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	<title>InfoFreeFlow &#187; Chi siamo?</title>
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	<description>Flusso libero d&#039; informazione - Laboratorio Occupato Crash! - Bologna</description>
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		<title>Not [net] working &#8211; Netwar &#8211; Watchfare</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 12:40:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi siamo?]]></category>
		<category><![CDATA[Copyleft]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Sorveglianza]]></category>
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		<description><![CDATA[Quello che segue &#232; parte di un pi&#249; ampio lavoro a cui la crew di IFF sta lavorando. Non &#232; da considerarsi in nessun modo un documento esaustivo, formalizzato o concluso. L&#8217;idea &#232; di porne, di volta in volta, in condivisone dei paragrafi su NoBlogs in modo tale che possano risultare utili e propedeutici per [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
<span><em>Quello che segue &egrave; parte di un pi&ugrave; ampio lavoro a cui la crew di IFF sta lavorando. <br />
Non &egrave; da considerarsi in nessun modo un documento esaustivo,<br />
formalizzato o concluso. L&#8217;idea &egrave; di porne, di volta in volta, in<br />
condivisone dei paragrafi su NoBlogs in modo tale che possano risultare<br />
utili e propedeutici per coloro che vogliano partecipare alle giornate<br />
di <a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2009/04/19/not-net-working-la-rete-non-un-media-seminari-di-autoformazione" target="_blank">not[net]working</a> che sono in corso. Condividere in questo habitat tale &quot;nostra<br />
produzione&quot; &egrave; dettato non in ultimo dalla speranza che essa possa<br />
essere oggetto di una fruttuosa critica, e perch&eacute; no, di una revisione<br />
collettiva capace di farla progredire ed evolvere da quelli che sono i<br />
suoi punti deboli sul piano teorico.</em></span> <em>Avremmo voluto aspettare ancora qualche tempo per pubblicarlo ma <a href="http://punto-informatico.it/2617999/PI/Commenti/italia-grande-fratello-arrivato-citta.aspx" target="_blank">l&#8217;odierna notizia</a> apparsa su punto informatico, relativa alla&nbsp; <a href="http://www.parlamento.it/leggi/09038l.htm" target="_blank">legge 23 aprile 2009, n. 38</a>, denominata &quot;Piano straordinario di controllo del territorio&quot;, ci pone la necessit&agrave; e l&#8217;urgenza di condividere e mettere a dibattito la nostra analisi sulla formazione dello &quot;stato sociale del controllo&quot; come ristrutturazione capitalista davanti alla crisi finanziaria attuale.</em>
</p>
<p>
<em>Buona lettura. </em>
</p>
<hr width="100%" size="2" />
Nell&#8217;ultima decade abbiamo assistito al declino di una tipologia di laissez-faire post-moderna &#8211; incentrata sull&#8217;appropriazione e messa al lavoro indiscriminata delle informazioni, ed al parallelo rafforzarsi di una tipologia di keynesismo anch&#8217;essa post-moderna, quella della spesa pubblica in sorveglianza, che chiameremo del &quot;watchfare&quot;. <img src="http://infofreeflow.noblogs.org/gallery/1944/banksy_cctv.jpg" hspace="9" width="360" height="440" align="left" /></p>
<p>Il watchfare comprende tutti gli investimenti effettuati sia in dispositivi e strutture fino ad allora destinati ai fini del semplice controllo sociale come telecamere, biometria, intercettazioni, vigilanza pubblica e privata, polizia ed esercito, intelligence, cpt, manicomi, carceri, comunit&agrave; di recupero (ma anche, e in maniera cruciale, istituti statistici, ispettorati del lavoro, polizia fiscale, controlli sanitari, istituti di certificazione) che in altri di pi&ugrave; recente comparsa riservati all&#8217;interazione sociale, come social network, chip RFID caricati ad esempio di informazioni genetiche e mediche, documenti digitali e smart card, dispositivi di tracciamento incorporati in telefonini, smartphone ed altri gadget.<br />
L&#8217;incontro tra strutture di controllo sociale e di interazione sociale &egrave; tangibile in diverse comunit&agrave; micro e macropolitiche: da un lato le &quot;gated communities&quot; a cui fanno riferimento autori come Baumann, dall&#8217;altro di volta in volta il confine USA-Messico, il muro d&#8217;Israele, la Fortezza Europa.</p>
<p>Cos&igrave; come il keynesismo elabora lo stato sociale in risposta alla catastrofe operativa del primo laissez-faire &#8211; per domare ed imbrigliare il flusso selvaggio del capitale ormai incontrollabile &#8211; e riaffermare allo stesso tempo l&#8217;autorit&agrave; statale da esso messa in discussione ai tempi della belle &eacute;poque 1870-1914 e della prima globalizzazione, il watchfare assolve principalmente a due compiti: il primo di essi &egrave; riportare sotto controllo politico il flusso di informazioni, &quot;ridistribuendolo&quot; con gli strumenti di watchfare &#8211; come il welfare keynesiano faceva con il capitale &#8211; tra i soggetti della comunit&agrave; (locale, nazionale, interstatale). Questo per spalmare il rischio delle operazioni finanziarie a cui il flusso informativo d&agrave; vita &#8211; destabilizzante per la coesione sociale &#8211; fino a livelli tollerabili.<br />
Il secondo &egrave; quello di rispondere preventivamente alle crisi di sovrapproduzione contemporanee in base a diverse strategie, dalla legittimazione di processi di creazione di scarsit&agrave; artificiale, fino a strumenti di contingentamento come le quote latte ed a investimenti nella stessa industria della sicurezza.<span id="more-73"></span></p>
<p>Le iniezioni di watchfare pongono fine al sogno positivista della globalizzazione neoliberale: non si parler&agrave; pi&ugrave; di impedire le migrazioni delle persone, bens&igrave; di creare svariate categorie di &quot;alien&quot;, differenziate in base a conoscenze e competenze, in base alle quali saranno disincentivate arbitrariamente e alla fonte alcune tipologie di migrazioni rispetto ad altre. Chi si<br />
sottraesse alla categorizzazione, a partire dal mancato sottoporsi a<br />
procedure d&#8217;identificazione, trover&agrave; il CIE.<br />
Non si parler&agrave; nemmeno di porre limiti di principio alla circolazione delle merci ma, quando necessario,&nbsp; interverranno controlli sanitari, regole di imballaggio e trasporto, persino considerazioni sulla sostenibilit&agrave; ambientale del processo lasciate in precedenza ad attori di movimento. Quindi tutta una serie di eccezioni che si istituzionalizzano, come si discuter&agrave; pi&ugrave; avanti.</p>
<p>Invece di essere risparmiata come territorio libero dall&#8217;ingerenza politica, internet ne &egrave; anzi infrastruttura portante: negli ultimi anni si &egrave; rafforzata la capacit&agrave; di ultima istanza degli attori statali ed interstatali (in maniera decisiva quando dotati di potenzialit&agrave; di mercato planetarie come USA, UE, Cina) di monitorare l&#8217;accesso a servizi di attori commerciali o di accedere ai loro database (emblematici i casi di Google in Cina e dell&#8217;accordo tra Skype ed Eurojust). Ci&ograve; rimanda alla costruzione di servizi differenziati da paese a paese; questa &quot;balcanizzazione di internet&quot;, come scrive Formenti citando Goldsmith e Wu, si risolve nel watchfare state topico cinese in un&#8217;infrastruttura semipermeabile, abbastanza aperta da mantenere l&#8217;economia al passo della maggiore crescita del mondo, ma allo stesso tempo chiusa all&#8217;ampliamento delle libert&agrave; politiche.</p>
<p>Ma esaminiamo ora in dettaglio la genesi del watchfare.</p>
<p>A ridosso del 2000 la stagione del laissez-faire dell&#8217;informazione (aperta dalla contemporaneit&agrave; della rivoluzione postfordista, della crisi petrolifera e dello stato-piano, e proseguita con<br />
l&#8217;istituzionalizzazione dello stato-crisi e la privatizzazione di aziende statali e del mercato dei brevetti) scandita dalla contraddizione tra il positivismo ottimista da una parte &#8211; che riponeva<br />
fiducia incondizionata nella validit&agrave; quasi scientifica della dottrina neoliberista e dell&#8217;affrancamento della &ldquo;new economy&rdquo; dalla ciclicit&agrave; della precedente &#8211; e da politiche economiche di austerit&agrave; ed erosione dei diritti sindacali dall&#8217;altra, si avvia al tramonto.</p>
<p>Due coppie di eventi suscitano questo cambiamento, ponendo fine al neoliberismo nello stesso modo in cui la grande guerra e la grande depressione pongono fine prima alla globalizzazione primonovecentesca poi al laissez-faire: Bolla dot.com 2000 &amp; 11/9 2001&nbsp; (crisi localizzata/guerra globale) Crisi Finanziaria e Mumbai 2008 (crisi globale/guerre localizzate)</p>
<p>Dopo un decennio di crescita impetuosa dei mercati ed ampliamento delle socializzazione della finanza, la bolla delle dot com evidenzia tutti i limiti del &quot;laissez-faire&quot; dell&#8217;informazione: aziende &quot;della new economy&quot;, spesso dotate di nient&#8217;altro che un dominio .com e che proprio in virt&ugrave; di questo avevano visto impennarsi le proprie quotazioni a fine<br />
anni &#8217;90, crollano davanti alla richiesta di garanzie e prodotti monetizzabili, trascinando con s&eacute; il resto dell&#8217;economia.<br />
La condizione latente di asimmetria informativa tra le parti coinvolte nel processo economico, esasperata dalla competitivit&agrave; del modello neoliberale implica l&#8217;assunzione di rischi, a lungo termine insostenibili per la massa dei risparmiatori. Si passa da un general intellect dei bisogni e desideri immediati, &quot;intelligente&quot;, ad un general intellect completamente alienato rispetto alle tecniche di messa a lavoro di s&eacute; stesso (finanza gregaria e web 2.0), &ldquo;stupido&rdquo;.</p>
<p>L&#8217;11/9 mette in crisi il vecchio apparato di sorveglianza USA, ancora modellato sulla contingenza della guerra fredda; fin da subito si parla di una nuova epoca di guerra asimmetrica, in cui attori non statali e persino individualit&agrave; dotate di sufficienti conoscenze e competenze possono minacciare la sicurezza di interi stati. Pur nella diversit&agrave; di intenti, si pu&ograve; dire che mentre i bolscevichi del 1917 rivolgono le macchine contro il capitale, i terroristi dell&#8217;11/9 rivolgono le informazioni contro il capitale. Le implementazioni del Patriot Act spianeranno la strada alla nuova realt&agrave; del watchfare, con un nuovo apparato di sorveglianza ripreso su scala globale.</p>
<p>A seguito di questi eventi, si avvia una tumultuosa fase di transizione tra 2001 e 2008, tutta giocata sulla rincorsa tra il laissez-faire informazionale ed il watchfare: da un lato si cerca di dare nuovi strumenti al primo ( creative commons, open source, derivati ) per preservare il suo vantaggio competitivo in un gioco al rialzo di sussunzione alienante di nuovi mercati, davanti alle critiche riguardo al come, allo stesso modo del suo antecedente storico, il mercato non regolato dell&#8217;informazione abbia finito per dar vita a nuovi monopoli (brevetti, software proprietario, DRM). Dall&#8217;altro si assiste al tentativo degli stati di incanalare l&#8217;informazione attraverso vari dispositivi (taglio cavi-myanmar; firewall-cina; patriot act-usa; pacchetto sicurezza-italia; videosorveglianza e pacchetto comportamenti antisociali-UK; schedatura edvige-Francia; legge orwell-Svezia), modalit&agrave; autoctone di recuperare in diversi modi la sovranit&agrave; sulla sicurezza persa davanti a globalizzazione e libero mercato.</p>
<p>Questo watchfare non sopporta il rischio, l&#8217;eventualit&agrave; deviante rappresentata dallo straniero portatore di un approccio &quot;altro&quot; ai problemi, dal dissidente davanti ad una decisione &quot;razionale&quot;, dall&#8217;omosessuale in quanto non funzionale alla riproduzione, ed insegue con la disperazione che gli &egrave; propria la chimera del controllo assoluto.<br />
