto una libera circolazione di quei<br />
saperi che tutti noi concorriamo a creare!&quot; dice un attivista<br />
del cua.
</p>
<p>
<img src="http://isole.ecn.org/baz/images/foto/2008_02_19_cuaspa_libri/foto1.jpg" alt="preinfofreeflow" width="700" height="525" align="middle" />
</p>
<p align="justify">
<br />
I collettivi presenteranno domani (mercoled&igrave; 20 febbraio)<br />
nell&#8217;aula c della facolt&agrave; di scienze politiche, una giornata<br />
completamente dedicata &quot;alla propriet&agrave; intellettuale<br />
tra mercato globale e forme di resistenza&quot;, all&#8217;interno<br />
della quale interverranno gruppi e collettivi da tutta Italia,<br />
come Ippolita, Gruppo L.a.s.e.r., Libreremo e Kai Zen.
</p>
<p>
&nbsp;
</p>
<h3 align="center">Il comunicato dell&#8217;iniziativa</h3>
<p align="justify">
In un mondo dove le conoscenze e le informazioni<br />
hanno sempre pi&ugrave; valore (economico), ci troviamo schiacciati<br />
dalla corsa all&#8217;arricchimento violento che studiosi ed economisti<br />
continuano a chiamare &quot;libero mercato&quot;. Multinazionali,<br />
imprese e, non ultime, le universit&agrave; di mezzo mondo da<br />
anni stanno praticando con tutti i mezzi una vera e propria<br />
&quot;espropriazione&quot; del sapere, alla ricerca di sempre<br />
maggiori profitti.<br />
Tramite i brevetti, il diritto d&#8217;autore, uniti alle &quot;vecchie&quot;<br />
leggi di mercato, si tenta costantemente di instaurare monopoli<br />
della conoscenza, a scapito di tutti quei soggetti che, a diverso<br />
titolo, concorrono a produrre saperi e cultura e che si vedono<br />
cos&igrave; costretti al ruolo di meri consumatori di quei saperi.<br />
La ricerca, compresa quella dell&#8217;universit&agrave;-azienda (quella<br />
del 3+2, ad esempio!), &egrave; sempre pi&ugrave; ispirata da<br />
logiche di profitto, che di fatto concentrano finanziamenti<br />
e sforzi solo ed esclusivamente per quelle ricerche che mostrano<br />
un qualche valore sul mercato. Cos&igrave; s&#8217;impone un orientamento<br />
assolutamente di parte (dalla parte dell&#8217;economia capitalistica)<br />
in un ambito che dovrebbe sviluppare invece miglioramenti per<br />
tutt*. La scienza, oggi, non &egrave; neutrale, non lo &egrave;<br />
mai stata. La scienza, oggi, sta cadendo delle mani di pochi<br />
imprenditori, interessati solo al profitto che ne possono ricavare.
</p>
<p align="justify">
<strong>La propriet&agrave; intellettuale &egrave;<br />
un furto!</strong>
</p>
<p align="justify">
<br />
Perch&eacute; un&#8217;&quot;invenzione&quot; o una scoperta scientifica<br />
&egrave; frutto di equipe di ricerca anche molto vaste, per<br />
cui &egrave; gi&agrave; difficile individuare un &quot;proprietario&quot;<br />
dei risultati; negli ormai rari casi in cui queste equipe siano<br />
finanziate con soldi pubblici, le multinazionali scatenano vere<br />
e proprie battaglie legali a colpi di brevetti per impadronirsi<br />
delle nuove scoperte (fatte da altri!). La scienza, poi, per<br />
sua costituzione, &egrave; da sempre una pratica cumulativa:<br />
le &quot;scoperte&quot; di oggi non sarebbero state possibili<br />
senza la possibilit&agrave; di accesso alle ricerche fatte in<br />
passato da altri, che molto spesso rimangono nel purgatorio<br />
degli autori/scienziati sconosciuti. Senza contare che molte<br />
scoperte, invenzioni o innovazioni nascono dalle pratiche sociali<br />
quotidiane di tutt* noi &#8212; basti pensare alla musica o al mondo<br />
della produzione letteraria.