Ideologia che ingessa l&#8217;evoluzione e la creativit&agrave; dell&#8217;uomo, fissando degli standard a cui nemmeno l&#8217;interezza&nbsp; delle sue stesse parti &egrave; in grado di conformarsi sulla base di eccezioni permanenti; per essere accettato, praticabile e garantire la riproduzione della propria legittimit&agrave; e classe politica deve avanzare le proprie narrazioni su<br />
basi istintuali: il grande fratello inglese e la campagna sulla sicurezza in Italia sono nemici del ragionamento, e lasciano taciute o disperse nel rumore di fondo le istanze particolari su cui premono i loro molteplici antagonisti, da quelle di &quot;classe&quot; (migranti, donne, precari) alla valutazione costi-benefici dell&#8217;apparato di sicurezza stesso.</p>
<p>La crisi finanziaria del 2008 sembra segnare la fine dell&#8217;autonomia dei mercati; in tale momento di confusione ed incertezza, emblematiche sono le prime misure prese dalle conferenze intergovernative europee: la stretta sulle agenzie di rating, che devono registrarsi ed essere sottoposte a monitoraggio, e la regolamentazione paradisi fiscali, che colpiscono due elementi centrali nelle dinamiche finanziarie del vecchio neoliberismo.</p>
<p>Alla guerra asimmetrica in un primo momento e sull&#8217;onda emozionale degli attacchi subiti si&nbsp; risponde con il warfare, nient&#8217;altro che un frettoloso aggiornamento del keynesismo militare, e la guerra preventiva; ma in un&#8217;epoca in cui il conflitto interstatale era presentato dagli stessi ideologi della fine della storia come un relitto del passato, ci&ograve; non poteva che scontrarsi con l&#8217;ostilit&agrave; di grandi movimenti di piazza e con la resistenza irakena.<br />
Tra l&#8217;indignazione per Guantanamo e quella per Abu Ghraib, questa strategia ha fallito fino a quando non si &egrave; data una condizione di appaltazione ad attori locali (le milizie sunnite) dello sforzo bellico, e dal &ldquo;laissez-faire informazionale&rdquo; della guerra asimmetrica non si &egrave; finito per passare al &ldquo;watchfare&rdquo; della polizia globale.<br />
L&#8217;unilateralismo americano porta ad una frammentazione del sistema internazionale, in cui a livello nazionale svuotamento anomico del diritto (stato di fermo diventa pena effettiva, autonomie locali non hanno abbastanza fondi per essere autonome, divieti motivati dal rischio soverchiano i diritti riconosciuti) e stato di emergenza continuo si sostengono reciprocamente.</p>
<p>Anche gli attentati di Mumbai del 2008, pur meno cruenti dell&#8217;11 settembre, evidenziano il salto di qualit&agrave; delle potenzialit&agrave; reali del flusso informativo: la pianificazione con lo studio del campo di battaglia su Google Earth, la coordinazione tramite i social network, le esecuzioni selettive e l&#8217;utilizzo di droghe eccitanti da parte degli attaccanti consentono loro di tenere in scacco per giorni i reparti speciali dell&#8217;esercito indiano.</p>
<p>La risposta delle istituzioni non pu&ograve; che consistere in una nuova corsa agli armamenti per la cyber-guerra, ed alla creazione di strutture adeguate a supportarla: la guerra ai tempi del watchfare pu&ograve; infatti essere vinta senza sparare un colpo, senza nemmeno teoricamente provocare danni materiali, ma semplicemente impedendo allo stato avversario di esercitare il proprio watchfare sulla propria popolazione, modellando il flusso dell&#8217;informazione in senso ad esso contrario.<br />
Davanti a queste constatazioni naufraga la lettura negriana di impero, nel momento in cui gli stati, anche tramite il supporto di attori non statali &#8211; contemporanei equivalenti delle antiche Compagnie delle Indie, come ad esempio il Russian Business Network per la Russia e Google per gli USA si lanciano nella corsa imperialista verso una colonizzazione dell&#8217;infosfera che i movimenti antagonisti sono chiamati a contrastare.</p>
<p>A causa della sempre maggiore delocalizzazione dei rischi la crisi economica locale in atto diventa globale in potenza, e a causa del sempre maggiore watchfare statale la guerra globale in atto, gi&agrave; divenuta eterea con l&#8217;esaurirsi della retorica bushiana, diventa locale in potenza; finch&eacute;, rispecchiandosi l&#8217;un l&#8217;altra, crisi economica e guerra tendono a coincidere come campo devastato delle irrisolte contraddizioni tra liberale e sociale, laissez-faire e welfare, fordismo e postfordismo. </p>
<p>
&nbsp;
</p>
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<p><small><a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2009/05/08/not-net-working-netwar-watchfare/">Not [net] working &#8211; Netwar &#8211; Watchfare</a> &copy;, <a rel="license" href=""></a>.</small></p>]]></content:encoded>
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		<title>Not [net] working &#8211; La rete non è un media &#8211; Introduzione</title>
		<link>http://infofreeflow.noblogs.org/post/2009/04/21/not-net-working-la-rete-non-un-media-introduzione/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 19:50:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi siamo?]]></category>

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		<description><![CDATA[Quello che segue &#232; parte di un pi&#249; ampio lavoro a cui la crew di IFF sta lavorando. Non &#232; da considerarsi in nessun modo un documento esaustivo, formalizzato o concluso. L&#8217;idea &#232; di porne, di volta in volta, in condivisone dei paragrafi su NoBlogs in modo tale che possano risultare utili e propedeutici per [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span><em>Quello che segue &egrave; parte di un pi&ugrave; ampio lavoro a cui la crew di IFF sta lavorando. <br />
Non &egrave; da considerarsi in nessun modo un documento esaustivo, formalizzato o concluso. L&#8217;idea &egrave; di porne, di volta in volta, in condivisone dei paragrafi su NoBlogs in modo tale che possano risultare utili e propedeutici per coloro che vogliano partecipare alle giornate di <a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2009/04/19/not-net-working-la-rete-non-un-media-seminari-di-autoformazione" target="_blank">not[net]working</a> che stanno per aprirsi. Condividere in questo habitat tale &quot;nostra produzione&quot; &egrave; dettato non in ultimo dalla speranza che essa possa essere oggetto di una fruttuosa critica, e perch&eacute; no, di una revisione collettiva capace di farla progredire ed evolvere da quelli che sono i suoi punti deboli sul piano teorico.<br />
Buona lettura </em><br />
</span></p>
<hr width="100%" size="2" />
<span><br />
I miti della rete sono duri a morire.<br />
Uno dei pi&ugrave; celebrati &egrave; che Internet sia un mezzo di comunicazione capace di ridare vigore al disastrato agor&agrave; politico globale, espressione di questi tempi di paure e lacerazioni sociali.</p>
<p>Proclamata anche di recente, quest&#8217;asserzione, che attribuisce a internet un ruolo quasi taumaturgico nell&#8217;espansione dei processi sociali di democratizzazione e di partecipazione politica, non suona certo nuova agli studiosi ed agli addetti ai lavori dei media digitali.<span id="more-70"></span> </p>
<p>Essa trova origine e fondamento in diversi ambiti. Le prime traccie sono riscontrabili nella storia e nella letteratura dei teorici cyberpunk, una contro-cultura che proprio nell&#8217;orizzontalit&agrave; e nella presunta natura anarchica delle reti trova due dei suoi miti fondativi . La &ldquo;Dichiarazione d&#8217;indipendenza del cyberspazio&rdquo; di John Perry Barlow&nbsp; &egrave; stata a sua volta uno degli scritti fondamentali nella costruzione dell&#8217;immaginario di un territorio liberato dalle ingerenze e dalle forme di controllo statale e corporativiste. Infine, la prima configurazione tecnica dell&#8217;architettura di Internet dava adito all&#8217;idea di un modello di organizzazione sociale caotico:&nbsp; nelle loro forme remote i network erano infrastrutture &ldquo;stupide&rdquo;, da pari a pari, ideate in modo tale che ogni nodo che le componesse avesse lo stesso peso degli altri e che l&#8217;intelligenza di questa rete si concentrasse nelle sue diramazioni periferiche, senza subire la mediazione di alcuna autorit&agrave; centralizzata.</p>
<p>Parliamo per&ograve; di contributi teorici i quali, senza volerne minimamente disconoscere l&#8217;influenza e l&#8217;importanza sotto il profilo politico, culturale, sociale e della memoria, sono stati elaborati e sviluppati in contesti completamente differenti rispetto all&#8217;epoca di transizione che ci prepariamo ad affrontare. </p>
<p>Eppure, mai come in questi giorni, tanto nel panorama italiano quanto in quello internazionale, descrivere come mitologia o addirittura come vera e propria narrazione apologetica, l&#8217;immaginario dell&#8217;organismo neo anarchico capace di sfidare i vecchi poteri, ai pi&ugrave; pu&ograve; apparire cosa alquanto strana: non &egrave; forse il tempo del &quot;change&quot;? E questo &quot;change&quot; non ha forse ampliato a dismisura la sua base d&#8217;appoggio proprio grazie alla cosiddetta &quot;YouTube Politics&quot;? E d&#8217;altronde la rete non porta in se quel fulcro propulsore in grado di dare una spallata alle &ldquo;democrazie&rdquo; rappresentative, ormai sempre pi&ugrave; prive di significato e prossime al declino ( almeno nella loro accezione &#8217;900esca della sovranit&agrave; degli stati nazione ) incancrenite dalle loro inguaribili mancanze in termini di partecipazione?</p>
<p>A noi sembra piuttosto che, nella grande confusione che regna sotto il cielo ( e viene da chiedersi per chi sia eccellente la situazione ), vecchi modelli di media broadcast travestiti con abiti firmati &ldquo;Cultura di rete&rdquo;, mandino in visibilio folle urlanti diventando megafono di proposte populistiche, facili da ingoiare per un pubblico affamato di punti riferimento, stremato dall&#8217;inettitudine dalle nuove icone alla loro fallimentare ribalta e reso impotente in un contesto autoritario ed invivibile.<br />
<em><br />
&quot;If you want a vision of the future, imagine a both standing on the human face&rdquo;.</em></p>
<p>Le reti, che forti delle armi della trasparenza e di un modello di comunicazioni paritario, promettevano democrazia e nuove forme di partecipazione e di conflitto politico, appaiono invece sempre pi&ugrave;&nbsp; come cattive riproduzioni &ldquo;micro&rdquo; riflesso&nbsp; di quei modelli culturali &ldquo;macro&rdquo; che avrebbero dovuto invece definitivamente sconfiggere. </p>
<p>Ripartendo da questa triste, ma importante constatazione sentiamo allora la necessit&agrave; di affermare in modo netto che la <strong>RETE NON &Egrave; UN MEDIA</strong>. O quanto meno: ci sembra importante sottolineare la nostra lontananza da qualsiasi modello teorico che tragga origine dall&#8217;analisi sterile, meramente centrata sull&#8217;aspetto comunicativo della tecnologie digitali, perch&eacute; in questo modo si intraprende una strada che, a nostro avviso, condurr&agrave; necessariamente a conclusioni errate e fuorvianti.</p>
<p>Il nostro discorso invece, si vuole innestare sull&#8217;inquadramento della rete come un ambiente connaturato ( e quindi &ldquo;espressione&rdquo; ) dei rapporti sociali esistenti a livello politico, economico e culturale. Rapporti sociali, senz&#8217;altro mediati dalla tecnologia la quale ne &egrave; a sua volta concausa.</p>
<p>Questa seconda ipotesi, apre differenti scenari sulle interpretazioni relative al peso avuto dalle nuove tecnologie sulla nostra quotidianit&agrave;.<br />
Tentando per&ograve; di seguire il filo del discorso con cui abbiamo impostato questo documento, e utilizzando le armi della critica, gi&agrave; affilate da diversi autori, vorremo in prima battuta concentrarci sulla demolizione del mito della rete che abbiamo sin&#8217;ora delineato, a partire da 3 aspetti ( profondamente inscritti nel contesto attuale ) che tratteremo in ordine sparso nel testo:<br />
</span></p>
<ol>
<li><span>L&#8217;estensione, a tratti di una ferocia isterica, dei regimi di propriet&agrave; intellettuale nell&#8217;era della riproducibilit&agrave; infinita ( stando ben attenti a non cadere in facili e comode trappole linguistiche ).</span></li>
<li>La conquista ( in larga parte messa in atto ) da parte delle corporation dell&#8217;informazione dei network ( fisici, immateriali e relazionali ) che compongono la rete.</li>
<li><span></span>L&#8217;aumento esponenziale dei sistemi di sorveglianza e controllo, che pur non essendo strumenti ascrivibili unicamente alla societ&agrave; dell&#8217;informazione, in essa trovano un tratto caratteristico ed un&#8217;impennata esponenziale nella loro diffusione dopo gli attentati di New York dell&#8217;11 settembre 2001</li>
</ol>
<p>
<span><br />
Questi tre fenomeni, profondamente interconnessi l&#8217;uno con l&#8217;altro come speriamo di poter mettere in luce nel proseguimento del testo, aprono lo strada a diverse considerazioni relative all&#8217;estensione dei processi di sfruttamento e di accumulazione capitalista del sapere in epoca post-fordista. Processi manifesti certo in modo pi&ugrave; evidente in rete, ma non per questo estranei, ed anzi ormai sempre pi&ugrave; aderenti anche a strategie commerciali non esclusivamente &ldquo;virtuali&rdquo;.<br />
Occorrer&agrave; quindi dar luogo ad una riflessione in merito al mutato ruolo che la conoscenza oggi riveste nell&#8217;ambito dei processi lavorativi, in quello della composizione di classe e nelle dinamiche ( tanto pervasive, quanto impercettibili e per questo efficienti ) del controllo sociale. </span>
</p>
<p align="right">
<em>(continua&#8230;)</em>
</p>
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<p><small><a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2009/04/21/not-net-working-la-rete-non-un-media-introduzione/">Not [net] working &#8211; La rete non è un media &#8211; Introduzione</a> &copy;, <a rel="license" href=""></a>.</small></p>]]></content:encoded>
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		<title>Dispensa del corso: &#8220;Sicurezza, crittografia ed antispam per la posta elettronica&#8221; online! ( AGGIORNATO! )</title>
		<link>http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/12/27/dispensa-del-corso-sicurezza-crittografia-ed-antispam-per-la-posta-elettronica-online/</link>
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		<pubDate>Sat, 27 Dec 2008 21:32:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iff</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Sorveglianza]]></category>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;attesa di riprendere la programmazione dei corsi, pubblichiamo la dispensa del primo appuntamento di Security Handshake , tenutosi lo scorso 24 ottobre presso il Laboratorio Occupato Crash di Bologna: Sicurezza, crittografia ed antispam per la posta elettronica(versione 1).pdf Ne approfittiamo per ringraziare quanti hanno partecipato, e per i loro consigli e suggerimenti. Enjoy Your Privacy [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
Nell&#8217;attesa di riprendere la programmazione dei corsi, pubblichiamo la dispensa del primo appuntamento di <a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/10/17/security-handshake.-oltre-la-paranoia-informatica-corsi-di-sicurezza-informatica-di-base" target="_blank">Security Handshake</a> , tenutosi lo scorso 24 ottobre presso il <a href="http://crash.noblogs.org/" target="_blank">Laboratorio Occupato Crash</a> di Bologna:
</p>
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<a id="res_115558" href="http://infofreeflow.noblogs.org/gallery/1944/SicurezzaPosta.pdf" target="_blank">Sicurezza, crittografia ed antispam per la posta elettronica(versione 1).pdf</a>
</p>
<p>
Ne approfittiamo per ringraziare quanti hanno partecipato, e per i loro consigli e suggerimenti. Enjoy Your Privacy &amp; Stay Tuned!!
</p>
<hr width="100%" size="2" />
<p>
<strong>UPDATE!! </strong>
</p>
<p>
In data 27 dicembre 2008 abbiamo pubblicato una versione della dispensa con alcuni piccoli aggiornamenti e correzioni. La potete trovare al seguente link.
</p>
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<a id="res_115558" href="http://infofreeflow.noblogs.org/gallery/1944/SicurezzaPostaBis.pdf" target="_blank">Sicurezza, crittografia ed antispam per la posta elettronica (versione 2).pdf</a>
</p>
<p>
Buona lettura!
</p>
<pre>
</pre>
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<p><small><a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/12/27/dispensa-del-corso-sicurezza-crittografia-ed-antispam-per-la-posta-elettronica-online/">Dispensa del corso: &#8220;Sicurezza, crittografia ed antispam per la posta elettronica&#8221; online! ( AGGIORNATO! )</a> &copy;, <a rel="license" href=""></a>.</small></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Web 2.0: Entropy of Selfmanaged Networks versus Distopy of Transparence</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Apr 2008 12:33:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi siamo?]]></category>
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		<description><![CDATA[TRADUZIONE IN ITALIANO This year Info Free Flow&#8216;s hank has unravelled through various interdisciplinary moments: as a miniature social network, this time an &#34;analogical&#34; one, heterogeneous tools were employed for a comparate examination of our technological milieu, tagging diversely from time to time the phenomena which interest us, and from which we are interested, and [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
<a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/04/16/web-2.0-entropia-delle-reti-autogestite-contro-distopia-della-trasparenza" target="_blank"><strong>TRADUZIONE IN ITALIANO</strong></a>
</p>
<p>
This year <a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/01/30/info-free-flow-3.0" target="_blank">Info Free Flow</a>&#8216;s hank has unravelled through various interdisciplinary moments: as a miniature social network, this time an &quot;analogical&quot; one, heterogeneous tools were employed for a comparate examination of our technological milieu, tagging diversely from time to time the phenomena which interest us, and from which we are interested, and socializing them with others. In other words, by doing networking.</p>
<p>Networking means gathering heterogeneous experiences, reprocessing one&#8217;s acknowledgements in the light of others&#8217; contributions and self-building physical, digital and mental frames appropriate to help progressing the exchange of ideas. <br />
However, this is not enough. Crossing the main themes of last years&#8217; computer science debate, a critique of the networking tool becomes appropriate in regard to a serie of its fruition nodes: what communicate and what not (privacy), by which means that can be achieved (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Web_2.0" target="_blank">web 2.0</a> rather than <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Darknet" target="_blank">darknets</a>), how to ensure data and profiles portability, which usage will be made of them (licence of appropriation of the transmitted information/knowledge by third parties and profiling).<br />
However, two are the fields that define the type of network we are going to criticize; that is, the network infrastructure and hardware and the range of users that relate themselves to it with their own practices.<span id="more-30"></span>In advanced capitalist societies, with the exceptions of pockets of digital divide in which there is no convenient investment for privates and the public is lacking, the network connection infrastructures progress and their subscription costs decrease: the capital&#8217;s strategy is to include into the market the widest possible range of users, to raise profits connected to the <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Coda_lunga" target="_blank">long tails</a>. For this purpose, the web is favourite as advertising media, since traditional ones such as newspapers, radios, tvs and door-to-door sales are unable to feature such specifical ads as <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/AdSense" target="_blank">Google&#8217;s AdSenses</a>, in regard to new consumers&#8217; requests.</p>
<p>Specularly to this economical interest, very keen to expand and extend itself, capabilities of networks&#8217; liberatory usage were long perplexed. Referring to wireless technology, for a long time manufacturers of these devices did not release drivers&#8217; sources, repressing chances of their modding and customization by users.</p>
<p>In front of this merely functional use of the wireless medium, envisaged by the thousand limits and restrictions of public laws and private contracts, the challenge is that of promoting the attitude of experimenting, testing, playing with this technology and design alternative uses for it, in order to satisfy needs and desires and re-appropriate oneself of income inasmuch as grassroots technologies become able to replace or enhance the costly pre-packaged devices that monopolize the market.</p>
<p>Other themes highlighted by the exponential growth of web technology and the number of entities that are interfaced with it are those of privacy, anonimity and techno-control. In the last five years, the boost of data&#8217;s transmission speed and storage capacity made feasible a diffusion of information in high quantity and quality, far cry from before.<br />
Techno-control is born when is made possible on a large scale their association with physical subjects, that by then are turned into digital subjects.<br />
The digital subject configures itself in turn as an everchanging nexus of <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Space_of_flows" target="_blank">informational flows</a>, which unintentional dissemination &#8211; operated by movement and making of transactions inside and outside the web &#8211; rises concern about their monitoring and usage by third parties, and need to protect them with appropriate habits and technologies.</p>
<p>The projection on the web that individuals and collectives make of themselves, by inserting &#8211; not just willingly, but even in detail &#8211; their personal data on social networks such as Myspace, Youtube, Flickr and Facebook results in publication and categorization of preferences, tendencies, projects and agendas.<br />
If from one side these frames represent a source of opportunities of communication, networking and collective consciousness building, that does not come for free: personal and collective data hold an intrinsic value that is embezzled from time to time by commercial profiling, using users&#8217; aggregated consumption preferences in order to sell them the lastest gimmick on the market, to provide with information on them he who should decide about their compatibility with some job, or by further fueling statal techno-control&#8217;s pervasive machine.</p>
<p>Not anymore (or better, not only) then an archetypal orwellian big brother, monolithical, statal and repressive but a variable geometry of big brothers, each one owning one or more closed databases of information about millions of profiles that, starting from a captivating model of consumism of relationships, by defining the coordinates resulting from the crossing of their data can point one&#8217;s location &#8211; on the cyberspace&#8217;s map and beyond &#8211; with absolute precision. <br />
A determination which tastes deterministic by the time in which, followed by appropriate means of conditioning such as targeted advertising and subtle inculcation of socio-cultural stereotypes into an individual, favours conformation in his consumptions and relationships until their complete predictability, a condition that casts man&#8217;s evolution and saddens his existence. Control through utmost transparence.</p>
<p>Against this, self-formation about personal data management acquires a central value; then turning viable a tactical and contingent usage of mainstream social networks, with the chance of starting, crossing and building in parallel and perspective &#8211; also thanks to free software &#8211; digital unmercified spaces, platforms keen about data portability and communicational channels more respectful of privacy, such as proxies and decentralised networks.