</p>
<p align="justify">
Nel nostro caso, come studenti di scienze politiche,<br />
questo sistema, tra finanziamenti privati all&#8217;universit&agrave;,<br />
propriet&agrave; intellettuale sui libri e sulle teorie, e le<br />
logiche di &quot;mercato&quot; (baronaggio), crea quel particolare<br />
monopolio della teoria politica che &egrave; stato chiamato<br />
&quot;pensiero unico&quot;. Il neo-liberismo, che ha e sta dimostrando<br />
nella realt&agrave; tutta la sua fallibilit&agrave;, ci viene<br />
presentato, anche e soprattutto all&#8217;universit&agrave;, come<br />
unico (e di conseguenza, il migliore) modello di gestione economica<br />
e politica delle risorse.<br />
Come dire che chi detiene il potere della conoscenza in quota<br />
di chi detiene il potere economico nella societ&agrave;, ci<br />
insegna che la sua teoria, che legittima il potere dei suoi<br />
finanziatori/sostenitori, &egrave; la migliore e l&#8217;unica possibile.<br />
Noi crediamo che si possa fare in altri modi, a cominciare dal<br />
rendere la condivisione e il libero accesso alle conoscenze<br />
un fondamento delle relazioni sociali!
</p>
<p align="justify">
Ed &egrave; per questo che oggi vogliamo iniziare<br />
a riprenderci una parte di quello che ci hanno sottratto in<br />
questi anni: stiamo distribuendo copie di alcuni dei testi universitari<br />
maggiormente richiesti (dai baroni!), invitando tutt* a diffonderli<br />
il pi&ugrave; possibile tra amici, compagni e conoscenti allo<br />
scopo di ridurre i costi imposti per il nostro apprendimento.<br />
Liberando tempo e risorse per affrontare criticamente ci&ograve;<br />
che tramite questi testi ci viene imposto come un pacchetto-chiuso-di-conoscenze,<br />
nella prospettiva in futuro di essere in grado di produrre noi<br />
stessi nuove conoscenze che demoliscano criticamente quelle<br />
oggi dominanti.
</p>
<p align="right">
<strong>COLLETTIVO UNIVERSITARIO AUTONOMO </strong>
</p>
<p align="right">
<strong>SOGGETTIVITA&#8217; PRECARIE AUTORGANIZZATE</strong>
</p>
<p>
&nbsp;
</p>
<p><img src="http://isole.ecn.org/baz/images/foto/2008_02_19_cuaspa_libri/foto2.jpg" alt="preinfofreeflow3bis" width="700" height="525" align="middle" />
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<p><small><a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/03/03/info-free-flow-3-0-report-1-libera-circolazione-di-saperi-e-libri-di-testo/">Info Free Flow 3.0 &#8211; Report 1 &#8211; Libera circolazione di saperi
e libri di testo</a> &copy;, <a rel="license" href=""></a>.</small></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>KaiZen ad Info Free Flow &#8211; Mercoledì 20 febbraio</title>
		<link>http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/02/18/kaizen-ad-info-free-flow-mercoled-20-febbraio/</link>
		<comments>http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/02/18/kaizen-ad-info-free-flow-mercoled-20-febbraio/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 18 Feb 2008 13:38:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copyleft]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[P2P]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://infofreeflow.noblogs.autistici.org/post/2008/02/18/kaizen-ad-info-free-flow-mercoled-20-febbraio/</guid>
		<description><![CDATA[Fra i graditi ospiti della giornata in universit&#224; di Info Free Flow saranno presenti, oltre a i compagni di libreremo ( vedi abstract del loro intervento ) di Ippolita e del gruppo Laser, anche Brian e Jadel dell&#8217;ensemble narrativo KaiZen. Il loro intervento si svolger&#224; a partire dalle ore 14 circa, presso l&#8217;aula c autogestita [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
Fra i graditi ospiti della giornata in universit&agrave; di <a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/01/30/info-free-flow-3.0" target="_blank">Info Free Flow</a> saranno presenti, oltre a i compagni di <a href="http://www.libreremo.org" target="_blank">libreremo</a> ( vedi <a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/02/08/libreremo-a-infofreeflow-20-febbraio-2008" target="_blank">abstract</a> del loro intervento ) di <a href="http://www.ippolita.net" target="_blank">Ippolita</a> e del gruppo Laser, anche Brian e Jadel dell&#8217;ensemble narrativo <a href="http://www.kaizenlab.it/" target="_blank">KaiZen</a>.
</p>
<p>
Il loro intervento si svolger&agrave; a partire dalle ore 14 circa, presso l&#8217;<a href="http://aula-c2.noblogs.org/" target="_blank">aula c autogestita</a> della facolt&agrave; di scienze politiche a Bologna.&nbsp;
</p>
<p>
I seguenti sono alcuni dei punti che si vorrebbe toccare, ma nulla vi impedisce di partecipare accompagnati dalla vostra curiosit&agrave; per cui tutto potra essere&#8230;
</p>
<ul>
<li>Ensemble narrativo <a href="http://www.kaizenlab.it" target="_blank">KaiZen</a>: l&#8217;esperienza del copyleft all&#8217;interno di una major editoriale. </li>
<li>Politiche di metodo, contrasti e sviluppo di un&#8217;opera prima nata e cresciuta in rete.</li>
<li>L&#8217;esperimento del <a href="http://www.romanzototale.it/" target="_blank">Romanzo Totale</a>, ovvero il cursore del mouse nelle<br />
	mani di tutti: partecipazioni attive e non nella stesura di un racconto<br />
	e di un meta-racconto.</li>
</ul>
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<p><small><a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/02/18/kaizen-ad-info-free-flow-mercoled-20-febbraio/">KaiZen ad Info Free Flow &#8211; Mercoledì 20 febbraio</a> &copy;, <a rel="license" href=""></a>.</small></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il sapere liberato</title>
		<link>http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/02/10/il-sapere-liberato/</link>
		<comments>http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/02/10/il-sapere-liberato/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 20:16:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copyleft]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Proprietà intellettuale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://infofreeflow.noblogs.autistici.org/post/2008/02/10/il-sapere-liberato/</guid>
		<description><![CDATA[Pubblichiamo una piccola scheda sul libro &#34; Il sapere liberato &#34;, scritto dai compagni del Gruppo Laser di Roma che saranno presenti durante la giornata in univerist&#224; della prossima&#160;edizione&#160;di&#160;Info&#160;Free&#160;Flow.&#160;&#160; Il&#160;libro&#160;&#232;&#160;stato&#160;pubblicato&#160;in&#160;licenza&#160;Creative&#160;Commons&#160;e&#160;potete&#160;trovarne&#160;una&#160;copia&#160;liberamente&#160;scaricabile&#160;qui&#160;( in formato pdf ) e qui ( in formato rtf ). Critiche,&#160;correzioni&#160;e&#160;precisazioni&#160;sono&#160;come&#160;sempre&#160;ben&#160;accette&#160;nei&#160;commenti. In ogni caso per&#160;un&#160;maggiore&#160;approfondimento&#160;di&#160;quelli&#160;che&#160;sono&#160;i&#160;temi&#160;trattati&#160;nel&#160;libro&#160;vi&#160;invitiamo&#160;tutti&#160;ad&#160;essere&#160;presenti&#160;presso&#160; l&#8217;aula c autogestita della facolt&#224; di scienze politiche a [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
Pubblichiamo una piccola scheda sul libro &quot; Il sapere liberato &quot;, scritto dai compagni del Gruppo Laser di Roma che saranno presenti  durante la giornata in univerist&agrave; della <a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/01/30/info-free-flow-3.0" target="_blank">prossima&nbsp;edizione&nbsp;di&nbsp;Info&nbsp;Free&nbsp;Flow</a>.&nbsp;&nbsp;
</p>
<p>
Il&nbsp;libro&nbsp;&egrave;&nbsp;stato&nbsp;pubblicato&nbsp;in&nbsp;licenza&nbsp;Creative&nbsp;Commons&nbsp;e&nbsp;potete&nbsp;trovarne&nbsp;una&nbsp;copia&nbsp;liberamente&nbsp;scaricabile&nbsp;<a href="http://www.liberliber.it/biblioteca/l/laser/il_sapere_liberato_open_source_e_ricerca_scientifica/pdf/il_sap_p.pdf" target="_blank">qui</a>&nbsp;( in formato pdf ) e <a href="http://www.liberliber.it/biblioteca/l/laser/il_sapere_liberato_open_source_e_ricerca_scientifica/rtf/il_sap_r.zip" target="_blank">qui</a> ( in formato rtf ).