</p>
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<p><small><a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/04/19/web-2-0-entropy-of-selfmanaged-networks-versus-distopy-of-transparence/">Web 2.0: Entropy of Selfmanaged Networks versus Distopy of Transparence</a> &copy;, <a rel="license" href=""></a>.</small></p>]]></content:encoded>
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		<title>Web 2.0: Entropia delle Reti Autogestite contro Distopia della Trasparenza</title>
		<link>http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/04/17/web-2-0-entropia-delle-reti-autogestite-contro-distopia-della-trasparenza/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Apr 2008 22:58:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi siamo?]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Social network]]></category>
		<category><![CDATA[Sorveglianza]]></category>
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		<description><![CDATA[ENGLISH TRANSLATION&#160; Quest&#8217;anno la matassa di Info Free Flow si &#232; dipanata in diversi momenti interdisciplinari: come un network sociale, in questo caso &#34;analogico&#34;, in miniatura ci si &#232; avvalsi di strumenti eterogenei per una disamina comparata del nostro ambito tecnologico, attribuendo etichette diverse di volta in volta ai fenomeni ai/dai quali ci siamo interessati [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
<a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/04/19/web-2.0-entropy-of-selfmanaged-networks-versus-distopy-of-transparence" target="_blank"><strong>ENGLISH TRANSLATION</strong></a>&nbsp;
</p>
<p>
Quest&#8217;anno la matassa di <a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/01/30/info-free-flow-3.0">Info Free Flow</a> si &egrave; dipanata in diversi momenti interdisciplinari: come un network sociale, in questo caso &quot;analogico&quot;, in miniatura ci si &egrave; avvalsi di strumenti eterogenei per una disamina comparata del nostro ambito tecnologico, attribuendo etichette diverse di volta in volta ai fenomeni ai/dai quali ci siamo interessati e socializzandole con gli altri. In altre parole, facendo networking.</p>
<p>Networking vuol dire riunire esperienze eterogenee, rielaborare il proprio vissuto alla luce dei contributi altrui e autocostruire le infrastrutture fisiche, digitali e mentali pi&ugrave; adatte ad aiutare la progressione del<br />
confronto. &nbsp;<br />
Tuttavia ci&ograve; non basta. Attraversando i principali temi del dibattito informatico degli ultimi anni, diventa opportuna la critica dello strumento del networking rispetto a tutta una serie di nodi della sua fruizione: cosa comunicare e cosa no (privacy), tramite quali canali farlo (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Web_2.0" target="_blank">web 2.0</a> piuttosto che <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Darknet" target="_blank">Darknet),</a> come garantire la portabilit&agrave; di dati e profili, che uso ne verr&agrave; fatto (licenza di appropriazione dell&#8217;informazione/conoscenza trasmessa da parte di terzi e profilazione).</p>
<p>Due sono comunque gli ambiti che definiscono il tipo di network che andiamo a criticare, cio&eacute; l&#8217;infrastruttura e l&#8217;hardware di rete e l&#8217;insieme degli utenti che vi si rapporta con le proprie pratiche.<span id="more-29"></span><br />
Nelle societ&agrave; capitalistiche avanzate, a parte sacche di digital divide dove non &egrave; conveniente per il privato investire ed il pubblico latita, le infrastrutture di connessione alla rete fanno passi avanti ed i costi degli abbonamenti si abbattono: la strategia del capitale &egrave; quella di includere nel mercato il maggior numero possibile di utenti per aumentarne i profitti legati alle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Coda_lunga">code lunghe</a>. A questo fine, come mezzo pubblicitario viene prediletta la rete, dato che gli strumenti tradizionali come giornali, radio, tv e campagne porta a porta non sono in grado di presentare inserzioni di specificit&agrave; paragonabile agli <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/AdSense">Adsense</a> di Google rispettoalle esigenze dei nuovi consumatori.<br />
&nbsp;<br />
Specularmente a questo interesse economico, molto solerte ad espandersi e ramificarsi, si sono compresse a lungo le potenzialit&agrave; di utilizzo liberatorio delle reti. In riferimento alla tecnologia wireless, a lungo le case produttrici di quelle apparecchiature non rilasciavano i sorgenti dei driver, reprimendone le possibilit&agrave; di modifica e adattamento alle proprie esigenze da parte degli utenti.</p>
<p>Davanti a quest&#8217;uso puramente funzionale del mezzo wireless, prospettato dai mille paletti e restrizioni delle normative pubbliche e dei contratti privati, la sfida &egrave; quella di promuovere l&#8217;attitudine a sperimentare,<br />
testare, giocare con questa tecnologia e a progettarne usi alternativi, per soddisfare bisogni e desideri e riappropriarsi di reddito nella misura in cui tecnologie sviluppate dal basso diventano in grado di sostituire od<br />
integrare le costose apparecchiature preconfezionate che monopolizzano il mercato.</p>
<p>Altri temi portati alla ribalta dall&#8217;esponenziale crescita della tecnologia di rete ed al numero di entit&agrave; che con essa si interfacciano sono quelli della privacy, dell&#8217;anonimato e del tecnocontrollo.<br />
Negli ultimi cinque anni, l&#8217;aumento della velocit&agrave; di trasmissione dei dati e della capacit&agrave; di storage degli stessi hanno reso possibile la diffusione di informazioni in quantit&agrave; e qualit&agrave; incomparabile rispetto a prima.<br />
Il tecnocontrollo nasce nel momento in cui &egrave; resa possibile su larga scala l&#8217;associazione di esse a persone fisiche, che a quel punto si tramutano in persone digitali.</p>
<p>La persona digitale si configura a sua volta come spazio in continuo divenire di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Space_of_flows">flussi informativi</a>, la disseminazione inconsapevole dei quali &#8211; operata nel corso di spostamenti e transazioni dentro e fuori la rete &#8211; pone il problema del loro monitoraggio ed utilizzo da parte di terzi, e la necessit&agrave; di proteggerli con abitudini e tecnologie appropriate.<br />
&nbsp;<br />
La proiezione sulla rete che individualit&agrave; e collettivi fanno di s&eacute;, con l&#8217;immissione &#8211; non solo consapevole ma persino particolareggiata &#8211; dei propri dati personali su network sociali come Myspace, Youtube, Flickr e Facebook, risulta nella pubblicazione e nella categorizzazione di preferenze, orientamenti, progetti e percorsi. <br />
Se da una parte queste strutture rappresentano una fonte di opportunit&agrave; comunicative, di networking e costruzione<br />
di immaginario, ci&ograve; non &egrave; dato gratuitamente: i dati personali e collettivi racchiudono un valore intrinseco di cui la profilazione a fini commerciali si appropria di volta in volta, utilizzando le preferenze di consumo aggregate degli utenti per vendere loro l&#8217;ultima trovata sul mercato, fornendo informazioni su di loro a chi dovr&agrave; decidere della loro<br />
compatibilit&agrave; con qualche impiego, o alimentando ulteriormente la macchina pervasiva del tecnocontrollo statale. </p>
<p>Non pi&ugrave; (o meglio, non solo) quindi l&#8217;archetipo orwelliano del grande fratello, monolitico, statale e repressivo, bens&igrave; una geometria variabile di grandi fratelli, detentori ciascuno di uno o pi&ugrave; database chiusi di informazioni su milioni di profili che, a partire da un accattivante modello di consumismo delle relazioni, definendo le coordinate risultanti<br />
dall&#8217;incrocio dei propri dati determinano la posizione dell&#8217;individuo &#8211; sulla mappa del cyberspazio ed oltre &#8211; con assoluta precisione. Una determinazione che sa di determinismo nel momento in cui,&nbsp; seguita da appropriati mezzi di condizionamento come pubblicit&agrave; mirate e sottile inculcazione di stereotipi socioculturali in un individuo, ne<br />
favorisce la conformazione di consumi e relazioni fino alla loro prevedibilit&agrave; completa, una condizione che ingessa l&#8217;evoluzione dell&#8217;uomo e ne avvilisce l&#8217;esistenza. &nbsp;</p>
<p>A fronte di questo, assume valore centrale l&#8217;autoformazione rispetto alla gestione delle proprie informazioni; diventa cos&igrave; fattibile un utilizzo tattico e contingente dei network sociali mainstream, con la possibilit&agrave;<br />
di avviare, attraversare e costruire in parallelo ed in prospettiva &#8211; con l&#8217;aiuto anche di software libero &#8211; spazi digitali non mercificati, piattaforme attente alla portabilit&agrave; di dati e profili e canali di comunicazione pi&ugrave; rispettosi della privacy, come proxy e reti decentrate.&nbsp;
</p>
<pre>
</pre>
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<p><small><a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/04/17/web-2-0-entropia-delle-reti-autogestite-contro-distopia-della-trasparenza/">Web 2.0: Entropia delle Reti Autogestite contro Distopia della Trasparenza</a> &copy;, <a rel="license" href=""></a>.</small></p>]]></content:encoded>
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		<title>Who are we?</title>
		<link>http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/01/30/who-are-we/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Jan 2008 15:25:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi siamo?]]></category>
		<category><![CDATA[English]]></category>

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		<description><![CDATA[Info Free Flow is a counter-informational event on digital countercultures organized and looked after by the Laboratorio Occupato Crash in Bologna. The technology-knowledge duo represents more now than ever one of the keystones of information society and it surely is one of the most important tools in the daily practices of biopolitical dominance over the [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Info Free Flow is a counter-informational event on digital countercultures organized and looked after by the <a href="http://www.ecn.org/baz" target="_blank">Laboratorio Occupato Crash</a> in Bologna.</p>
<p>The technology-knowledge duo represents more now than ever one of the keystones of information society and it surely is one of the most important tools in the daily practices of biopolitical dominance over the individual.<br />
An ever increasing extension and range of intellectual property and its juridical declentions, architectures which control and filter contents, social networks which retains very little &quot;social&quot; background, steady and systematical violation of the right to privacy are just few elements which make up the background for the steady informational flow of global networks.</p>
<p>Info Free Flow suggests socialization, spreading and debate of counter-knowledge, produced by processes of collective sharing and multipliable thanks to networks&#8217; virality, usable for a wide-ranging re-appropriation of communication, against devastation of the political and cultural agora carried out by the corporations of information, show business and proprietary software, and by the ambiguities of the popular concept of &quot;open society&quot;.</p>
<p>We want be able to learn and spread knowledge in a self-managed way. We want to think, fancy and play with technology outside fixed boundaries, going straight to its source, deconstructing it, reassembling it piece after piece to ending up disassembling it again, in accordance with our need or simply for fun, producing widespread skills and rebuffing any fragmentary &quot;specialistic elitarism&quot;.</p>
<p>The event enjoyed, during the two editions of 2006-2007, attendance by some of the most important and active Italian underground ( and non-underground ) realities, in years on the hacking&#8217;s scene: the <a href="http://www.autistci.org/" target="_blank">Autistici Inventati</a> crew, the <a href="http://pws.winstonsmith.info/" target="_blank">Winston Smith</a> project, the <a href="http://www.molleindustria.org/" target="_blank">MolleIndustria</a> videogames designers, the research group <a href="http://www.ippolita.net/" target="_blank">Ippolita</a>, the cultural agitators of <a href="http://copydown.inventati.org/" target="_blank">Copydown</a> and the <a href="http://netsukuku.freaknet.org/" target="_blank">Netsukuku</a> developers.</p>
<p>In parallel to the more decidedly counter-informational moment, the Info Free Flow crew aims to realize, using esclusively open GNU/Linux software, media infrastructure open to accessibility, interactivity and usability from any user with any level of computer science alphabetization.</p>
<p>Not lastly, a goal of IFF lies into experimenting with web radios, darknets and informal use of wireless technology. For now, we started by cabling up entirely the Laboratorio Crash and building up a small Internet Point which we will made accessible to anyone who will visit us at the venue.
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<p><small><a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/01/30/who-are-we/">Who are we?</a> &copy;, <a rel="license" href=""></a>.</small></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Chi siamo?</title>
		<link>http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/01/30/chi-siamo/</link>
		<comments>http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/01/30/chi-siamo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Jan 2008 12:59:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi siamo?]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://infofreeflow.noblogs.autistici.org/post/2008/01/30/chi-siamo/</guid>
		<description><![CDATA[Info Free Flow ( flusso libero di informazione ) &#232; un evento di controinformazione sulle controculture digitali organizzato e curato dal Laboratorio Occupato Crash! di Bologna. Il binomio tecnologia-saperi rappresenta oggi pi&#249; che mai una delle chiavi di volta della societ&#224; dell&#8217;informazione ed &#232; sicuramente uno degli strumenti pi&#249; importanti nelle pratiche quotidiane di governo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
Info Free Flow ( flusso libero di informazione ) &egrave; un evento di controinformazione sulle controculture digitali organizzato e curato dal <a href="http://www.ecn.org/baz" target="_blank">Laboratorio Occupato Crash!</a> di Bologna.
</p>
<p>
Il binomio tecnologia-saperi rappresenta oggi pi&ugrave; che mai una delle chiavi di volta della societ&agrave; dell&#8217;informazione  ed &egrave; sicuramente uno degli strumenti pi&ugrave; importanti nelle pratiche quotidiane di governo biopolitico sull&#8217;individuo.
</p>
<p>
Una sempre maggiore estensione e portata della propriet&agrave; intellettuale e delle sue declinazioni giuridiche, architetture di controllo e<br />
filtraggio dei contenuti, network sociali che di sociale hanno ben poco, costante e sistematica violazione del diritto alla privacy intrecciata<br />
ad onnipresenti processi di sorveglianza economica e repressiva, sono solo alcuni degli elementi che fanno da sfondo al flusso informativo<br />
costante dei network globali.