</p>
<p>
Critiche,&nbsp;correzioni&nbsp;e&nbsp;precisazioni&nbsp;sono&nbsp;come&nbsp;sempre&nbsp;ben&nbsp;accette&nbsp;nei&nbsp;commenti. In ogni caso per&nbsp;un&nbsp;maggiore&nbsp;approfondimento&nbsp;di&nbsp;quelli&nbsp;che&nbsp;sono&nbsp;i&nbsp;temi&nbsp;trattati&nbsp;nel&nbsp;libro&nbsp;vi&nbsp;invitiamo&nbsp;tutti&nbsp;ad&nbsp;essere&nbsp;presenti&nbsp;presso&nbsp; l&#8217;<a href="http://aula-c2.noblogs.org/" target="_blank">aula c autogestita</a> della facolt&agrave; di scienze politiche a Bologna il giorno 20 febbraio 2008 a partire dalle ore 15.
</p>
<p>
Buona&nbsp;lettura!!
</p>
<p>
<span id="more-11"></span>LASER significa Laboratorio Autonomo di Scienza Epistemologica e Ricerca. &Egrave; un collettivo composto da ricercatori scientifici migrati nei cinque continenti, nato all&#8217;inizio degli anni 90 dalle lotte studentesche dell&#8217;universit&agrave; La Sapienza di Roma.</p>
<p>Ha al suo attivo due pubblicazioni: Scienza spa. Scienziati, tecnici e conflitti ( Derive&amp;Approdi, 2002 ) e Il sapere liberato ( Feltrinelli, 2005 ).</p>
<p>In quest&#8217;ultimo libro il concetto di propriet&agrave; intellettuale, la sua evoluzione e le sue applicazioni nel campo scientifico e della ricerca vengono sottoposti ad una rigorosa e minuziosa analisi volta a dimostrare la fallacia di uno dei principi portanti &#8211;  l&#8217;ultimo valore venerato &#8211; dell&#8217;attuale sistema economico capitalista.</p>
<p>I concetti relativamente nuovi di copyright e di brevetti hanno infatti trovato affermazione con l&#8217;intensificarsi del valore strategico dell&#8217;innovazione tecnologica e con il progressivo spostamento del baricentro dell&#8217;economia occidentale dall&#8217;industria al mercato dei servizi e delle informazioni determinando la mercificazione e la privatizzazione delle idee.</p>
<p>Un gigantesco apparato formato da governi, multinazionali, organismi sovranazionali ed imprese ha quindi lavorato per decenni per imporre al mercato globale  il concetto che le idee non devono essere considerate un bene comune quanto piuttosto una merce dall&#8217;alto valore di scambio.</p>
<p>Chi oggi controlla e possiede vasti strati del sapere accademico ed universitario ( brevettando scoperte, invenzioni e limitando l&#8217;accesso alla letteratura scientifica ed andando cos&igrave; a corrodere il tessuto connettivo che permette la circolazione delle idee nella comunit&agrave; scientifica ) sostiene la necessit&agrave; di tale pratica, propugnando la tesi per cui essa porti ad una pretesa stimolazione dell&#8217;innovazione tecnologica e ad un incentivo per la ricerca e l&#8217;industria.</p>
<p>Ma tale visione &egrave; evidentemente contraddetta dai fatti: la rottura della natura collettiva del progresso scientifico ha piuttosto prodotto l&#8217;effetto opposto, determinando monopoli sul sapere che bloccano la diffusione delle idee e nella peggiore tradizione neoliberista assumono connotati crudeli e brutali ( si pensi per esempio ai brevetti sui farmaci ).</p>
<p>Il gruppo Laser ha delineato pagina dopo pagina tali dinamiche andando a definire anche quelle che sono le possibili soluzioni OPEN sperimentate negli ultimi anni.</p>
<p>L&#8217;organicit&agrave; del libro combinata con la chiarezza e fluidit&agrave; del linguaggio rendono comprensibile il significato e le questioni evidenziate dai LASER, anche a chi non mastica il linguaggio scientifico ed accademico o a chi non possiede necessariamente avanzate nozioni di macroeconomia.