</p>
<p>
Info Free Flow propone la socializzazione, la diffusione e la discussione di contro &ndash; saperi, prodotti da processi di condivisione<br />
collettiva e moltiplicabili grazie alla viralit&agrave; delle reti, utilizzabili per una riappropriazione a tutto campo della comunicazione, a fronte della devastazione dell&#8217; agor&agrave; politico e culturale da parte delle multinazionali dell&#8217;informazione, dello spettacolo e del software<br />
proprietario e delle ambiguit&agrave; del concetto tanto in voga di &ldquo;open society&rdquo;.
</p>
<p>
Vogliamo poter apprendere e trasmettere saperi in modo autogestito. Vogliamo pensare, immaginare e giocare con la tecnologia al di fuori da binari  precostituiti, andando alla sorgente di essa, destruttrandola, ricomponendola pezzo per pezzo per poi smontarla di nuovo a seconda dei nostri bisogni o del nostro semplice divertimento, producendo competenze diffuse e respingendo qualsiasi frammentario &ldquo;elitarismo specialistico&rdquo;.
</p>
<p>
L&#8217;evento ha visto nelle due edizioni del 2006-2007 la partecipazione di alcune delle realt&agrave; underground ( e non ) italiane pi&ugrave; importanti ed<br />
attive da anni sulla scena dell&#8217;hacking: la crew <a href="http://www.autistci.org" target="_blank">Autistici Inventati</a>, il progetto <a href="http://pws.winstonsmith.info/" target="_blank">Winston Smith</a>, i designer di videogames di <a href="http://www.molleindustria.org/" target="_blank">MolleIndustria</a>, il<br />
gruppo di ricerca <a href="http://www.ippolita.net" target="_blank">Ippolita</a>,  gli agitatori culturali di <a href="http://copydown.inventati.org/" target="_blank">Copydown</a> ed gli sviluppatori di <a href="http://netsukuku.freaknet.org/" target="_blank">Netsukuku</a>.
</p>
<p>
Parallelamente al momento pi&ugrave; squisitamente contro &#8211; informativo la crew di Info Free Flow si propone di realizzare, utilizzando esclusivamente software libero GNU/Linux,  infrastrutture comunicative all&#8217;insegna dell&#8217;accessibilit&agrave;, dell&#8217;interattivit&agrave; e dell&#8217;utilizzabilit&agrave; da parte di qualsiasi utente con  qualsiasi livello di alfabetizzazione informatica.
</p>
<p>
Non ultima, la sperimentazione nel campo delle web radio, delle darknet di un uso informale del wireless &eacute; obbiettivo di IFF. Per ora abbiamo cominciato cablando interamente il Laboratorio Crash! e costruendo un piccolo Internet Point che renderemo accessibile a tutt* coloro che attraverseranno lo spazio.
</p>
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<p><small><a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2008/01/30/chi-siamo/">Chi siamo?</a> &copy;, <a rel="license" href=""></a>.</small></p>]]></content:encoded>
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		<title>From information control to digital resistance</title>
		<link>http://infofreeflow.noblogs.org/post/2006/12/04/from-information-control-to-digital-resistance/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Dec 2006 13:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Censura]]></category>
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		<category><![CDATA[Copyleft]]></category>
		<category><![CDATA[English]]></category>
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		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Proprietà intellettuale]]></category>
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		<category><![CDATA[Trusted Computing]]></category>
		<category><![CDATA[Videogames]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://infofreeflow.noblogs.autistici.org/post/2006/12/04/from-information-control-to-digital-resistance/</guid>
		<description><![CDATA[TRADUZIONE IN ITALIANO Digital technology and expansion of internet gave life, since when they started to spread broadly, to a veritable revolution of power relationships in the informational and communicational realm. That is, it has made possible for an huge amount of people linked together to access, thanks to the language of the bits, to [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
<a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2006/12/04/dal-controllo-dell-informazione-alla-resistenza-digitale" target="_blank">TRADUZIONE IN ITALIANO</a>
</p>
<p>
Digital technology and expansion of internet gave life, since when they  started to<br />
spread broadly, to a veritable revolution of power relationships in the  informational and communicational realm.<br />
That is, it has made possible for an huge amount of people linked  together to access, thanks to the<br />
language of the bits, to broad quantities of information, to publish  them and share them without any mediation<br />
at all, nor any filter and therefore any censorship in their diffusion  and browsing.
</p>
<p>
Growing<br />
widespread use of these new technologies allowed the development of<br />
complex social networks and virtual communities made up by real<br />
individuals that, under the banner of creative cooperation and free<br />
exchange of knowledge valourized their subjectivity (with the needs and<br />
wishes it expressed), experimenting in a whole new lot of practises:<br />
technical, political, artistical, novellistical, scientifical.
</p>
<p>
And everything about it takes place during a first phase much alien to  state and governative control and market<br />
influence, whose role first is reconsidered, then objected and finally  well opposed.<span id="more-42"></span>
</p>
<p>
P2P<br />
(systems for sharing and exchanging music, movies and any other kind of<br />
content inside a common network) little by little is dissolving the<br />
system of intellectual property and the logic of culture mercification<br />
that comes with it. Big corporations, which enjoy a monopoly in the<br />
entertainment industry, see threatened along with their mediatory<br />
stance in content distribution (software, music and video) also their<br />
mainstream built on profit and characterized by a dismal cultural<br />
misery. Musical labels and novellistic experiments are born and,<br />
adopting a self-managed creation and distribution, decide to give value<br />
to the inner meaning and freedom of the intellectual process of a<br />
work&#8217;s creation, instead of its commercial implications.
</p>
<p>
Forms<br />
of telematical protest like Netstrikes begin to be employed: virtual<br />
parades where thousands of people occupy targeted sites&#8217; bandwidth and<br />
prevent access to them, blocking their activities. The first one was<br />
organized by ECN in 1996 against the French nuclear tests at Mururoa,<br />
and many other had followed.
</p>
<p>
Tactical<br />
media (Isole nella Rete, Tactical Media Crew, New Global Vision,<br />
web-radios, Indymedia) finds favourable soil and multiply, being active<br />
protagonists in the struggles and conflicts of the last years, and in a<br />
totally independent and horizontal way they can involve thousands of<br />
people by trying to break the monopoly of information of the official<br />
and institutional media, that we know being one of the key elements of<br />
the rule of unique thought and capitalism.
</p>
<p>
Free<br />
operative systems based on the Linux kernel boom, sons of the<br />
practical, libertarian, anti-authoritarian and non-bureaucratical<br />
mentality of the hacking spirit. Free software, implemented and<br />
continually improved by countless legions of programmers, testers,<br />
debuggers and simple users who can access the source code of which it<br />
is made, grows more and more. The focal point that differentiates this<br />
creative effort with a background of social experiment isn&#8217;t that much<br />
gratuity but creation of programs free of any kind of intellectual or<br />
economic monopoly.
</p>
<p>
This breakdown of the informational cycle, that comes with a  communicative insurrection multiplied by the informatic<br />
technology, made the peaks of the pyramids of power tremble, shaken in  their basements. And Internet<br />
has increasingly become a stage for conflicts and a net of unsolved  tensions.
</p>
<p>
Governements,<br />
institutions and global corporations react against this with a blind<br />
and senseless fury (at first) and with more subtle strategies (then)<br />
trying to normalize the net and leading it back inside the parameters<br />
accounted for by the global market. Net frame must be changed, laws<br />
that regulate it must be changed, general perception about it must be<br />
changed. The imperative is for Internet not being a field of free<br />
communication and access to knowledge anymore , but becoming a big<br />
global super-market built in such a way to shape all its users into<br />
possible consumers. The ultimate objective is the creation of a<br />
&quot;secure&quot; informational environment, that means &quot;protected&quot; and purged<br />
by any form of dissent and opposition or to &quot;risk factors&quot; that could<br />
hindrace the flow of capitals and the commercialization of the net.
</p>
<p>
In<br />
the last years we are witnesses of the development of a wide array of<br />
tools to control the net&#8217;s information. Tools of control that, let&#8217;s<br />
highlight that, are effective when the range of their action is made<br />
possible and distributed on multiple layers, thanks to the realization<br />
of powerful legal gimmicks, exploitation of existing technical<br />
characteristics and introduction of new ones with clear functions of<br />
surveillance, conditioning and repression.
</p>
<p>
From one side, network architectures and hardware that builds up  computers and the software that we use on it are<br />
more and more conceived and developed in such a way to result
</p>
<p>
0#<br />
in some cases (as for server logs, cookies, web filters) as clear and<br />
present tools of surveillance and monitoring on our activities,<br />
attitudes, the way we move in the internet, which sites we visit, who<br />
we talk with, which content we store on our HDD, what we do and when.
</p>
<p>
1#<br />
In other cases as devices of limitation to resources and knowledge<br />
otherwise available in the net&#8217;s mare magnum. Such an example is the<br />
DRM (Digital Rights Management). Employed for the first time by Sony in<br />
a musical cd, it is a kind of technical limitation which aims to manage<br />
the whole life cycle of a digital object (a movie, a musical record, a<br />
software, an e-book, an image) and that of its copies in such a way to<br />
enable perpetual collection of property rights. These of which we are<br />
talking about are certainly technical topics that anyway implement<br />
clear political choices, that in the end state about who, how, when and<br />
at what price can access the Net, and what kind of Net.
</p>
<p>
Political choices<br />
that we find also in national and international legislations, more and<br />
more repressive and blatantly arrogant. A frame of control of the<br />
system of intellectual property, as brutal as inefficient, is started,<br />
with the promulgation of laws that criminalize P2P (like the Urbani<br />
decree), make possible a constant monitoring of file exchange networks<br />
and lead to some repressive moments in which forced shutdown of various<br />
servers of filesharing networks (such as Razorback2, e-donkey200, WinMX<br />
and earlier the progenitor Napster), due to authorities&#8217; seizure or<br />
legal menaces by the majors, and prosecution of thousands people (even<br />
if no one ended in some satisfying effect), takes place. Meanwhile,<br />
intellectual property rights are extended beyond any conceivable period<br />
and accordingly, without any reasonable criterion (except for the<br />
odious one of exploitation of communal knowledge), the ensemble of the<br />
targets of such rights is broadened, taking into account things that<br />
until yesterday were considered common goods: from the most ordinary<br />
foods to vernacular music, from the most basic mathematics&#8217; alghorytms<br />
that consitute the operative systems of our computers to universitary<br />
research, not to mention the (human or else) DNA sequences.
</p>
<p>
And<br />
after semptember 11th the endless war unravels also in the global<br />
fabric of the net: in 2003 FBI seizes illegally the Indymedia servers<br />
in London. The following year, Autistici/Inventati suffers seizures,<br />
first of a satyrical site (in which the active role and participation<br />
of Trenitalia in the Iraqi killings was exposed) and then of the<br />
content of the mailbox server&#8217;s hard disks, that hosted the mailboxes<br />
of thousands users. The Pisanu decree (approved in 2005) thanks to the<br />
artificially-constructed panic and the silent approval of the majority<br />
of the Parliament&#8217;s political forces, gives approval to a package of<br />
laws that enables a practically endless data retention of Italy&#8217;s<br />
internet users, therefore making social control on the net more and<br />
more extended and pervasive.
</p>
<p>
Even<br />
the market plays its role in this match: many are nowadays the efforts<br />
to cooptate and fraudolently discipline the practices of free<br />
communication and diffusion of information, trying to bring them back<br />
in the framework of the production-consume cycle. The most visible and<br />
blatant tests are those involving creation of sites that on behalf of<br />
the big discographical industry sell mp3 for few dimes (destroying<br />
every logic of sharing and exchange). Other softer and subtler tools<br />
are linked to the open-source software (OPEN IS NOT FREE), that dumping<br />
the concept of freedom proper of the free software and of the hacker<br />
culture propose themselves to the market as a suitable commercial<br />
strategy, ready to expropriate without too many political and ethical<br />
dilemmas the knowledge and experience of the net users, transforming<br />
even cooperative moments into a model for business and profit. Without<br />
forgetting the role of search engines that, though being absolutely<br />
necessary to surf the ever-raging and bursting sea of the net, are also<br />
commercial services that alter in totally arbitrarian ways (often due<br />
to commercial interests and strong censorship pressures) the ranking of<br />
the websites.