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Il primo capitolo, dopo una breve introduzione in merito alle specificit&agrave; ed ai differenti campi di applicazione di brevetto e copyright, tratteggia l&#8217;evoluzione e l&#8217;affermazione giuridica ed economica della propriet&agrave; intellettuale nei sistemi capitalisti del nord del mondo.</p>
<p>Relativamente ai processi di globalizzazione il brevetto ha svolto e svolge un vero e proprio ruolo strategico-coercitivo nei confronti dei paesi in via di sviluppo ed in senso pi&ugrave; ampio in un&#8217;ottica di dominio economico globale.<br />
Negli ultimi trent&#8217;anni infatti una complessa tattica di accordi internazionali e bilaterali, intimata dai paesi capitalisti pi&ugrave; aggressivi e potenti ed accompagnata dal terrorismo mediatico che ha cominciato a sventolare lo spettro della &ldquo;pirateria&rdquo; ai quattro angoli del pianeta, ha di fatto imposto l&#8217;internazionalizzazione di un restrittivo regime di propriet&agrave; intellettuale, volto a privatizzare un bene comune come la creativit&agrave;.<br />
I dazi sulle esportazioni contro i governi non disposti ad accettare le regole della propriet&agrave; intellettuale statunitense e gli altissimi costi di produzione causati da trattati commerciali ( come i TRIPS ), da  una parte hanno concentrato nelle mani di poche lobby larghi strati di sapere determinando veri e propri blocchi di monopolio e da un&#8217; altra hanno disincentivato lo sviluppo industriale delle economie del terzo mondo, rendendole dipendenti e subalterne a quelle occidentali: per numerosissimi stati la possibilit&agrave; di agire in merito a tutta una serie di questioni interne cruciali ( come ad esempio la salute pubblica o la possibilit&agrave; di sviluppare la ricerca ) &egrave; di fatto vincolata al regime brevettuale americano ed europeo.</p>
<p>Tutto il secondo capitolo &egrave; volto invece al sistematico scardinamento di una delle credenze pi&ugrave; affermate e sostenute in merito alla propriet&agrave; intellettuale: gli alti costi sociali da essa determinati, sono stati indicati dalla teoria economica neo classica come un male necessario, compensato da un preteso conseguente alto livello di innovazione e sviluppo in ambito scientifico e tecnologico.</p>
<p>Empiricamente parlando, quest&#8217;affermazione &egrave; chiaramente smentita da una serie di dati citati nel libro: nonostante la moltiplicazione e la diffusione sempre maggiore dei brevetti sia nei paesi tecnologicamente pi&ugrave; avanzati sia in quelli pi&ugrave; arretrati ( Italia compresa ) la protezione del sapere non si &egrave; tradotta in un aumento dell&#8217;attivit&agrave; di ricerca e sviluppo. <br />
Non solo: la logica brevettuale ha portato allo snaturamento ed allo svilimento della ricerca prettamente universitaria. Verso la fine degli anni settanta nel contesto statunitense infatti l&#8217;industria ha guardato con attenzione ai nascenti orizzonti tecnologici ( in particolare quello informatico e quello biochimico ), come possibile terreno di nuovi profitti e nuove fette di mercato. Il rinnovamento della cornice legislativa, che permette la brevettabilit&agrave; della ricerca accademica finanziata con il denaro pubblico, ha trasformato le universit&agrave; in imprese capaci di sfornare centinaia di brevetti ed il sapere universitario in una moneta di scambio ed in una forma di investimento.<br />