</p>
<p>
As<br />
a background for this ensemble of tecno-control, market conditioning<br />
and authoritarian legislation, we find the mediatic terrorism by the<br />
ufficial organs of television and press: more and more Internet is<br />
presented as an &quot;hut&quot; notoriusly frequented by violent dissident<br />
subversives or reckless pedophiles. An evergreen is the old story of<br />
the nefarious hacker that, thanks to his operative systems make dams<br />
explode and floods entire regions of eastern China, practices black<br />
magic online with the Bestie di Satana through MSN, desecrates the<br />
holiness of the Vatican&#8217;s site by using the mouse to fornicate with the<br />
animated gif of the Saints Peter and Paul or melts the ice of the poles<br />
if needed. The P2P is blamed as the epicenter of a fair share of the<br />
world&#8217;s undoings: from vehicling violent and uneducative contents to<br />
sorting centre for communiques by Al-Qaida or that month&#8217;s other<br />
fashionable terrorist organization.
</p>
<p>
So we see how<br />
constructing hierarchies and closing access to information (and<br />
presenting as a fiendish misdeed the idea of share it) an effort to<br />
impose a behavioural censorship on the user&#8217;s interaction with<br />
techonologies is taking place, a forced normalization of the digital<br />
device use. An use that becomes limitant and limited and that flattens<br />
one&#8217;s ability to mold the matrix of reality in an autonomous way,<br />
altering the interaction with the machines and converting them (well<br />
often without the subject knowing about that) into control devices or<br />
into mere objects ready for consumption.
</p>
<p>
To<br />
avoid the shutdown (or the radical transformation) of the net, armored<br />
bit after bit by control architectures, by lawsuits from the<br />
copyright&#8217;s and patents&#8217; corporations, by oppressive bureaucracies and<br />
obscurantists law formation processes, we must be able to trace some<br />
escape and opposition routes against knowledge mercification and global<br />
control strategies.
</p>
<p>
A<br />
critical and creative attitude and the knowledge of the functioning<br />
mechanisms of the machines and digital devices allows their liberatory<br />
and playful employment, useful to fulfill needs and wishes<br />
(communicational or else) but also to disarray, circumvent and<br />
monkeywrench endlessly the closed systems based on profit created after<br />
control and scarcity. In this way, a self-formation and a costant<br />
research for knowledge become necessary; they cannot be just related to<br />
a merely individual intellectual process but are to be found into<br />
participation, exchange, cooperation and moltiplication of the<br />
knowledge that unfolds in the many and chaotical social communities<br />
driven by the same happy passions: the will of a free communication,<br />
the need to satisfy needs and give way to one&#8217;s wishes and his<br />
curiosity, putting firmly hands on the machines and enjoying total<br />
access to the information.
</p>
<p>
But<br />
if we do recognize the inherently capitalistic nature of the dynamics<br />
of surveillance and control of which we have talked, then we do<br />
recognize the need to move in a much broader perspective, too. It is<br />
necessary to add to the practices of the opening and re-appropriation<br />
of the socially-made knowledge also the creation of virtual and<br />
non-virtual places, not having them just be neutral nodes of knowledge<br />
transmission &#8211; because this could turn out to be a double-edged sword.<br />
If the P2P is just perceived as a tool to get the last christmas<br />
efforts of the Vanzina Bros, the Hollywood trash, the conservative and<br />
trickily fascists videogames designed and realized with the Pentagon&#8217;s<br />
support, then it risks to become the next &quot;weapon of mass distraction&quot;.<br />
If we are satisfied by just burning proprietary programs with unknown<br />
code, then we do no such thing other than favour who retains their<br />
monopoly, contributing to spread closed standards and formats,<br />
unchangeable and unaccessible to everyone (so risking in addition to<br />
stumble upon gimmicks of surveillance on our actions). But even if we<br />
consider Linux just as a free (even if now it isn&#8217;t always like that)<br />
and more efficient substitute of Windows, then we risk to give way to<br />
new forms of open capitalism. And in the same way, even if we manage to<br />
digitalize and make available every university text we do need (a very<br />
demanding task indeed!) this wouldn&#8217;t change at all the process of<br />
In/formation that storm us making us precarious always ever.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;
</p>
<p>
The main point today isn&#8217;t that much (or at least not only) in the  opening, but in the framing of the alternative<br />
dynamics that participate in production, re-elaboration and diffusion  of knowledge.
</p>
<p>
It<br />
isn&#8217;t enough to be able to use a computer and know the source code of<br />
the operative system, but is important to self-grow a critical<br />
conscience about both working mechanisms of digital media and how these<br />
affect informational flows that pervade the everyday of the net (and<br />
not only) and go to prime much wider political, economical and social<br />
processes.
</p>
<p>
The keyword is making networks with different subjects with whose a  critic of virtual tools could be done, and<br />
with whose experiment against-knowledge and counter-knowledge to enable  us to be (and be perceived as) active<br />
and autonomous subjectives in the creation and upkeep of a free  Internet.
</p>
<p>
Let&#8217;s<br />
free knowledge and spread free standards, damage official networks and<br />
build some alternative ones, learn about surveillance systems of the<br />
informational society to counter their effectiveness, breed a<br />
subversive stance in the use of technology and use it to flank social<br />
struggles and magnify their impact.
</p>
<p align="right">
&nbsp;
</p>
<p align="right">
<strong>Copy.Riot Project<br />
B.A.Z. Crew</strong>
</p>
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<p><small><a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2006/12/04/from-information-control-to-digital-resistance/">From information control to digital resistance</a> &copy;, <a rel="license" href=""></a>.</small></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Dal controllo dell&#8217;informazione alla resistenza digitale</title>
		<link>http://infofreeflow.noblogs.org/post/2006/12/04/dal-controllo-dell-informazione-alla-resistenza-digitale/</link>
		<comments>http://infofreeflow.noblogs.org/post/2006/12/04/dal-controllo-dell-informazione-alla-resistenza-digitale/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Dec 2006 13:34:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ENGLISH TRANSLATION Il digitale e l&#8217;espansione di Internet hanno dato vita dal momento in cui hanno cominciato a diffondersi a livello di massa ad una vera e propria rivoluzione nei rapporti di potere in ambito informativo e comunicativo. Si sono infatti verificate le condizioni per cui un enorme numero di persone interconnesse tra loro avesse [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
<a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2006/12/04/from-information-control-to-digital-resistance" target="_blank">ENGLISH TRANSLATION</a>
</p>
<p>
Il digitale e l&#8217;espansione di Internet hanno dato vita dal momento in cui<br />
hanno cominciato a diffondersi a livello di massa ad una vera e propria<br />
rivoluzione nei rapporti di potere in ambito informativo e comunicativo.<br />
Si sono infatti verificate le condizioni per cui un enorme numero di<br />
persone interconnesse tra loro avesse la possibilit&agrave; di accedere grazie al<br />
linguaggio dei bit a massicce quantit&agrave; di informazioni, di pubblicarle e<br />
di condividerle senza che vi fosse alcun tipo di mediazione, di filtro e<br />
quindi anche di censura nella loro diffusione e nella loro ricerca.
</p>
<p>
L&#8217;utilizzo sempre pi&ugrave; diffuso di queste nuove tecnologie ha permesso che<br />
si sviluppassero fitte reti sociali e comunit&agrave; virtuali di soggetti reali<br />
che sotto il segno della cooperazione creativa e dello scambio libero di<br />
conoscenze hanno valorizzato la loro soggettivit&agrave; (con i desideri ed i<br />
bisogni che essa esprimeva) sperimentando nuove molteplici pratiche:<br />
tecnologiche, politiche, artistiche, narrative, scientifiche.
</p>
<p>
E tutto questo avviene in una prima fase in gran parte al di fuori del<br />
controllo di istituzioni statali, di governi e di condizionamenti del<br />
mercato il cui ruolo viene prima ridimensionato poi messo  in discussione<br />
ed infine spesso e volentieri contrastato.<span id="more-41"></span>
</p>
<p>
Il P2P (i sistemi di condivisione e scambio on-line di musica, film,<br />
software e qualsiasi altro genere di contenuto all&#8217;interno di una rete<br />
comune) poco alla volta va dissolvendo il sistema della propriet&agrave;<br />
intellettuale e la logica di mercificazione della cultura che gli &egrave;<br />
proprio.<br />
Le grandi multinazionali monopoliste dell&#8217;industria dell&#8217;intrattenimento<br />
vedono minacciata assieme alla loro figura mediatrice nella distribuzione<br />
dei contenuti  (software, musicali e cinematografici ) anche il loro<br />
mainstream costruito sul profitto e caratterizzato da un avvilente miseria<br />
culturale.<br />
Nascono etichette musicali ed esperimenti narrativi che, optando per una<br />
creazione ed una distribuzione autogestita, decidono di dare valore al<br />
significato intrinseco ed all&#8217;indipendenza del processo intellettuale di<br />
creazione di un&#8217;opera piuttosto che alle sue possibilit&agrave; commerciali.
</p>
<p>
Si cominciano ad utilizzare forme di protesta telematica come i Netstrike:<br />
cortei virtuali dove migliaia di persone occupano la banda dei siti<br />
obiettivo e ne impediscono l&#8217;accesso bloccandone l&#8217;attivit&agrave;. Il primo<br />
viene organizzato da ECN nel 1996 contro gli esperimenti nucleari francesi<br />
a Mururoa e nel tempo se ne susseguiranno molti altri.
</p>
<p>
Trovano terreno fertile e si moltiplicano dal basso media tattici, (Isole<br />
nella Rete, Tactical Media Crew, New Global Vision, le radio web,<br />
Indymedia) protagonisti attivi nelle lotte e nei conflitti degli ultimi<br />
anni che in modo totalmente indipendente e orizzontale sono capaci di<br />
coinvolgere migliaia di persone nel tentativo di rompere il monopolio<br />
dell&#8217;informazione dei media ufficiali ed istituzionali che sappiamo essere<br />
uno degli elementi chiave del dominio del pensiero unico e del<br />
capitalismo.
</p>
<p>
Esplodono i sistemi operativi liberi basati sul kernel Linux, figli della<br />
mentalit&agrave; pratica, libertaria, anti-autoritaria e non burocratica<br />
propria dello spirito hacker. Sono sempre pi&ugrave; numerosi i software gratuiti<br />
nonch&eacute; implementati e continuamente  migliorati da sterminate legioni di<br />
programmatori, di tester, di debugger e di semplici utenti che hanno<br />
accesso al codice sorgente con cui essi sono costruiti. Il punto cardine<br />
che contraddistingue questa impresa creativa con i contorni<br />
dell&#8217;esperimento sociale non &egrave; tanto la gratuit&agrave; quanto la creazione di<br />
programmi liberi da qualsiasi forma di monopolio intellettuale ed<br />
economico.
</p>
<p>
Questa rottura del ciclo informativo accompagnata da un&#8217; insorgenza<br />
comunicativa centuplicata dalla tecnologia informatica ha fatto tremare le<br />
cime delle piramidi del potere, scosse alle loro fondamenta.<br />
E sempre pi&ugrave; Internet &egrave; diventata un teatro di conflitti ed una ragnatela<br />
di tensioni irrisolte.
</p>
<p>
Governi, istituzioni e multinazionali globali reagiscono a tutto questo<br />
con una furia cieca ed insensata (prima) e con pi&ugrave; sottili strategie (poi)<br />
tentando di normalizzare la rete facendola rientrare all&#8217;interno dei<br />
parametri previsti dal mercato globale.<br />
Deve cambiare la struttura della rete, devono cambiare le leggi che la<br />
regolamentano, deve cambiare l&#8217;immaginario che la circonda. L&#8217;imperativo &eacute;<br />
far si che Internet non sia pi&ugrave; un territorio di libera comunicazione e di<br />
libero accesso ai saperi ma che diventi un grande super-mercato globale<br />
costruito in modo tale da rendere tutti i suoi utenti dei possibili<br />
consumatori.<br />
L&#8217;obbiettivo ultimo &egrave; la creazione di un ambiente informativo &quot;sicuro&quot;,<br />
cio&egrave; &quot;protetto&quot; e libero da qualsiasi forma di dissenso e di opposizione o<br />
da &quot;fattori rischio&quot; che potrebbero ostacolare la circolazione di capitali<br />
e la commercializzazione della rete.
</p>
<p>
Negli ultimi anni assistiamo infatti allo sviluppo di di tutta una serie<br />
di mezzi di controllo dell&#8217;informazione in rete. Mezzi di controllo che, &eacute;<br />
bene sottolinearlo, sono efficaci quando la portata della loro azione &eacute;<br />
resa possibile ed &eacute; distribuita su pi&ugrave; livelli grazie alla realizzazione<br />
di potenti strumenti legali, allo sfruttamento di caratteristiche tecniche<br />
esistenti ed all&#8217;introduzione di nuove con chiare funzioni di<br />
sorveglianza, condizionamento e repressione.
</p>
<p>
Da una parte le architetture di rete, l&#8217;hardware che compone i computer ed<br />
i software che vi utilizziamo, vengono sempre pi&ugrave; concepiti e progettati<br />
in modo tale da risultare
</p>
<p>
0# In alcuni casi (come per i log dei server, i cookies, i filtri web)<br />
veri e propri strumenti di sorveglianza e di monitoraggio sulle nostre<br />
attivit&agrave;, sulle nostre attitudini, su come ci muoviamo in rete, su che<br />
siti guardiamo, con chi parliamo, che contenuti abbiamo sui nostri HDD,<br />
che cosa facciamo e quando lo facciamo.
</p>
<p>
1# In altri casi come dispositivi di limitazione all&#8217;accesso di saperi e<br />
conoscenze altrimenti disponibili nel mare magnum della rete.<br />
Un esempio tipico &egrave; il DRM (digital rights management &#8211; gestione dei<br />
diritti digitali). Utilizzato per la prima volta dalla Sony in un cd<br />
musicale, &egrave; una forma di limitazione tecnica il cui scopo di fondo &eacute; poter<br />
gestire l&#8217;intero ciclo di vita di un oggetto digitale (un film, un brano<br />
audio, un software, un e-book, un&#8217;immagine) e delle sue copie in modo tale<br />
da garantire la riscossione dei diritti d&#8217;autore in eterno.<br />
Quelle di cui stiamo parlando sono certamente questioni tecniche che per&ograve;<br />
a ben guardare  inglobano chiare scelte politiche che alla fine decidono<br />
del chi, del come, del quando e a quale prezzo si avr&agrave; accesso alla Rete e<br />
a quale tipo di Rete.
</p>
<p>
Scelte politiche che troviamo presenti anche in legislazioni nazionali ed<br />
internazionali sempre pi&ugrave; repressive e ottusamente arroganti.<br />
Prende il via un&#8217; irreggimentazione tanto brutale quanto inefficace del<br />
sistema della propriet&agrave; intellettuale con l&#8217;emanazione di norme che<br />
criminalizzano il P2P (come il decreto Urbani), rendono possibile una<br />
monitorazione costante delle reti di scambio di files e sfociano in<br />
momenti repressivi caratterizzati dalla chiusura forzata (o per sequestri<br />
delle autorit&agrave; o per minacce legali delle major) di vari server delle reti<br />
di filesharing(come &eacute; stato il caso di Razorback2, e-donkey2000, WinMX e<br />
pi&ugrave; indietro nel tempo il progenitore Napster) o dalla denuncia di<br />
migliaia di persone (anche se all&#8217;oggi nessuna di esse ha mai sortito<br />
qualche effetto significativo).<br />
Allo stesso tempo viene esteso oltre ogni ragionevole periodo il diritto<br />
d&#8217;autore e viene allargato senza alcun criterio sensato (se non quello<br />
odioso dello sfruttamento del sapere sociale) il campo  degli oggetti di<br />
tali diritti includendovi cose che fino a ieri erano considerate dei beni<br />
comuni: dai cibi pi&ugrave; ordinari alle musica popolare , dagli algoritmi<br />
matematici pi&ugrave; basilari che costituiscono i sistemi operativi dei nostri<br />
computer alla ricerca universitaria, passando per le sequenze del DNA<br />
(umano e non).
</p>
<p>
E dopo l&#8217;11 settembre la guerra infinita si scatena anche tra le maglie<br />
globali della rete: nel 2003 l&#8217;FBI sequestra illegalmente a Londra i<br />
server di Indymedia.<br />
L&#8217;anno successivo Autistici/Inventati subisce il sequestro, prima di un<br />
sito di satira (dove veniva sottolineato il ruolo attivo e la<br />
partecipazione di Trenitalia ai massacri in Iraq) e poi del contenuto dei<br />
dischi del server di posta elettronica che ospitava le caselle e-mail di<br />
migliaia di utenti.<br />
Il decreto Pisanu (varato l&#8217;anno scorso) grazie  al clima di panico<br />
diffuso costruito ad arte ed al tacito assenso della maggioranza delle<br />
forze politiche  in Parlamento, autorizza l&#8217;approvazione di un pacchetto<br />
di norme che permette una conservazione dei dati sugli utenti Internet<br />
italiani (in gergo tecnico chiamata data retention) che &eacute; praticamente<br />
infinita, rendendo cos&igrave; il controllo sociale in rete sempre pi&ugrave; esteso e<br />
pervasivo.
</p>
<p>
Anche il mercato gioca il suo ruolo in questa partita : sono numerosi<br />
negli ultimi tempi i tentativi di sussumere e disciplinare subdolamente le<br />
pratiche di libera comunicazione e diffusione dell&#8217;informazione nel<br />
tentativo di riportarle alla logica del ciclo di consumo e di produzione.<br />
Esperimenti pi&ugrave; evidenti e sfacciati sono quelli che prevedono la<br />
creazione di siti che per conto della grande industria discografica<br />
vendono mp3 a pochi centesimi di euro (distruggendo qualsiasi logica di<br />
condivisione e scambio). Altri pi&ugrave; soft e raffinati sono riconducibili ai<br />
software open &#8211; source (OPEN NON &Egrave; FREE) che buttando alle ortiche il<br />
concetto di libert&agrave; caratteristico del free software e della cultura<br />
hacker si propongono al mercato come strategia commerciale capace di<br />
espropriare senza troppi dilemmi etici e politici il sapere e l&#8217;esperienza<br />
degli utenti della rete, trasformando anche i momenti di cooperazione in<br />
un modello di business e di profitto.<br />
Senza dimenticare il ruolo dei motori di ricerca che pur essendo strumenti<br />
assolutamente necessari per surfare il mare agitato e sempre in piena<br />
della rete, sono anche servizi commerciali che deformano in modi<br />
totalmente arbitrari (spesso causati da interessi commerciali o da forti<br />
pressioni di censura) l&#8217;indicizzazione (il ranking) dei siti web presenti<br />
in rete.
</p>
<p>
Fa da sottofondo a questo concerto di tecno &#8211; controllo, condizionamenti<br />
del mercato e legislazione autoritaria il terrorismo mediatico operato<br />
dagli organi ufficiali di televisione e stampa : sempre pi&ugrave; Internet viene<br />
dipinta come un &quot;covo&quot; notoriamente frequentato da violenti eversori<br />
dissidenti o da pedofili senza scrupoli.<br />
Va sempre di moda la storiella dell&#8217;hacker cattivo che grazie ai suoi<br />
perfidi sistemi operativi fa esplodere dighe ed inonda intere regioni<br />
della Cina orientale, pratica magia nera on line con le bestie di Satana<br />
via MSN, profana la santit&agrave; del sito del Vaticano usando il mouse per<br />
fornicare con le gif animate dei SS. Pietro e Paolo o all&#8217;occorrenza<br />
scioglie i ghiacci dei poli.<br />
Il P2P viene additato come l&#8217;epicentro di buona parte dei mali del globo:<br />
da veicolo di contenuti violenti e diseducativi a centro di smistamento di<br />
comunicati di Al Qaeda o dell&#8217;organizzazione terroristica di moda quel<br />
mese.
</p>
<p>
Vediamo quindi come gerarchizzando e chiudendo l&#8217;accesso alle informazioni<br />
(e dipingendo come un esecrabile delitto l&#8217;idea di condividerle) si tenti<br />
di imporre una censura comportamentale sull&#8217;utente nell&#8217;interazione con le<br />
tecnologie, un disciplinamento forzato nell&#8217;uso del mezzo digitale. Un uso<br />
che diventa limitante e limitato e che appiattisce la capacit&agrave; di plasmare<br />
la matrice del reale in modo autonomo, alterando l&#8217;interazione con le<br />
macchine e trasformandole (spesso e volentieri senza che il soggetto se ne<br />
possa rendere conto) in dispositivi di controllo o in meri oggetti atti al<br />
consumo.
</p>
<p>
Per far si che la rete non venga chiusa (o radicalmente trasformata),<br />
blindata bit dop bit dalle architetture di controllo, dalle cause<br />
intentate dalle corporation del copyright e dei brevetti, da burocrazie<br />
ottuse e da misure legislative oscurantiste, dobbiamo saper tracciare<br />
delle vie di fuga e di opposizione alla mercificazione del sapere ed alle<br />
strategie di controllo globale.
</p>
<p>
Un attitudine critica, creativa ed una conoscenza  dei meccanismi di<br />
funzionamento delle macchine e dei mezzi digitali  ne permette un uso<br />
liberatorio e gioioso  utile a soddisfare bisogni e desideri (comunicativi<br />
e non) ma anche a scompaginare, ad aggirare ed a sabotare  all&#8217;infinito i<br />
sistemi chiusi basati sul profitto ricavato tramite il controllo e la<br />
scarsit&agrave;.<br />
Diventa allora necessaria in questo senso un&#8217; auto &#8211;  formazione ed una<br />
ricerca costante di conoscenze non certo ascrivibile ad un processo<br />
intellettuale puramente individuale ma da ricercarsi piuttosto nella<br />
partecipazione, nello scambio, nella cooperazione e nella moltiplicazione<br />
del sapere che si crea nelle numerose e caotiche comunit&agrave; sociali mosse<br />
dalle medesime passioni felici: la volont&agrave; di una comunicazione libera,<br />
la necessit&agrave; di soddisfare bisogni e di dare sfogo ai propri desideri ed<br />
alla propria curiosit&agrave; mettendo ben salde le mani sopra le macchine ed<br />
avendo accesso totale all&#8217;informazione.
</p>
<p>
Ma se riconosciamo la natura intrinsecamente capitalista delle dinamiche<br />
di sorveglianza e controllo  di cui abbiamo parlato allora riconosciamo<br />
anche il bisogno di muoversi in una prospettiva pi&ugrave; ampia. &Egrave; necessario<br />
affiancare alle pratiche di apertura, di riappropriazione  del sapere<br />
socialmente prodotto anche la creazione di luoghi virtuali e non che non<br />
siano semplicemente dei nodi neutri di trasmissione dei saperi poich&eacute;<br />
questa pu&ograve; risultare un arma a doppio taglio.<br />
Se il P2P viene inteso unicamente come un mezzo per avere accesso alle<br />
ultime produzioni natalizie dei fratelli Vanzina, alla spazzatura di<br />
Hollywood, ai videogames conservatori e astutamente fascisti ideati e<br />
realizzati in collaborazione con il Pentagono, allora questo rischia di<br />
diventare l&#8217;ennesima &quot;arma di distrazione di massa&quot;.<br />
Se ci accontentiamo di masterizzare programmi proprietari dal codice<br />
sconosciuto allora non facciamo altro che favorire chi ne detiene il<br />
monopolio contribuendo a diffondere standard e formati chiusi, non<br />
modificabili e non accessibili a tutti (rischiando inoltre cos&igrave; di<br />
incappare a nostra insaputa in congegni di sorveglianza sulle nostre<br />
azioni).<br />
Ma se pure consideriamo Linux semplicemente come un sostituto gratuito<br />
(anche se ormai non &eacute; sempre cos&igrave;) e pi&ugrave; efficiente di Windows allora<br />
rischieremo di fare da sponda alle nuove forme di capitalismo open.<br />
E allo stesso modo se anche riusciamo a digitalizzare e rendere<br />
disponibili tutti i testi universitari di cui abbiamo bisogno (impresa<br />
alquanto ardua!) questo non cambier&agrave; di una virgola il processo di<br />
In/formazione che ci investe rendendoci precari sempre e comunque.