Le universit&agrave; ( in particolar modo quella di Stanford, uno degli emblemi della Silicon Valley e della New Economy ) vengono sapientemente gestite come holding capaci di investimenti differenziati, finanziate dalla grandi corporation con ingenti donazioni in materiali, tecnologie e denaro nella convinzione che gli istituti accademici siano i soli in grado di creare un ambiente culturale favorevole allo scambio dei saperi e alla loro implementazione, laddove si considera la formazione e la gestione delle risorse umane l&#8217;anello centrale della filiera produttiva ( Arturo di Corinto, pref. a &ldquo;Internet non &egrave; il paradiso&rdquo;, G.Lovink, 2003 ).<br />
L&#8217;impatto di questo cambiamento &egrave; stato dirompente ( in negativo ) sopratutto per le modalit&agrave; di produzione e diffusione della conoscenza determinando monopoli, rallentamento della circolazione delle informazioni ed un aumento smisurato dei costi della ricerca a causa delle royalty.<br />
Burocrazia e letteratura brevettuale,  copyright sulle pubblicazioni scientifiche e logica del mercato applicata al campo della ricerca hanno causato una frammentazione del sapere, una scarsa diffusione e condivisione degli strumenti di ricerca e delle nuove scoperte ( da sempre elementi essenziali nella pratica quotidiana della comunit&agrave; scientifica ) mettendo praticamente fine anche all&#8217;esenzione dal brevetto per uso legittimo ( ovvero l&#8217;uso per fini dichiaratamente commerciali ), rendendo sanzionabile e perseguibile ogni ricercatore che impiega un&#8217;invenzione protetta dalla propriet&agrave; intellettuale senza permesso.</p>
<p>Quali sono state allora le alternative possibili al brevetto, a questo emblema del dominio, del controllo e della barbarie neoliberista?</p>
<p>Questo tema viene affrontato nel terzo capitolo. </p>
<p>Sulla falsa riga del copyleft informatico e del movimento del software libero si sono susseguiti negli ultimi anni differenti strategie con cui tracciare linee di fuga e percorsi di resistenza all&#8217;ideologia brevettuale. Scartata la possibilit&agrave; del pubblico dominio nel contesto attuale popolato dai pescecani delle corporation, emergono il movimento per l&#8217;accesso aperto alla letteratura scientifica ( Open Access ), licenze libere per gli strumenti di formazione e le banche dati di ricerca ( Science Common  e Bioinformatics.org), archivi digitali on line di documentazione e proposte per forme diverse di sistemi di pubblicazione della ricerca.</p>
<p>La conclusione lascia aperte tutta una seria di domande a cui oggi a tre anni dalla pubblicazione dell&#8217;opera &egrave; difficile dare una risposta.</p>
<p>&Egrave; possibile all&#8217;interno dell&#8217;attuale scenario geopolitico, dove forti sono i contrasti tra le differenti forme di organizzazione dei sistemi di ricerca e applicazione, tornare ad affermare una funzione pi&ugrave; propriamente sociale e meno legata alle finalit&agrave; del profitto e dell&#8217;impresa ? L&#8217;Europa pu&ograve; essere vista, a causa della sua &ldquo; verginit&agrave;&rdquo; politica, come il campo in cui sperimentare in questa direzione ? Sar&agrave; all&#8217;interno di questo spazio politico che si riuscir&agrave; a ricollocare la scienza nel campo del bene comune ripensando il sapere come stratificazione di conoscenze prodotto da impulso ed elaborazione collettiva e superando il principio della necessit&agrave; di imporre una scarsit&agrave; sui beni materiali?  Ma sopratutto: siamo davvero certi che la traslazione del modello Open Source informatico ( modello che oggi, nel 2008, ha dimostrato di essere nient&#8217;altro che una strategia commerciale capitalista con un impatto oggettivamente negativo sulla diffusione delle conoscenze, seppur in modo diverso rispetto alla propriet&agrave; intellettuale nella sua accezione pi&ugrave; becera) sia effettivamente quello pi&ugrave; adatto per svolgere questa funzione ? Quali rischi esso pu&ograve; comportare?<br />
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