</p>
<p>
La questione oggi non sta tanto (o almeno non solo) nell&#8217;apertura, quanto<br />
nell&#8217;articolazione delle dinamiche alternative che concorrono a produrre,<br />
rielaborare e diffondere i saperi.
</p>
<p>
Non basta saper utilizzare un computer e conoscere il codice sorgente<br />
sistema operativo ma &eacute; importante auto &#8211; coltivare una coscienza critica<br />
relativa sia ai meccanismi di funzionamento dei mezzi digitali sia a come<br />
questi meccanismi influiscano sui flussi informativi che innervano la<br />
quotidianit&agrave; della rete (e non solo) andando ad innescare processi<br />
politici, economici e sociali ben pi&ugrave; ampi.
</p>
<p>
La parola d&#8217;ordine &eacute; fare network con differenti soggetti con i quali<br />
possa essere fondata la critica degli strumenti virtuali e con cui poter<br />
sperimentare saperi-contro e contro-saperi  che ci permettano di essere (e<br />
di farci recepire) come soggetti attivi ed autonomi nella creazione e nel<br />
mantenimento di un&#8217; internet libera.
</p>
<p>
Liberiamo saperi e diffondiamo formati liberi, danneggiamo i network<br />
ufficiali e creiamone altri in contrapposizione, apprendiamo i sistemi di<br />
sorveglianza della societ&agrave; dell&#8217;informazione per annullarne l&#8217;efficacia,<br />
coltiviamo un uso sovversivo della tecnica utilizzandola per affiancare<br />
lotte sociali e potenziarne le capacit&agrave; d&#8217;urto.
</p>
<p align="right">
&nbsp;
</p>
<p align="right">
<strong>Copy.Riot Project<br />
B.A.Z. Crew</strong>
</p>
<div class="privacy_share_buttons_post_41 social_share_privacy clearfix"></div>
<p><small><a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2006/12/04/dal-controllo-dell-informazione-alla-resistenza-digitale/">Dal controllo dell&#8217;informazione alla resistenza digitale</a> &copy;, <a rel="license" href=""></a>.</small></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Copyleft riot party &#8211; Info Free Flow 1.0</title>
		<link>http://infofreeflow.noblogs.org/post/2006/12/03/copyleft-riot-party-info-free-flow-1-0/</link>
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		<pubDate>Sat, 02 Dec 2006 23:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>iff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi siamo?]]></category>
		<category><![CDATA[Copyleft]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[P2P]]></category>
		<category><![CDATA[Proprietà intellettuale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://infofreeflow.noblogs.autistici.org/post/2006/12/03/copyleft-riot-party-info-free-flow-1-0/</guid>
		<description><![CDATA[&#160; @Copyleft Riot Party@ &#160; La copia in rivolta diffonde il suo tempo. L&#8217;evoluzione delle tecnologie informatiche ha dato un grosso scossone alle pratiche di produzione culturale e artistica in genere, in particolare per l&#8217;universo musicale sempre in espansione. Le major cercano di tenere ben saldamente legati alle loro catene gli artisti che hanno sotto [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div align="center">
<img src="http://infofreeflow.noblogs.org/gallery/1944/copyleftriotparty.jpg" alt="Manifesto copyleft riot party" width="489" height="667" />
</div>
<div align="center">
&nbsp;<br />
<span style="font-size: medium"><strong></strong></span>
</div>
<div align="center">
<span style="font-size: medium"><strong>@Copyleft<br />
Riot Party@</strong></span>
</div>
<div align="center">
<p><title></title></p>
</div>
<p align="center" style="margin-bottom: 0cm">
&nbsp;
</p>
<div align="center">
</div>
<div align="center">
</div>
<div align="center">
</div>
<div align="center">
<span><strong>La copia in rivolta<br />
diffonde il suo tempo.</strong></span>
</div>
<p align="left" style="margin-bottom: 0cm">
<span>L&#8217;evoluzione<br />
delle tecnologie informatiche ha dato un grosso scossone alle<br />
pratiche di produzione culturale e artistica in genere, in<br />
particolare per l&#8217;universo musicale sempre in espansione.</span>
</p>
<div align="left">
</div>
<p align="left" style="margin-bottom: 0cm">
<span>Le<br />
major cercano di tenere ben saldamente legati alle loro catene gli<br />
artisti che hanno sotto contratto, mentre intorno a loro un nuovo<br />
big-bang &egrave; in corso.</span>
</p>
<div align="left">
</div>
<p align="left" style="margin-bottom: 0cm">
<span>Ex<br />
majjorati, prodigi infantili, vecchie chitarre uscite dalle cantine<br />
impolverate, facce (&amp;) note, e tanto altro ancora: sono gli<br />
indyani virtuali, gli autoproduttori-cacciatori di note, piccoli (e<br />
grandi) artigiani del suono e perch&egrave; no, pure qualcuno che sa ancora<br />
suonare uno strumento!</span>
</p>
<div align="left">
</div>
<p align="left" style="margin-bottom: 0cm">
<span>Questo<br />
&egrave; il panorama oggi del mondo delle contro-cyber-culture, che dalla<br />
rete lancia in modulazione di frequenza pirata il suo urlo di<br />
liberazione e di rivolta.</span>
</p>
<div align="left">
</div>
<p align="left" style="margin-bottom: 0cm">
<span>Dai<br />
siti web ai blog ai circuiti delle mailing list, nuove comunit&agrave;<br />
virtuali di soggetti reali, spinti dalla passione, dalla voglia di<br />
sperimentare e di plagiare, si mettono insieme per diffondere le loro<br />
produzioni d&#8217;ingegno, di cuore o semplicemente per ammazzare la noia<br />
e saturare l&#8217;orizzonte acustico tramite la libera distribuzione.</span>
</p>
<div align="left">
</div>
<p align="left" style="margin-bottom: 0cm">
<span>Chi<br />
sceglie di autoprodurre i suoi contenuti opta per una creazione e una<br />
distribuzione autogestite che danno valore al significato intrinseco<br />
dell&#8217;opera e all&#8217;indipendenza del processo di creazione e diffusione<br />
anzich&eacute; darne alle sue potenzialit&agrave; commerciali.</span>
</p>
<div align="left">
</div>
<p align="left" style="margin-bottom: 0cm">
<span>Con<br />
il supporto delle tecnologie informatiche e lo sviluppo di strumenti<br />
(anche) legali correlati, l&#8217;attitudine al Fare Da S&egrave; (DoItYourSelf),<br />
anche in compagnia, insieme alla volont&agrave; di rendere possibile a<br />
tutti di poter utilizzare pienamente la musica cos&igrave; prodotta, stanno<br />
rivoluzionando il panorama culturale, sovvertendo nella pratica la<br />
gerarchia della propriet&agrave; intellettuale, che relega tutti i fruitori<br />
di cultura in qualsiasi sua forma al ruolo di meri &quot;clienti&quot;<br />
passivi.</span>
</p>
<div align="left">
</div>
<div align="left">
<span><br />
&nbsp;<br />
</span>
</div>
<div align="left">
<span>Questa<br />
serata, costruita grazie al circuito di Left e di Autoproduzioni.org vuole essere un ulteriore<br />
passo per la diffusione della filosofia e della pratica dell&#8217;autoproduzione, della libera circolazione e manipolazione<br />
co-spirativa: i gruppi che si esibiranno stasera distribuiscono le<br />
loro opera sotto licenza d&#8217;autore (Copyleft) per cui dopo averli<br />
ascoltati, se vi piacciono, potrete scaricarle, riascoltarle,<br />
remixarle, tagliarle, cucirle, plagiarle, duplicarle e diffonderle a<br />
chiunque, in ogni luogo e con ogni tipo di supporto (CD, DVD,<br />
cassetta, pentagramma, codice binario, P2P&#8230;) a patto di citare<br />
l&#8217;autore e di lasciare intatte tutte le libert&agrave; che avete avuto,<br />
anche a coloro a cui ne darete una copia.</span>
</div>
<p style="margin-bottom: 0cm">
<span><br />
&nbsp;<br />
</span>
</p>
<div align="center">
<span><strong>_Copia_Condividi_Cospira_Libera_(Auto)Produzione_Diffondi_Masterizza_Manipola_Resisti_Lotta_</strong></span>
</div>
<div align="center">
<span>[--&gt;]</span><span>Copyleft<br />
&egrave; diritto alla copia, modifica e riproduzione di una qualsiasi opera<br />
dell&#8217;ingegno.</span>
</div>
<div align="center">
</div>
<div align="center">
</div>
<div align="center">
<span>&#8212;&gt;E<br />
rende questo diritto inalienabile.(Riot!)&lt;&#8212;</span><span></span>
</div>
<div align="center">
&nbsp;
</div>
<div align="center">
<span>Copyleft<br />
&egrave; libera distribuzione, prodotti dell&#8217;ingegno accessibili a<br />
tutti.(Riot!)</span>
</div>
<div align="center">
</div>
<div align="center">
</div>
<div align="center">
<span>&#8212;&gt;Perch&egrave;<br />
un amico ha sempre il diritto di averne una copia!(Riot!)&lt;&#8212;</span><span></span>
</div>
<div align="center">
<span>&nbsp;<br />
</span>
</div>
<p><span>Copyleft<br />
protegge l&#8217;attitudine a prendere, rielaborare, mescolare/si,<br />
plagiare, godere e ancora diffondere, moltiplicare.(Riot!)</span></p>
<div align="center">
<div align="center">
<span>&#8212;&gt;Auto-produzione<br />
come libera attivit&agrave; creativa per passione gioiosa e<br />
giocosa.(Riot!)&lt;&#8212;</span>
</div>
<div align="center">
&nbsp;<span><span></span></span>
</div>
<div align="center">
<span><span>Copyleft<br />
&egrave; dire, a chi si interessa di quello che facciamo solo per i<br />
profitti che potrebbe ricavarne, a chi vorrebbe sfruttarci, che da<br />
queste nostre note non beccher&agrave; mai un centesimo di euro!(Riot!</span>)</span><span style="font-size: small"><u><strong></strong></u></span>
</div>
<div align="center">
&nbsp;
</div>
<div align="center">
<span style="font-size: small"><u><strong>Copyleft<br />
&egrave; (Riot!)</strong></u></span><span style="font-size: x-small"><strong><a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2006/12/01/info-free-flow-1.0-dal-controllo-delle-informazioni-alle-strategie-di-resistenza-digitale" target="_blank"></a></strong></span>
</div>
<div align="center">
<span style="font-size: x-small"><strong><a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2006/12/01/info-free-flow-1.0-dal-controllo-delle-informazioni-alle-strategie-di-resistenza-digitale" target="_blank">Copy-Riot_Project@Info-Free-Flow-1.0.Crash</a>!</strong></span>
</div>
</div>
<div>
</div>
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<p><small><a href="http://infofreeflow.noblogs.org/post/2006/12/03/copyleft-riot-party-info-free-flow-1-0/">Copyleft riot party &#8211; Info Free Flow 1.0</a> &copy;, <a rel="license" href=""></a>.</small></p>]]></content:encoded>
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